“La morte e l’immortalità” di Ludwig Feuerbach

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  • Death and the Maiden. Egon Schiele

Per tutta la vita, Feuerbach ha condotto una riflessione sulla morte e l’immortalità affermando che credere nell’immortalità sia una necessità dell’uomo scaturita da un fraintendimento sulla sua stessa natura: “un continuo avvicendarsi di leggende, opinioni, dommi, e credenze più o meno fantastiche ed erronee, e di sistemi filosofici e di religioni sullo stampo medesimo, e prestigi di autorità formantisi ora in grazia di futili argomenti, ora di sfrontate ciurmerie”.

Inserendosi nel solco della filosofia hegeliana e allontanandosi allo stesso tempo dal filosofo, Feuerbach indaga dunque sul rapporto tra finito e infinito, in cui Dio risulta la Proiezione involontariamente compiuta dall’uomo nella ricerca dell’eternità che desidererebbe avere: “La idea di una esistenza oltre tomba, ed individuale, è in sostanza quella della nostra vita attuale continuata, e migliorata di molto sulla nostra vita presente, e passata: ma questa idea ipostasiata, e quindi separata dalla realtà materiale, al modo stesso preciso come ipostasiato il complesso delle leggi della ragione, e dell’universo ne compongono ciò che dicesi Dio. E da ciò risulta la intrinseca connessità che rileviamo tra Dio, e la Immortalità.”
Feuerbach spinge dunque gli uomini a sfruttare le possibilità della vita e ad accettare la morte: “Impariamo dunque a vivere, e morire da saggi, riconoscendo tranquilli nella Morte la fine naturale dell’esser nostro, e senza più oltre inebriarci coll’Hachich o coi narcotici dell’Angelo-Demonologia.”

Sinossi a cura di Daniela Di Lisio

Dall’incipit del libro:

Verrà un tempo, disse il Lichtenberg, in cui la luce della Natura e la Ragione dell’Umanità, sottentrando a quanto pur or ci rimane di Dommi Religiosi e rimpiazzando altresì vantaggiosamente questo odierno crepuscolo Razionalista che ne il precursore, saranno tenute come superstizioni tanto la fede ecclesiastica quanto quella religiosa del Razionalismo1.
Udiamo ripeterci a sazietà, che i due Dommi della esistenza di Dio e della Immortalità dell’Anima Umana sono necessari per un gran numero di credenti che si terrebbero assai sconsolati, laddove venissero scosse queste due grandi colonne della fede ortodossa.
E sia pure: ma ritenete al tempo stesso che accettato questo principio d’inviolabilità a favor di queste colonne, seguirà per immancabile corollario, il dovere ammettere una lunga colonnata per intiero.
Si dice ancora, che per cosa al mondo non conviene disturbare la pace interna delle anime.
Benissimo! ma di grazia indicateci pria di tutto il dove e quando ha luogo questo fatale disturbo, ed a quali sintomi dobbiamo noi riconoscere il suo primo manifestarsi. Qui per vero ci troviamo di fronte quelle difficoltà che naturalmente si attraversano ai passi di coloro, che avvisano arrestarsi a mezza via sul loro cammino.
L’Opinione che l’Anima continua ad esistere dopo la morte del corpo prima d’essere un argomento di seria e scientifica discussione a disamina; era già diffusa e ritenuta siccome articolo di fede. Ora una siffatta credenza è per lo meno tanta strana quanto lo è l’abitudine di chiamare Dea, o cosa divina una bella donna o il parlar dell’immortalità delle teste coronate.

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2018-06-13T16:28:41+00:00 13 giugno 2018|Categories: In primo piano, Manuzio|