Dall’incipit del libro:

Nel millenovecento, Remigio Selmi aveva venti anni; ed era aiuto applicato alla stazione di Campiglia. Da parecchio tempo stava in discordia con il padre e non sapeva che al suo piede bucato da una bulletta delle scarpe era ormai venuta anche la cancrena. Invece credeva che stesse meglio; senza sospettare che, se non gliene facevano sapere niente, volevano tenerlo lontano da casa più che fosse possibile. Ma una sera ricevette una cartolina dal chirurgo che lo curava; nella quale era scritto che la malattia non dava più da sperare. La fece leggere al capostazione; ed ebbe il permesso di partire subito, con il diretto che era per passare. Arrivò alla Casuccia la notte: tre miglia da Siena, fuor di Porta Romana; e, trovato l’uscio aperto, entrò nella camera del padre senza che prima nessuno lo vedesse. Giacomo era desto e appoggiato a quattro guanciali; mentre due delle assalariate, Gegia e Dinda, gli sostenevano le braccia lungo la coperta, attente a mettergliele in un altro modo quando non poteva stare più nella stessa positura. Sopra il canterano, una lucernina di ottone; con tutti e quattro i beccucci accesi. Remigio salì in ginocchio sul letto. Ma Giacomo, ch e aveva la testa ciondoloni sul petto e gli occhi chiusi, non se ne accorse né meno. Allora , gli chiese:
«Non mi riconosci?»
Dinda disse sottovoce:
«Lo lasci stare, padroncino! Soffre troppo e non le può rispondere.»
«Mi risponderà, spero.

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titolo:
Il podere
titolo per ordinamento:
podere (Il)
autore:
opera di riferimento:
"Il Podere" di Federigo Tozzi; introduzione e note di Marcello Ciccuto; Biblioteca universale Rizzoli; Milano, 1983
cura:
Ciccuto, Marcello
licenza:

data pubblicazione:
4 agosto 2003
opera elenco:
P
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paola Bordoni, ghismunda@tiscalinet.it
pubblicazione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it Maria Luisa De Rossi, collaborare@liberliber.it
revisione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it