Han Ryner

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Han Ryner2018-01-31T16:25:58+00:00

Han RynerHan Ryner, pseudonimo di Henri Ner, detto anche “il Socrate contemporaneo”, nasce il 7 dicembre 1861, a Nemours, in Algeria; fu un celebre filosofo anarchico individualista, pacifista, giornalista e scrittore.

Figlio di un impiegato delle Poste e di una istitutrice, compie degli studi superiori e diventa professore nel sud della Francia, poi ripetitore a Parigi.

Henri Ner frequenta gli ambienti letterari parigini, in particolare Alphonse Daudet, per il quale traduce dal provenzale Vie d’enfant de Batisto Bonnet (Infanzia di Batisto Bonnet).

Nel 1895 nasce sua figlia Georgette, che seguirà le orme paterne diventando scrittrice e anarchica.

Sensibile ai problemi sociali propone, nel 1892, in La Paix pour la vie, di stabilire la socializzazione del pane. Pacifista e anarchico individualista, la sua filosofia si esprime nel romanzo Le crime d’obeir (Il crimine di obbedire) del 1900, il primo firmato con lo pseudonimo Han Ryner.

Le forme di individualismo filosofico della sua epoca lo interessano però se in sintonia con quelle più note dell’antichità. È da queste infatti che si sentiva attratto e alle quali dedicò molte sue opere, fossero queste scritti filosofici, ma anche romanzi o racconti. Fu infatti un cultore dello stoicismo antico e questa sua passione è riflessa nei numerosi opuscoli dedicati alle dottrine stoiche, spesso attualizzate per adattarle ai tempi, e in alcune sue opere letterarie come ad esempio Les Chrétiens et les philosophes.

Questa sua attività, tesa a propagandare le idee umaniste in cui credeva profondamente, lo porta a collaborare con molte riviste e scrivere romanzi, poesie ed opere teatrali proprio perché li riteneva strumenti adatti di propaganda politica ma anche di educazione ad una mentalità etico-sociale tesa a far emergere nell’individuo la sua dimensione personale.

Han Ryner partecipò al felibrismo, cioè al movimento letterario nato ad Avignone nel 1854, di ascendenza romantica, a cui stava molto a cuore non tanto l’identità nazionale quanto e soprattutto locale, con le sue tradizioni anche linguistiche, e che perciò tendeva a valorizzare la difesa della lingua occitana allo scopo di salvaguardare l’identità culturale provenzale.

A partire dal 1903, partecipa al movimento delle “Università popolari”. Conferenziere e oratore di talento, collabora anche a numerose riviste e giornali: “Demain”, “L’Art pour tous”, “L’Art social”, “L’Ennemi du Peuple” di Emile Janvion, “L’Humanité nouvelle” di Augustin Hamon, alle diverse pubblicazioni di E. Armand, a “L’Idée Libre” di Lorulot, a “Les Hommes du Jour”, ecc.

Durante la prima guerra mondiale continua a esprimere, ogni volta che gli è possibile, il suo universalismo pacifista e antimilitarista in “Par-delà la mêlée” di Armand; “Mêlée” di Pierre Chardon, “Ce qu’il faut dire” di Sébastien Faure, ecc.; e dopo la guerra a “Le Journal du Peuple” di Henri Fabre.

Sempre molto vivace la sua attività di solidarietà in ogni occasione che si presenti: per Eugène Dieudonné nel 1913, per E. Armand, per gli ammutinati del Mar Nero, per Sacco e Vanzetti, Nestor Makhno, Lazarevitch, Francesco Ghezzi.

Denunciò i limiti e le malefatte della rivoluzione bolscevica solidarizzando attivamente con i fuoriusciti in numerosi articoli. Andrà sino di fronte ai tribunali militari per testimoniare a favore degli obiettori di coscienza. Anticlericale virulento, si oppone all’influenza della Chiesa (soprattutto in materia di educazione) così come ai colonialisti.

Durante gli anni 30, collabora alla “Encyclopédie anarchiste” di Sébastien Faure e alla stampa libertaria francese e internazionale, soprattutto spagnola.

Lascia un’opera ricca e variegata i cui principali titoli sono: L’Homme fourmi (L’uomo formica, 1901); Les Voyages de Psychodore (I viaggi di Psicodoro, 1903); Le Sphinx rouge (La sfinge rossa, 1905); Les Pacifiques (I pacifisti, 1914); Le Père Diogène (Padre Diogene, 1920); Le Communisme et la Liberté (Il comunismo e la libertà, 1924); Bouche d’or, patron des pacifistes (Boccadoro, patrono dei pacifisti, 1934); L’Eglise devant ses juges (La Chiesa di fronte ai suoi giudici, 1937); e altri ancora.

Muore a Parigi il 6 febbraio 1938.

Suo genero Louis Simon, proseguirà la diffusione del suo pensiero pubblicando “Les Cahiers des Amis d’Han Ryner”.

Fonti:

  • Georges Vidal, Han Ryner: l’homme et l’oeuvre, Paris, 1960.
  • Prefazione a Il figlio del silenzio, Milano, 1928.

Bibliografia italiana:

  • Il veleno: dramma in un atto, Milano 1920 (Traduzione e riduzione di L. Masciotti).
  • Le peregrinazioni di Psycodoro, filosofo cinico, Modena 1922 (traduzione di Gino Roncaglia).
  • La torre dei popoli, Milano 1928 (Traduzione di Angelo Treves).
  • Il figlio del silenzio, Milano 1928, poi 1933 (traduzione di Decio Cinti).
  • Piccolo manuale individualista, Milano 1949, poi Milano 2012 nuovamente tradotto da Federico Maria Roccavento.
  • Storicità di Gesù, Genova 1965.
  • Il crepuscolo di Eliseo Reclus, Torino 1970.
  • Gli artefici del futuro, Roma 1972 (traduzione di Veronica Vaccaro).

Nota biografica a cura di Paolo Alberti

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

 
autore:
Han Ryner
ordinamento:
Ryner, Han
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