Gino Piva

Home/Autori/Autori P/Gino Piva
Gino Piva 2017-03-08T12:53:31+00:00

Gino (Giovanni) Piva nacque a Milano il 9 aprile 1873 in quanto il padre Domenico, militare di carriera, si trovava in quella città per ragioni di servizio, dopo aver dedicato la sua giovinezza alle vicende risorgimentali a fianco di Giuseppe Garibaldi fin dal 1848 con la repubblica Romana e fino alla Spedizione dei Mille. Dopo l’esperienza garibaldina entrò nell’esercito regolare fino a congedarsi col grado di generale di brigata.

La madre di Gino era Carolina Cristofori, mantovana, che sposò Domenico Piva nel 1862. Donna di eccezionale cultura e provvista di sicuro fascino. Frequentando il salotto letterario della contessa Maffei dal 1871, conobbe Giosuè Carducci e intessè col famoso poeta una relazione sentimentale testimoniata da circa 600 lettere che il Carducci stesso le indirizzò, anche se gli incontri reali pare non fossero frequenti. Giuseppe Marchiori, che di Gino Piva curò l’edizione di poesie edita nel 1975 presso l’editore Rebellato, sembra dare credito alla “voce” che Gino fosse il figlio naturale di Carducci. Tale voce trova ulteriore riscontro nella ricerca di Guido Davico Bonino che, sotto il titolo Il Leone e la pantera; lettere d’amore a Lidia, raccoglie 90 lettere di Carducci a Carolina Cristofori, riportandole alla lezione originale spesso censurata dall’edizione Nazionale delle opere di Carducci. La Cristofori morì molto giovane, nel 1881 e fu proprio Carducci a scriverne l’epigrafe.

È a partire proprio dal 1881 che la famiglia Piva si trasferisce a Rovigo, città natale del generale Domenico. Gino frequenta in questa città le scuole e abbandona il liceo, in concomitanza del trasferimento della famiglia a Padova, per iniziare la carriera militare. Contemporaneamente inizia l’attività giornalistica che lo porta vicino alle idee rivoluzionarie e all’adesione, nel 1893, al partito socialista. Nello stesso anno è protagonista dell’organizzazione del primo sciopero contadino del Polesine. la sua popolarità è notevole tra la popolazione e prima di tutto tra le donne; fu infatti promotore della costituzione in “lega” delle donne socialiste rivoluzionarie dell’epoca.

Nel 1898, stesso anno del suo matrimonio con Maria Edvige Caimmi, subisce una condanna a sei mesi di carcere militare per evitare il quale fugge in Svizzera e successivamente si trasferisce a Parigi. Ma rientra a Rovigo nel 1899 dove sconta la pena carceraria alla quale era stato condannato.

Nel 1900 diventa segretario della sezione socialista del Polesine e collaboratore del periodico socialista rodigino La lotta. Si trasferisce ad Alessandria dove diventa direttore de L’idea Nuova e, sempre in ragione della sua attività politica, si trasferisce a Cesena (dove conosce Oda Montanari con la quale intreccia una relazione in seguito alle quale entrambi lasciano i rispettivi coniugi) e poi a Ravenna. Ma proprio tra il 1903 e il 1904 approda a posizioni riformiste e si schiera addirittura contro lo sciopero generale. Le tappe successive lo vedono appoggiare la guerra di Libia dopo che durante il suo soggiorno a Pola e in Istria aveva assunto posizioni nazionaliste abbastanza estreme che lo costrinsero a lasciare la direzione del giornale Terra d’Istria. La sua esperienza nel partito socialista termina nel 1912 con l’espulsione, insieme alla corrente di Leonida Bissolati, e la successiva fondazione del Partito Socialista riformista.

La sua prima raccolta di poesie è dedicata al padre, morto nel 1907, e si tratta di dieci sonetti in dialetto pubblicati a Torino col titolo “La gloria e il pianto“.

Durante la prima guerra mondiale lavora come corrispondente del Resto del Carlino e i suoi articoli restano una importante testimonianza storica.

Nonostante il suo rapporto di amicizia con Oda Montanari non sia in pratica mai cessato, divenne tuttavia padre di Egle da una signora friulana subito dopo la fine della guerra.

La sua attività giornalistica continua intensamente anche nel dopoguerra e durante il fascismo. C’è anche la sua collaborazione nella breve esperienza della rivista letteraria “L’abbazia degli Illusi” di Eugenio Ferdinando Palmieri. Attiva anche la sua collaborazione con la rivista di poesia dialettale Musa Veneta di Verona diretta da Fragiocondo. Nel 1930 esce la raccolta di poesie Cante d’Àdese e Po; Poesie del Polesine. Nel 1934, in edizione limitata a 500 esemplari, esce la sua ultima raccolta di poesie Bi-ba-ri-bo.

Dal 1923 al 1935 risiede a Venezia continuando la sua attività giornalistica collaborando con diverse testate. Il suo rapporto con il fascismo fu di sostanziale disinteresse. Dal 1935 si trasferisce a Vetrego, frazione di Mirano dove morì il 30 agosto 1946. Sembra che dopo l’8 settembre ci sia stato un riavvicinamento ai vecchi compagni socialisti.

Bibliografia

  • Edizioni delle «Poesie» di Gino Piva:
  • La gloria e ‘l pianto, Torino, Tipografia cooperativa, 1909.
  • Viene la gente nostra. Canzone eseguita in Piazza S. Marco per il raduno dei costumi italiani a Venezia, Venezia 1928.
  • Cante d’Adese e Po. Poesie del Polesine, Udine, «Aquileja» editrice, 1930.
  • Bi-ba-ri-bo, Venezia, Edizioni Piva (Rovigo, Tipografia De Giuli), 1934.
  • Poesie, a cura di G.A. Cibotto, Venezia, Neri Pozza, 1952.
  • Poesie, a cura di G. Marchiori, Cittadella, Rebellato, 1975.
  • Poesie, a cura di P.Pezzolo, Venezia, Marsilio, 2000.

Fonti:

  • C. Cavriani, Gino Piva tra socialismo e patriottismo, Rovigo, Minelliana, 1999
  • Poesia dialettale del Novecento, a cura di M. Dell’Arco e P.P. Pasolini, Torino, Einaudi, 1995.

Note biografiche a cura di Paolo Alberti

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

  • Poesie
    Piva tenta con queste poesie di esprimersi con una lingua che sia espressione dialettale di tutto il Polesine fondandosi su una parlata "di frontiera" delle tre strisce dialettali del Polesine, unificando la marea di varianti esistenti tra gli idiomi veneziani, padovani, ferraresi, veronesi e mantovani.
 
Autore:
Gino Piva
Ordinamento:
Piva, Gino
Elenco:
P