Bertrando Spaventa

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Bertrando Spaventa2017-11-15T12:12:33+00:00

 

Bertrando SpaventaBertrando Spaventa (Bomba, 26 giugno 1817 – Napoli, 20 febbraio 1883) è stato un filosofo e politico italiano.

Fratello maggiore del patriota Silvio Spaventa, Bertrando nacque da un’agiata famiglia borghese. Sua madre, Maria Anna Croce, fu prozia del filosofo Benedetto Croce. All’anagrafe venne registrato come Beltrando.

Studiò presso il Seminario diocesano di Chieti e venne ordinato sacerdote: nel 1838, ottenuto l’incarico di docente di matematica e retorica presso il locale seminario, si trasferì col fratello a Montecassino. La sua formazione continuò a Napoli, dove giunse nella seconda metà del 1840 e si dedicò anche allo studio del tedesco e dell’inglese; fu infatti tra i primi a studiare i filosofi stranieri nella loro lingua originale. Si avvicinò ai circoli liberali e a pensatori come Ottavio Colecchi e Antonio Tari.

Fondò una scuola privata di filosofia; inoltre partecipò alla redazione de Il Nazionale, il giornale fondato e diretto dal fratello Silvio. Nel 1848, dopo l’abrogazione della Costituzione da parte di Ferdinando II, fu costretto a lasciare Napoli per trasferirsi prima a Firenze, quindi a Torino, dove depose l’abito sacerdotale e divenne giornalista scrivendo su giornali e riviste piemontesi: Il Progresso, Il Cimento, Il Piemonte, Rivista Contemporanea. È nel periodo torinese che Spaventa si avvicinò al pensiero di Hegel ed elaborò il suo sistema filosofico e il suo pensiero politico: pubblicò, tra l’altro, una serie di saggi in cui polemizzava con La Civiltà Cattolica, la rivista dei Gesuiti, rifiutando l’idea di religione come passo necessario per lo sviluppo umano.

Nel 1859 ottenne la cattedra di Filosofia del Diritto presso l’Università di Modena, poi quella di Storia della Filosofia presso l’Università di Bologna (1860) e, l’anno successivo, quella di Filosofia a Napoli. E proprio a Napoli, tra il novembre e il dicembre del 1861, Spaventa tenne le lezioni in cui espose le sue teorie sul rapporto di circolarità tra pensiero italiano ed europeo.

Mentre per la critica tradizionale la filosofia italiana era caratterizzata dalla sua ininterrotta fedeltà alla linea platonico-cristiana, con gli studi dedicati al pensiero del Rinascimento lo Spaventa cercò di dimostrare che la filosofia moderna, laica e idealistica, era nata in Italia, anche se aveva conosciuto il suo massimo sviluppo in Germania: cercò di dimostrare l’identità del pensiero di Tommaso Campanella con quello di Cartesio, di Giordano Bruno con quello di Baruch Spinoza, di Giambattista Vico e Antonio Rosmini con quello di Immanuel Kant, di Vincenzo Gioberti con gli idealisti tedeschi.

Lo scopo di questa interpretazione era quello di liberare la cultura filosofica italiana dal suo provincialismo. Spaventa diffuse in italia l’idealismo hegeliano: la sua opera influenzò profondamente anche Giovanni Gentile; Benedetto Croce, che dopo la morte dei genitori andò a vivere da Silvio Spaventa, seguì le lezioni di Bertrando, apprezzandone soprattutto lo spirito profondamente liberale. Altri scolari del filosofo abruzzese furono Sebastiano Maturi, Donato Jaja, Filippo Masci, Felice Tocco, Antonio Labriola, Nicolò d’Alfonso.

Spaventa fu anche deputato del Regno d’Italia per tre legislature: fu sostenitore di una politica laica e legata ad un forte senso dello Stato, considerato come sorgente dei princìpi e dei valori ispiratori di un armonioso sviluppo civile, da cui gli individui e la comunità devono trarre l’alimento necessario per una crescita «ordinata e corretta».

Fonti

Note biografiche a cura di Pier Filippo Flores

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autore:
Bertrando Spaventa
ordinamento:
Spaventa, Bertrando
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