Jakob WassermannJakob Wassermann nacque il 10 marzo 1873 a Fürth, in Baviera, da Adolf ed Henrietta Traub. La famiglia era di religione ebraica e strettamente osservante. A soli nove anni rimase orfano di madre. Le nuove nozze di suo padre furono per il piccolo Jakob ragione di non poche amarezze. I rapporti con la matrigna furono sempre piuttosto difficili, arrivando la donna a bruciargli quaderni e fogli sui quali il ragazzo cercava di esercitare la propria vocazione alla scrittura. Vocazione incoraggiata invece dallo zio materno, Alfred, che però stava a Vienna e poteva poco oltre a inviargli soldi con i quali potesse acquistare il necessario per non dover abbandonare la grande passione per lettura e scrittura.

La necessità di mantenersi spinse Jakob già a sedici anni a trovarsi piccoli lavori e impieghi. Tra il 1889 e il 1894, cambiò spesso di città e di occupazione: fu a Vienna, presso suo zio Alfred, e poi a Monaco di Baviera, Würzburg, Norimberga, Friburgo, Zurigo, per tornare di nuovo a Monaco, dove si stabilì per quattro anni, diventando il segretario della rivista «Simplicissimus», giornale satirico-umoristico antimilitarista e anticlericale che ebbe tra i suoi collaboratori scrittori come Rilke e Thomas Mann. Sul medesimo giornale uscirono anche alcuni suoi racconti e l’accoglienza positiva dei lettori spinse l’editore Langen a pubblicare, nel 1897, il romanzo Die Juden von Zirndorf (Gli ebrei di Zirndorf) nel quale descrive il suo ambiente natale e dove l’analisi della comunità ebraica risulta particolarmente acuta; fu un successo sia di critica che di pubblico.

Nel 1898 Wassermann si trasferì a Vienna dove potè conoscere e frequentare scrittori affermati come Arthur Schnitzler e Hofmannsthal. Di questo periodo sono anche alcuni interventi teorici che gli portarono la considerazione, tra gli altri, di Wedekind e dei fratelli Thomas ed Heinrich Mann.

La sua attività letteraria diviene più intensa e in questa fase certamente influenzata da Dostoevskij: il suo interesse si accentra sui temi psicanalitici e se pure il delineare dei caratteri risulti un po’ schematico, la descrizione della società del suo tempo riesce sempre particolarmente vivida.

Nel 1900 esce Die Geschichte der jungen Renate Fuchs (La storia della giovane Renata Fuchs), dove viene affrontato, con un certo scetticismo, il tema dell’emancipazione della donna; nel 1902 Der Moloch (Moloch) dove l’attenzione si concentra sulle ingiustizie sociali; nel 1905, Alexander in Babylon (Alessandro a Babilonia) dove il tramonto di Alessandro Magno appare più che altro pretesto per penetrare nei “segreti” dell’oriente.

Ormai ricco e famoso si sposò con Julia Speyer, figlia di un industriale, dalla quale ebbe quattro figli, due maschi e due femmine.

Nel 1908 è pubblicato Caspar Hauser oder Die Trägheit des Herzens (Caspar Hauser o l’inerzia del cuore), che è un’opera ormai matura e riuscita; nel 1910 il saggio Der Literat oder Mythos und Persönlichkeit (Il letterato ovvero il mito e la personalità); nel 1912 Die ungleichen Schalen (Gusci ineguali), opera teatrale che raccoglie cinque atti unici; nel 1915 Das Gänsemännchen (L’omino delle oche, Daniele Nothafft) dove l’autore dà vita a uno dei suoi personaggi più riusciti; inoltre numerosi racconti che furono successivamente raccolti in quattro volumi intitolati Der Wendekreis (Tropico) l’ultimo volume dei quali è in realtà un romanzo Faber oder Die verlorenen Jahre (Gli anni perduti: Eugenio Faber).

Subito dopo la guerra, nel 1919, pubblicò quello che da molti è considerato il suo capolavoro, Christian Wahnschaffe (La vita di Christian Wahnschaffe) dove cerca di affrontare quelli che gli paiono i problemi più urgenti dell’epoca.

Nel 1919, si stabilisce ad Altaussee in Stiria, dove rimarrà con poche interruzioni fino alla morte.

Nel 1921 divorziò da Julia Speyer e i rapporti conflittuali, probabilmente alimentati da continue richieste di denaro da parte della moglie anche tese a cercare di risollevare l’ormai malandata industria paterna, si protrassero per anni per via giudiziaria. Nel 1923 potè tuttavia risposarsi con Marta Karlweis.

Dopo Laudin und die Seinen (L’avvocato Laudin), la novella Der Aufruhr um den Junker Ernst (Il tumulto intorno al nobile Ernst) del 1925, inaugurò il successo internazionale che proseguì amplificato nel 1928 con Der Fall Maurizius (Il caso Maurizius); presso la Goethe-Gesellschaft di Monaco di Baviera durante un incontro in suo onore fu Thomas Mann a relazionare sull’opera di Wassermann e sulle sue doti di narratore.

Ma riconoscimenti e successo non potevano attenuare le inquietudini che l’epoca e i tempi con il rapido diffondersi dell’antisemitismo in contemporanea con l’affermarsi del nazionalsocialismo avevano iniziato ad attanagliare Wassermann. A soli 48 anni era stato capace di prevedere con grande intuizione l’evoluzione dei fatti, ma nessuno degli amici ai quali ne parlava gli volle credere. Fin dal 1921 aveva scritto nella sua autobiografia, Mein Weg als Deutscher und Jude (Il mio cammino di tedesco e di ebreo), dedicata all’amico fraterno Ferruccio Busoni, che la condizione degli ebrei tedeschi era sull’orlo di un incendio. Ecco il significativo passo:

«Tedesco ed ebreo: lo stato del mio animo e l’urgenza del momento mi spingono a dar conto dell’aspetto problematico della mia vita, di essere e di vivere non come ebreo, ma come ebreo tedesco, due condizioni che anche alla persona più corriva aprono un orizzonte infinito di equivoci, tragedie, contraddizioni, contrasti e sofferenze. […] Il tema è sempre stato scabroso, indipendentemente dal fatto che lo si sia affrontato provando vergogna, o con animo libero, o come sfida, addolcito da alcuni, invelenito da altri. Oggi la condizione dell’ebreo tedesco è la minaccia di un incendio».

Thomas Mann lo rassicurò dicendo che la Germania, in virtù della sua Kultur, non sarebbe mai diventata un paese antisemita e sospettò l’amico di “ipocondria poetica”.

Ecco la risposta di Thomas Mann dalla quale Wassermann si sentì ferito:

«Ho letto la sua autobiografia in un soffio, avvinto oltre che dalla sua qualità e forza letteraria e da un interesse pieno di tensione, dal profondo rispetto per la sua esperienza, non senza provare – penso che Lei lo immagini – anche vergogna. Gran parte di quello che c’è in questo libro Lei me lo aveva scritto in una lettera, alla quale, sconsiderato ed ignaro, avevo risposto che si trattava di cose senza senso. Ma anche ora, leggendo questo libro […] Non vorrei offenderla, al contrario, ma l’impulso a contraddirla era molto forte, ed anche nell’atto di scriverle riesco a malapena a controllarmi. Col massimo rispetto per la sua particolare esperienza – le cose stanno in realtà proprio così? Non c’è in gioco anche molta ipocondria poetica? […] Le è stato veramente fatto torto? Lei dice di non aver alcun credito, di doversi riconfermare ogni volta. Ma ciò vale per tutti, tutti devono farlo nella loro interiorità. […] Una vita nazionale, dalla quale si cerchi di escludere l’ebreo verso il quale si manifesta sfiducia: esiste veramente tutto ciò? E la Germania, cosmopolita come essa è, capace di assorbire e di rielaborare tutto, con un popolo che da sempre si sente diviso fra attaccamento al nord e nostalgia per il sud, nel quale si intrecciano senso borghese occidentale e mistica orientale, dovrebbe essere proprio essa il terreno più idoneo a far attecchire l’albero dell’antisemitismo? Sono queste, per il mio essere ed il mio sentire, le domande che le devo porre.»

Nella sua risposta Wassermann si dimostra amareggiato. Rimprovera a Thomas Mann di soffermarsi solo sul particolare destino di un narratore ebreo e tedesco ignorando la questione ebraica.

Solo molti anni dopo Thomas Mann dovette riconoscere le ragioni e le argomentazioni di Wassermann.

Nel 1931 uscì Etzel Andergast, in pratica il seguito di Der Fall Maurizius, dove il giovane Etzel diventa protagonista assoluto, e che serve all’autore per soffermarsi sulla situazione della gioventù tedesca nel primo dopoguerra. Il terzo romanzo del trittico, Joseph Kerkhovens dritte Existenz (La terza esistenza di Joseph Kerkhovens), fu pubblicato postumo nel 1934 e indaga la tensione tra la fede che salva e il caos in cui minaccia di precipitare la civiltà moderna per la sua apatia di fronte al problema del soprannaturale. Contemporaneamente aveva ripreso l’attività teatrale pubblicando nel 1932 il dramma in tre atti Lukardis.

Il 29 marzo 1933, si dimise dall’Accademia Prussiana delle Arti, che ridicolmente lo espulse tre settimane dopo.

Il 10 maggio del 1933 saliva al potere Hitler e nelle università iniziavano a bruciare i libri degli scrittori non disposti ad allinearsi. A dicembre, Jakob, sempre più sconvolto dal sentirsi contemporaneamente ebreo e tedesco, confidava a Thomas Mann di sentire di non farcela più.

Il giorno di capodanno del 1934, moriva ad Altaussee, assistito dalla moglie Marta. La stessa Marta scrisse nel 1935 la biografia del defunto marito, prefata da Thomas Mann che testimonia del confronto di vedute sul problema dell’essere ebrei in Germania, documentata da uno scambio epistolare tra i due scrittori.

L’ultimo romanzo, Olivia, uscì postumo nel 1937. Nel 1950 uscì la raccolta di saggi Bekenntnisse und Begegnungen (confessioni e incontri).

Fonti:

  1. G. Stix: Trakl und Wassermann, Roma 1968.
  2. P. Ruffilli: Nota bio-bibliografica in appendice a Il caso Maurizius; Roma 2001.
  3. A. Benini: Thomas Mann, Jakob Wassermann e la questione ebraica. Roma, 2010.
  4. M. Karlweis: Jakob Wassermann: Bild, Kampf und Werk. Amsterdam 1935.
  5. Jakob Wassermann, http://www.jakob-wassermann.de/

Note biografiche a cura di Paolo Alberti

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

  • Il caso Mauritius
    Romanzo
    Pubblicato a Berlino nel 1928 è ispirato da un fatto di cronaca avvenuto nel 1906. Un professore di storia dell'arte Leonhard Mauritius viene riconosciuto colpevole e condannato, a causa delle prove raccolte dal pubblico ministero Andergast, per uxoricidio a danno della moglie Elli che aveva scoperto la relazione tra suo marito e sua sorella, Anna Jahn.
 
autore:
Jakob Wassermann
ordinamento:
Wassermann, Jakob
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