Una delle principali fonti di ispirazione e fondamento della sua scrittura fu per William Butler Yeats la credenza in un mondo invisibile di forze soprannaturali che il poeta e drammaturgo si sforza di decrittare in un viaggio visionario nel mondo dei simboli. Sembra cosa bizzarra, forse, che uno dei maggiori scrittori del XX secolo credesse alle “assurdità” – accuratamente rimosse dalla nostra cultura fino a non molti anni fa – basate su incantesimi e fate, spiriti elementali, potenze occulte e magiche invocazioni.

E pure tutta la vita, e non solo quella letteraria, di Yeats è basata sulla ricerca delle strutture sulle quali si fondava la dimensione leggendaria e atemporale che gli veniva narrata quand’era ancora bambino dai vecchi abitanti di Sligo, dove risiedevano i nonni materni e dove trascorreva le vacanze. Certamente fu notevole l’influenza dello zio astrologo, cabalista e framassone George Pollexfen insieme al quale sperimentava episodi di telepatia. Yeats afferma che le immagini che fluivano nella sua mente erano slegate, scoordinate e frammentarie; seppe tuttavia sfruttarle in modo magistrale in molte sue opere.

E questa dimensione, che riecheggia un mistico Rinascimento celta, e all’interno della quale si muovono soprattutto gli “esclusi” dalle dinamiche inquinate e solo apparentemente razionali che animano il mondo contemporaneo, fa da sfondo anche alle quattro tragedie – ripresentate in questo e-book – che Carlo Linati tradusse interpretando in modo efficace appunto lo spirito “celta” (come lo definì Borges) che le anima e introducendole con un interessante scritto critico.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Con Bernard Shaw, Oscar Wilde e William Butler Yeats la corrente letteraria irlandese si è omai diramata per entro il gran fiume della letteratura anglosassone. Ma v’è penetrata conservando intatti e ben pronunciati i suoi caratteri etnici, la vigoria storica, l’originalità delle sue intuizioni. Caratteri, vigoria, originalità informati ad una segreta, intensa opposizione allo spirito britannico.
Non è ardua cosa per chi abbia qualche notizia della questione e della letteratura irlandese, rintracciare nell’opera di questi tre massimi fra i moderni scrittori d’Irlanda (tutti e tre nacquero a Dublino) quel bisogno di ribellione, di diversificazione intellettuale che ha travagliato l’Irlanda durante sette secoli di sciagurato dominio inglese. Nell’assalto spietato che lo Shaw muove dal palco scenico ai pregiudizi, ai falsi ideali della società moderna, nello spirito di contro-corrente che impronta ed esaspera l’arte del Wilde, in questo spasimoso desiderio della Bellezza Immortale che spira per tutta la lirica dello Yeats, a me par proprio di scorgere i sedimenti dello sdegno e della fierezza d’Irlanda, la sua eterna bramosia d’affrancamenti materiali e mentali, il senso, insomma, di quel fatale dissidio fra la razza celtica e l’anglosassone che non riuscirà certo a sanare nè l’Home Rule nè i tardivi ravvedimenti dell’Inghilterra alla sua millenaria politica di eccidi e di confische.

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titolo:
Tragedie irlandesi
titolo per ordinamento:
Tragedie irlandesi
descrizione breve:
Una delle principali fonti di ispirazione e fondamento della sua scrittura fu per William Butler Yeats la credenza in un mondo invisibile di forze soprannaturali che il poeta e drammaturgo si sforza di decrittare in un viaggio visionario nel mondo dei simboli.
autore:
opera di riferimento:
Tragedie irlandesi / di William Butler Yeats ; versione proemio e note di Carlo Linati. - Milano : Studio Editoriale Lombardo, 1914. - XLVIII, 131 p., [1] ritratto ; 22 cm.
licenza:

data pubblicazione:
27 febbraio 2020
opera elenco:
T
soggetto BISAC:
ARTI RAPPRESENTATIVE / Teatro / Drammaturgia
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paolo Alberti, paoloalberti@iol.it
pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
revisione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
traduzione:
Carlo Linati