Giacomo Puccini

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Giacomo Puccini 2016-10-14T03:21:47+00:00

Giacomo PucciniGiacomo Puccini (Lucca, 22 dicembre 1858 – Bruxelles, 29 novembre 1924).

La prima formazione

Nato da una famiglia di musicisti (da molte generazioni i Puccini erano maestri di cappella del Duomo di Lucca), dopo aver perduto il padre all’età di cinque anni, fu mandato a studiare presso lo zio Fortunato Magi, che lo considerava un allievo non particolarmente dotato e soprattutto poco disciplinato. Divenne tuttavia organista. La tradizione vuole che la decisione di dedicarsi al teatro musicale nacque dopo aver assistito nel 1876 ad una rappresentazione dell’Aida di Verdi a Pisa, dove si sarebbe recato a dorso di mulo. A questo periodo risalgono le prime composizioni note, tra cui spiccano una cantata (I figli d’Italia bella, 1877), un mottetto (Mottetto per San Paolino, 1877) e una messa (1880).

Gli esordi operistici

Lasciata Lucca, dal 1880 al 1883 Puccini studiò al conservatorio di Milano, dove fu allievo di Amilcare Ponchielli e Antonio Bazzini. Nel 1883 partecipò al concorso per opere in un atto indetto dall’editore Sonzogno. Le Villi, su libretto di Ferdinando Fontana, non vinse il concorso, ma nel 1884 fu rappresentata al Teatro dal Verme di Milano sotto il patrocinio dell’editore Giulio Ricordi, concorrente di Sonzogno.

Rincuorato dal vivo successo delle Villi, Ricordi commissionò una nuova opera al duo Puccini-Fontana, destinata questa volta al Teatro alla Scala, ma Edgar (1889), che costò al compositore circa quattro anni di lavoro, non raccolse che un successo di stima, e nei decenni successivi subì radicali rimaneggiamenti senza tuttavia mai entrare in repertorio. Nel frattempo, nel 1884 Puccini aveva messo su famiglia, iniziando una convivenza destinata a durare tra varie vicissitudini tutta la vita con Elvira Bonturi, moglie del droghiere lucchese Narciso Gemignani. Elvira portò con sé la figlia Fosca e tra il 1886 e il 1887 la famiglia visse a Monza, in corso Milano 18, dove nacque l’unico figlio del compositore, Antonio detto Tonio, e dove Puccini lavorò alla composizione dell’Edgar, che lo impegnò per oltre quattro anni.

Il successo: le collaborazioni con Illica e Giacosa

Dopo il mezzo passo falso di Edgar, la terza opera – Manon Lescaut – fu un successo straordinario, forse il più autentico della carriera di Puccini. Essa segnò inoltre l’inizio di una fruttuosa collaborazione con i librettistiLuigi Illica e Giuseppe Giacosa, il primo subentrato a Marco Praga e Domenico Oliva nella fase finale della genesi, il secondo in un ruolo più defilato. Illica e Giacosa avrebbero scritto poi i libretti delle successive tre opere, le più famose e rappresentate di tutto il teatro pucciniano. La prima, La Bohème (basata sul romanzo a puntate di Henri MurgerScènes de la vie de Bohème), è forse la sua opera più celebre.

Tra i capolavori del panorama operistico tardoromantico, La bohème è un esempio di sintesi drammaturgica, strutturata in 4 quadri (è indicativo l’uso di questo termine in luogo del tradizionale "atti") di fulminea rapidità. La successiva, Tosca, rappresenta l’incursione di Puccini nel melodramma storico a tinte forti. Il soggetto, tratto da Victorien Sardou, può richiamare alcuni stereotipi dell’opera verista, ma le soluzioni musicali anticipano piuttosto, specie nel secondo atto, il nascente espressionismo musicale. Madama Butterfly (basata su un dramma di David Belasco) è la prima opera esotica di Puccini. Il suo debutto alla Scala nel 1904 fu un solenne fiasco, probabilmente almeno in parte orchestrato dalla concorrenza; ma dopo alcuni rimaneggiamenti l’opera raccolse un successo pieno e destinato a durare fino ad oggi.

La crisi

Frattanto erano cominciati gli anni più difficili della vita di Puccini. Nel 1903 il musicista, appassionato di automobili, rimase gravemente ferito in seguito ad un incidente e dovette sopportare una lunga e penosa convalescenza. Nel 1906 la morte di Giacosa mise fine alla collaborazione a tre che aveva dato vita ai precedenti capolavori. I tentativi di collaborazione con il solo Illica, in particolare a una Maria Antonietta, naufragarono tutti. Nel 1909 fu la volta di una tragedia e uno scandalo che colpirono profondamente il musicista: a ventitré anni la domestica Doria Manfredi, perseguitata dalla gelosia ossessiva di Elvira, si suicidò avvelenandosi. Il dramma aggravò ulteriormente i rapporti con la moglie ed ebbe pesanti strascichi giudiziari. Nel 1912 morì anche Giulio Ricordi, l’editore al quale Puccini era profondamente legato e che considerava un secondo padre.

Sul fronte artistico, la passione per l’esotismo (da cui era nata Butterfly) spingeva sempre più il musicista a confrontarsi con il linguaggio e gli stili musicali legati ad altre tradizioni musicali: nacquero così, nel 1910La fanciulla del West, un westernante-litteram, e nel 1917La rondine, concepita come operetta e diventata in seguito un singolare ibrido tra questo genere e quello dell’opera lirica. Ma la crisi si manifestò nell’enorme quantità di progetti abortiti, talvolta abbandonati ad uno stadio di lavoro avanzato (vedi elenco in fondo). Sin dagli ultimi anni dell’Ottocento Puccini tentò anche, a più riprese, di collaborare con Gabriele d’Annunzio, ma la distanza spirituale tra i due artisti si rivelò incolmabile.

Il Trittico

L’eclettismo pucciniano, e insieme la sua incessante ricerca di soluzioni originali, trovarono piena attuazione nel cosiddetto Trittico, ossia in tre opere in un atto rappresentate in prima assoluta a New York nel 1918. I tre pannelli presentano caratteri contrastanti: tragico e verista Il tabarro, elegiaca e lirica Suor Angelica, comico Gianni Schicchi. Delle tre, l’ultima divenne subito popolare, mentre Il tabarro, inizialmente giudicata inferiore, guadagnò col tempo il pieno favore della critica. Suor Angelica fu invece la preferita dell’autore. Concepite per essere rappresentate in un’unica serata, oggi le singole opere che compongono il Trittico sono per lo più messe in scena appaiate a opere di altri compositori.

Turandot, l’incompiuta

L’ultima opera, Turandot, rimase incompiuta: Puccini morì a Bruxelles nel 1924, per complicazioni sopraggiunte durante la cura di un tumore alla gola. La sua tomba si trova nella cappella della villa di Torre del Lago. Le ultime due scene di Turandot furono terminate da Franco Alfano, sotto la supervisione di Arturo Toscanini, ma la sera della prima rappresentazione lo stesso Toscanini interruppe l’esecuzione là dove il maestro l’aveva interrotta, con la morte di Liù. Nel 2001 vide la luce un nuovo finale, composto da Luciano Berio e basato sul medesimo libretto e sugli abbozzi pucciniani.

Note biografiche tratte (e riassunte) da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Puccini

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Autore:
Giacomo Puccini
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Puccini, Giacomo
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