“Il romanzo del liceo” di Camilla Bisi

///“Il romanzo del liceo” di Camilla Bisi
  • The Painter's Honeymoon. Frederic Leighton

Primo ed unico romanzo pubblicato dalla casa editrice «Ragazze», fondata e diretta dall’autrice e che ebbe però maggior fortuna con l’omonimo periodico. Il medesimo romanzo viene ripubblicato 9 anni dopo da Sonzogno con il titolo Occhibelli. Descrizione di un ultimo anno di liceo classico (l’autrice lo frequentò a Lugano) visto soprattutto come la chiusura dell’adolescenza e il passaggio all’età adulta. Gli ingredienti del “romanzo di scuola” ci sono tutti: i compagni, i professori, la ribellione, gli esami e, naturalmente, il grande amore che distacco e distanza renderà poi impossibile ma che a quell’età (ma non è così anche dopo, per tutta la vita?) deve sembrare eterno. In definitiva il liceo non è cambiato né cinquant’anni dopo né cent’anni dopo. Ex allievi interpellati dall’autrice rispondendo alla domanda “cosa vi è rimasto della cultura liceale?” affermano “Quello che i professori non hanno distrutto in noi”. L’unica differenza consistente è che in quella classe di liceo descritta con tanta efficacia, le allieve sono solo due. Il che testimonia (e la cosa è sottolineata in un capitolo che pare scritto “ad hoc”) come fosse ancora difficile per una ragazza affrontare un corso di studi alla pari dei maschi e come lo sarebbe stato ancora per molti anni.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Indugio ancora pigramente, un poco, mentre il segnale delle lezioni squilla con un tono irritato e impaziente.
Fuori c’è un sole così bello, un sole pallido di novembre che dà agli alberi spogli ed al lago un aspetto di letizia quasi primaverile. Tutta la notte il vento ha soffiato impetuoso, a raffiche violente, e s’è portato via fin le ultime foglie ingiallite dell’autunno, fin le buccie di castagne e di arance sul piazzale del Liceo.
Tutto è chiaro, netto, gelido e puro, anche le montagne che svolgono terse e brulle la loro divina teoria sul cielo immenso.
C’è tanto sole! E bisogna salire in Liceo, rinchiudersi in classe, assistere alle lezioni, e poi un poco stanchi, coi libri che pesano, con gli occhi cerchiati, col pensiero dell’indomani, tornare a casa (non alla «mia» casa) per il lungo viale d’ippocastani, fino ai lumi di Castagnola, fino al cancello di «La Fiorita».
E Madame correrà a passettini brevi, un poco affannata, un po’ spettinata come sempre.
— Ah! c’est vous! – E poi il pranzo…
Mi sento molto infelice.
— Che cosa sta contemplando, «Milla cara»? —
Mi scuoto, mi volto e m’accorgo che so ridere ancora.
È Zambellini che mi è giunto alle spalle, in bicicletta, e che non vuol perdere la buona abitudine di canzonarmi un poco con quel «Milla cara» (siamo come cane e gatto) e di guardarmi dal disotto in su in maniera irritante, coi suoi occhi chiari che scrutano fino in fondo all’anima.

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2018-05-24T15:39:02+00:0024 maggio 2018|Categories: Manuzio|