“Le due facce di Carlo Marx” di Adelchi Baratono

///“Le due facce di Carlo Marx” di Adelchi Baratono
  • Karl Marx

L’autore tenne un breve corso di lezioni sul marxismo all’Università di Genova, l’anno prima di morire. Questo testo ne rappresenta la trascrizione. Partendo dalla ricerca delle sorgenti filosofiche del materialismo storico, Baratono cerca di sottolineare la mancanza di scientificità economica nel pensiero marxista, ma ne rivaluta allo stesso tempo il valore etico, per aver attribuito al “lavoro” un valore diverso da quello dell’utilitarismo privato facendolo assurgere alla dignità morale di efficienza sociale.

L’ormai settantenne ex-socialista affronta una rapida analisi del marxismo, la cui applicazione vede ormai fallita nell’URSS, cercando di reintepretare il materialismo storico alla luce del proprio tentativo speculativo di trovare una nuova specie di unità nel valore estetico, tentativo che si era concretizzato nell’opera Il mondo sensibile.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Filosofia e politica, che non di rado ci appariscon molto lontane, se non opposte fra loro, son poi legate insieme da vincoli così numerosi, che alla fine sotto ogni dottrina politica giace sempre un indirizzo filosofico. Della teoria, che oggi di nuovo si agita nelle riviste e nei giornali e s’intitola il materialismo storico, trovi gl’incunaboli proprio nel fuoco di due opposte correnti di pensiero: da una parte, il positivismo che già si annuncia nella prima metà del secolo XIX, dall’altra, l’hegelismo che ancora trionfa in Germania. Il padre del materialismo storico, Carlo Marx, vi si trovò appunto nel mezzo, prima, proprio materialmente, nella sua patria renana, fra il pensiero germanico e quello francese, poi, ambientalmente, fra orientamenti di tipo profondamente ideologico, al punto che da principio egli pensava proprio di fondar la filosofia del proletariato (la medesima che più tardi l’Engels chiamò la filosofia della miseria), asserendo in una sua lettera, che essa non avrebbe potuto trionfare, se non a traverso una simultanea attuazione dei fini del proletariato, e questo a sua volta non sarebbe mai riuscito nel suo intento, se non mediante il trionfo d’una concezione filosofica. S’intende, ch’eravam nel clima del primo romanticismo, quando la filosofia era il pane di tutti e da ogni parte insorgeva l’esaltazione dei valori del pensiero e dello spirito, mentre s’opponevan fra loro la concezione idealistica, di cui Giorgio Hegel è il principale rappresentante, e quella materialistica, e più strettamente sociologia, che trovò in Augusto Comte il fondatore non soltanto del positivismo in opposizione a l’idealismo, ma anche della sociologia come scienza generale, ossia fondamentale.

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2018-06-14T13:50:32+00:0014 giugno 2018|Categories: Manuzio|
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