Amleto 2016-10-14T03:22:54+00:00
"Ofelia annega"; illustrazione di Christian Durando

“Ofelia annega”; illustrazione di Christian Durando (inclusa anche negli ebook)

Per gentile concessione del prof. Goffredo Raponi (cenni biografici) che ha curato traduzione e note. Il testo è stato realizzato in collaborazione con l’associazione “Festina Lente C.I.R.S.A.”, http://www.festinalentecirsa.org/.

In generale, nel panorama letterario di tutto il mondo, l’Amleto è una delle opere più famose e nello specifico della produzione shakesperiana è, senza dubbio, tra le opere maggiormente rappresentate del poeta e drammaturgo inglese. Fu scritta probabilmente tra il 1600 e l’estate del 1602 ed è stata tradotta in quasi ogni lingua del mondo.

In questa tragedia Shakespeare, attraverso una finta follia impersonificata da Amleto, descrive in modo pressoché perfetto il tema della vendetta, ma la particolarità e il fascino dell’opera risiedono proprio nel fatto che è ricca di sfaccettature, di contenuti, di argomenti che coesistono con il tema principale, e danno alla tragedia una veste nuova e moderna, anche se basata su una struttura convenzionale.

Amleto, principe di Danimarca, è un personaggio complesso e affascinante, ricco di sfumature e di contraddizioni. Attraverso Amleto e il suo desiderio di vendetta, Shakespeare svolge un’approfondita e accurata indagine sull’animo umano, snocciolando l’opera lungo un percorso che tocca diversi punti: dal potere all’incesto, dalla morte e il suicidio all’esistenza di un mondo soprannaturale, dai valori quali la castità, l’onore, la lealtà e l’amicizia alla mancanza di valori quali l’incostanza, l’ipocrisia e il tradimento, dai sentimenti positivi quali l’amore, alle emozioni esasperate quali l’odio e gelosia.

La trama

Sulle torri che cingono Elsinore, capitale di Danimarca: due soldati s’interrogano sul fantasma che nelle ultime sere sta facendo la sua comparsa, aspettando il cambio di mezzanotte. Al cambio, insieme alla sentinella arriva anche Orazio, amico del principe, chiamato dalla guardia a vigilare sullo strano fenomeno; i due salutano i commilitoni e aspettano soli la venuta del fantasma.

Lo spettro compare per la prima volta poco dopo la mezzanotte e si fa subito notare da Orazio per la somiglianza con il defunto sovrano però, nonostante gli incitamenti del secondo alla conversazione, rimane muto e poco dopo scompare. I due, in attesa di altre apparizioni, discutono sulla mobilitazione militare che si sta effettuando in Danimarca; Orazio spiega così a Marcello che il figlio di Fortebraccio sta riunendo un’armata ai confini della Norvegia, per riprendersi i territori che il padre ha perso in un duello con il defunto re. Prima dell’alba riappare il fantasma, ma quando è sul punto di parlare in seguito alle continue richieste di Orazio, canta il gallo e con questo suono scompare.

La scena si sposta ora nel consiglio reale da poco apertosi. Sono presenti: il re Claudio, la regina Gertrude, Amleto, il ciambellano Polonio, suo figlio Laerte, i due ambasciatori Cornelio e Voltimando, ed altri. Nella riunione viene per prima discussa la questione di Fortebraccio figlio, e viene deciso di mandare i due ambasciatori dal re di Norvegia suo zio per convincerlo ad indurre il nipote a più miti azioni. Poi Laerte chiede al re di poter partire alla volta della Francia e questo, assicuratosi che il giovane abbia ricevuto il permesso del padre, glielo permette. I due sovrani discutono poi con Amleto lamentandosi con lui per i suoi costumi luttuosi a due mesi dalla morte del padre, ma questi non sente ragioni e non pensa nemmeno a svestire il lutto. Rimasto poi solo, riflette sulla pochezza d’animo della madre che, solo un mese dopo la morte del marito, ha sposato il fratello di quest’ultimo.

Laerte, tornato a casa prima della partenza, nel dare l’addio alla sorella le raccomanda di non credere alle attenzioni che Amleto mostra verso di lei perché, anche se fossero vere, il suo ruolo di principe gli impedirebbe di sposarla. Poco dopo Polonio, giunto anche lui per gli ultimi saluti a Laerte, rinnova ad Ofelia le raccomandazioni del fratello, aggiungendo a queste il divieto d’incontrare Amleto se non in pubblico. Sempre prima della partenza del figlio, Polonio incarica Rinaldo, un suo servitore, di seguire Laerte ed informarsi sulla condotta di questo.

Orazio intanto va da Amleto e lo mette al corrente delle apparizioni di uno spirito con le sembianze del padre e del proprio presentimento che questi voglia parlare solamente con lui. Decidono quindi d’incontrarsi sulle mura verso le undici. Giunti sulle mura lo spirito fa la sua apparizione e chiede subito di parlare con il solo Amleto. Questo, intuendo che si tratta dello spirito del padre, accetta senza esitazioni. Quando rimangono soli, lo spettro svela ad Amleto questa tremenda verità: la moglie e il fratello di suo padre si amavano fin da prima della sua morte, e quest’ultimo, desideroso del suo trono, un pomeriggio, vedendolo addormentato in giardino, gli versò nell’orecchio un veleno mortale. Alla fine della tragica storia lo spettro chiede al giovane di vendicarlo, e questo accoglie senza indugiare la richiesta.

Tornato tra i suoi amici (Orazio e la guardia Marcello), nonostante le richieste di questi di svelare loro il contenuto del colloquio, Amleto resta muto e li fa anche giurare, aiutato in questo compito dalla voce dello spettro, di non parlare con nessuno delle apparizioni. Dopo l’incontro Amleto diventa ancora più tetro, ed i sovrani preoccupati mandano a chiamare Rosencrantz e Guildenstern (due amici dell’università) affinché indaghino sulla malinconia del principe. I due parlano a lungo con Amleto, e mossi dal sentimento di amicizia gli svelano anche il motivo della loro venuta; tentano comunque di rallegrare il principe sfruttando l’occasione dell’arrivo di una compagnia teatrale.

A questo evento Amleto si dimostra molto gioioso, ma non perché contento del nuovo svago che gli si prospetta, bensì perché ha ideato un piano per vedere se le informazioni dello spettro provengano davvero dallo spirito del padre o siano una demoniaca falsità usata per indurlo all’assassinio. I due amici vengono intanto richiamati dal re per sapere se hanno scoperto qualcosa sulla crisi di Amleto e su come si possa riportarlo ai vecchi svaghi. Presente anche Polonio, quando vede che i due non riescono a spiegare la causa dei problemi del principe, questo propone al re di verificare se la tristezza di Amleto derivi dal non vedere più Ofelia. Quindi, congedati Rosencrantz e Guildenstern e notando l’arrivo d’Amleto, Polonio, il re e la regina si nascondono lasciando sola Ofelia affinché si possa incontrare in modo “casuale” con Amleto. Amleto però giunge in quel momento in preda ai furori causatigli dalla rivelazione dello spettro, cosicché rifiuta ogni idea di vita coniugale ed alla povera Ofelia, che gli ricorda le vecchie promesse d’amore, consiglia di farsi suora terminando il loro dialogo con la tetra frase “Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà”. Lo zio sentendo questa frase sospetta che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, ed inizia quindi a prospettare l’idea di esiliarlo in Inghilterra con la scusa di qualche incarico amministrativo.

Amleto dopo ciò va dagli attori per raccomandare loro una buona interpretazione nello spettacolo della sera. Il suo piano infatti consiste nel verificare se le accuse dello spettro sono vere inscenando un dramma simile a quello accaduto e osservando le reazioni del re: se il re si fosse mostrato turbato, ciò avrebbe significato che le accuse del fantasma erano fondate. L’idea riesce al meglio: quando infatti c’è la scena dell’avvelenamento, il re esce incollerito dal teatro. Dopo ciò la madre, per placare la collera del re, chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi della rappresentazione di quel dramma.

La regina intanto a colloquio con il re e Polonio stabilisce insieme a questi che quest’ultimo si nasconda nella sua camera, cosicché possa riferire al re le parole di Amleto. Amleto, mentre sfoga la sua collera con la madre, scambia Polonio per il re e lo uccide al grido di “un topo, un topo”, ed alla fine porta senza alcun rimorso il corpo con sé per seppellirlo velocemente.

Saputo di quest’atto, il re conviene che si deve affrettare la sua partenza per la Gran Bretagna e manda Rosencrantz e Guildenstern a sollecitarlo per partire subito con la scusa del vento favorevole. Ofelia intanto giunge al palazzo in uno stato di completa pazzia perché, essendo venuta a sapere da alcune voci che il padre Polonio è stato ucciso, è stata sopraffatta dal nuovo dolore, aggiuntosi alla delusione amorosa inflittale da Amleto.

Amleto intanto, in cammino verso il porto per imbarcarsi per l’Inghilterra, incontra le armate di Fortebraccio che passano sul territorio danese per attaccare la Polonia. Informatosi presso i soldati dell’importanza del territorio, viene a sapere che è un terreno brullo e strategicamente inutile, ma che loro lo conquisteranno anche se ben difeso dai polacchi solamente per l’onore che deriva da una conquista. Ciò induce Amleto a riflettere sulla propria meschinità che gli fa lasciare invendicato l’assassinio del padre nonostante la richiesta di questo di una vendetta.

Laerte intanto, a cui sono giunte delle false voci secondo le quali suo padre è stato ucciso dal re, messosi alla guida di un’accozzaglia di criminali e avventurieri giunge in Danimarca, sbaraglia l’esercito danese e si presenta davanti al re chiedendogli conto sia della morte di Polonio sia dei mancati onori funebri. Il re dopo un lungo colloquio, durante il quale fa la sua patetica comparsa anche Ofelia, riesce a illustrare al furente Laerte tutta la verità, omettendo naturalmente il motivo della furia del principe.

Intanto arriva ad Orazio un messaggero con una lettera di Amleto in cui gli dice che di tutto l’equipaggio della nave lui solo è stato catturato dai pirati, e gli ordina di portare la lettera allegata a quella che sta leggendo al sovrano. Orazio manda subito un corriere al re che giunge verso la fine della sua discussione con Laerte. La missiva annuncia al sovrano l’imminente ritorno di Amleto in Danimarca.

Il re propone allora a Laerte, come mezzo di vendetta, di sfidare Amleto a duello, ma di smussare la spada dell’avversario, di intingere in un mortale veleno la propria e di riempire la coppa del vincitore di un altrettanto letale veleno nel caso vinca Amleto. Laerte acconsente.

Attenzione, nei capoversi che seguono viene svelato il finale…

Nel frattempo Ofelia, ormai pazza, si è suicidata gettandosi in un lago e due becchini le stanno scavando la fossa. Amleto passeggiando con Orazio passa di lì e s’interroga su quale nobildonna (perché solo una nobildonna potrebbe avere una sepoltura cristiana anche suicidandosi) debba esser seppellita lì. Quando vede il corteo funebre capisce tutto e non può fare a meno di accorrere sulla bara di Ofelia. Laerte, pieno di collera contro di lui, lo riempie d’insulti e lo sfida a duello. Il giorno seguente Amleto viene chiamato nella sala del re per la sfida che sarà all’ultimo sangue. Amleto però prima del duello si riconcilia con Laerte per mezzo di sincere scuse e dimostrazioni di stima.

Inizia il duello, e mentre questo si svolge la Regina chiede da bere, e beve alla coppa di vino avvelenata. I duellanti intanto si scambiano più volte le sciabole cosicché ognuno si ferisce con quella avvelenata. La prima a soccombere è la regina. Allora Laerte, pentito di aver escogitato un così ignobile piano, rivela tutto ad Amleto e poi muore per il veleno sulla punta del fioretto. La furia del principe si abbatte allora sul re che è costretto a bere dalla coppa con il veleno, e poco dopo muore.

Amleto è in fin di vita quando Orazio gli annuncia che Fortebraccio è appena tornato vittorioso dalla Polonia. Amleto allora lo propone come nuovo re e muore. Fortebraccio, giunto quindi al castello, sale sul trono in quanto quello con maggiori diritti a reclamarlo, e dispone grandi funerali per il defunto principe.

Sinossi tratta da Wikipedia e rielaborata da Simona Gemma
http://it.wikipedia.org/wiki/Amleto

Dall’incipit del libro:

BERNARDO –Chi vive là?
FRANCESCO –Di’ chi sei tu, piuttosto.
BERNARDO –Viva il re!
FRANCESCO –Sei Bernardo!
BERNARDO –Lui.
FRANCESCO –Puntuale.Mezzanotte è battuta proprio adesso.
BERNARDO –Va’ a letto, va’.
FRANCESCO –Ti ringrazio del cambio.Fa’ un freddo cane, rigido, pungente,da fare male al cuore.
BERNARDO –Tutto calmo?
FRANCESCO –Non s’è sentito un sorcio.
BERNARDO –Allora buona notte.
FRANCESCO –Buona notte.
BERNARDO –Se incontri i miei compagni di vigilia,Marcello e Orazio, di’ lor che s’affrettino.
FRANCESCO –Mi par di udirli…Entrano ORAZIO e MARCELLOFermo! Chi va là?
ORAZIO –Amici, gente di questo paese…
MARCELLO –… e sudditi del re di Danimarca.
FRANCESCO –Dio vi conceda una felice notte.
MARCELLO –Lo stesso a te. Addio, bravo soldato.Chi è il compagno che t’ha dato il cambio?
FRANCESCO –Bernardo. È già al suo posto. Buona notte.
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Opera:
Amleto
Opera ordinamento:
Amleto
Autore:
Fonte:
William Shakespeare : the complete works / a new edition edited with an introduction and glossary by Peter Alexander - London ; Glasgow :Collins, 1960 - XXXII, 1376 p., [16] c. di tav. :ill. ; 21 cm.
Cura:
Peter Alexander
Licenza:
Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale", http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/

Data:
16 agosto 2016
Opera elenco:
A
Soggetto BISAC:
ARTI RAPPRESENTATIVE / Teatro / Drammaturgia, ARTI RAPPRESENTATIVE / Teatro / Generale, DRAMMATICO / Generale, DRAMMATICO / Shakespeare, FICTION / Classici
ISBN:
9788897313663
Affidabilità:
Affidabilità standard
Impaginazione:
Catia Righi, catia.righi@risorsei.it
Impaginazione epub:
Massimo Rosa, max.rosa@icloud.com
Pubblicazione:
Marco Calvo, http://www.marcocalvo.it/
Revisione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
Catia Righi, catia.righi@risorsei.it
Giulio Mazzolini (ePub)
Ugo Santamaria
Traduzione:
Goffredo Raponi