Seniles 2017-02-23T11:44:25+00:00

Dall’incipit dellibro:

Scrivendo un giorno al mio Socrate io mi doleva che l’anno del secol nostro 1348, per la morte di tanti amici, tutte quasi mi avesse rapite le consolazioni della vita: e ben mi ricorda quanti furono allora i miei lamenti e le mie lagrime. Ora che far dovrò in questo anno sessantunesimo, che non solo di ogni altro tesoro, ma di quello che sopra tutti m’ebbi prezioso e carissimo, di Socrate mio, m’ebbe spogliato? Delle tante altre perdite non voglio parlare: perché proromper non voglio un’altra volta in querele, che a me, all’età mia, ed agli studii miei mal si convengono, né voglio che a nuovo dirotto pianto mi sforzi la memoria di quest’anno pestifero per molti luoghi, e spezialmente per questa Gallia Cisalpina, come quello, e per avventura forse ancora più di quello funesto, dal quale, per non dir delle altre città, fu quasi da capo a fondo sformata e deserta la popolosa e fiorente Milano, a cui non era pur anco pervenuto il contagio. Molte cose mi feci lecite allora, dalle quali ora rifuggo. Spero che alla Fortuna più non riesca di farmi piangere. Ho fermo in cuore di star saldo: ché se questo non mi venga fatto, cadrò senza lagrime e senza lamenti. Si cada, ma non si gema… Ma veniamo a noi.

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Opera:
Seniles
Opera ordinamento:
Seniles
Autore:
Fonte:
Lettere senili / di Francesco Petrarca; volgarizzate e dichiarate con note da Giuseppe Fracassetti. - Firenze : Le Monnier, 1879-1870. - 2 v. 499 p, ; 587 p. ; 19 cm.
Cura:
Giuseppe Pracassetti
Licenza:

Data:
7 aprile 2010
Opera elenco:
S
Soggetto BISAC:
FICTION / Classici
Affidabilità:
Affidabilità standard
Impaginazione:
Vittorio Volpi, vitto.volpi@alice.it
Pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
Revisione:
Carlo Romolo, carloromolo@ymail.com
Traduzione:
Giuseppe Pracassetti