Dall’incipit del libro

La parola progresso suona nella bocca degli uomini d’ogni condizione, d ‘ogni partito, ma è da pochissimi, anzi quasi da nessuno compresa. I sorprendenti trovati della scienza che, applicati all’industria, al commercio, al vivere in generale, trasformano in mille guise i prodotti, sono fatti innegabili: noi vediamo, ove erano gruppi di capanne, sorgere superbe città; campi aspri e selvaggi squarciati dall’aratro, e resi fecondi; selve, monti, mari, superati; rozzi velli trasformati in finissime stoffe; le intemperie vinte con l’arte; le tenebre cacciate da fulgidissima luce; il navigar contro i venti; il percorrere con portentosa celerità sterminate distanze; finanche il fulmine reso rapido messaggiero dell’uomo; l’immensità dei cieli, le viscere della terra esplorate; gli astri, gli animali, i vegetabili, i minerali, tutti studiati, classificat i, misurati… Se questo è il progresso, niuno può negarlo o non comprenderlo. Ma cotesto accrescimento continuo del prodotto e de ll’umano sapere, spande egualmente la prosperità su tutti? Suscita nell’uomo il sentimento del proprio diritto, della dignità? Garantisce la libertà, garentisce il popolo dall’usurpazione di pochi, rende forse impossibile, sotto ogni forma, la schiavitú, ed assicura l’indipendenza dell’uomo dal l’uomo, o almeno ne libra su giusta lance le correlazioni? Ognuno che vuol manifestare francamente la propria opinione, ognuno che studia la storia, che osserva il presente, risponderà: no, l’ apogeo della civiltà romana, il secolo d’Augusto fu il perigeo della libertà; i rozzi italiani dell’XI secolo erano liberi, e vilissimi piaggiatori quelli del civilissimo secolo di Lorenzo De’ Medici; i Francesi dello splendido secolo di Luigi XIV non furono che spregevoli cortigiani. Ove riscontrasi, adunque, il continuato miglioramento dell’umane condizioni? Quale sarebbe il tipo ideale d’una società perfetta? Quella in cui ognuno fosse nel pieno godimento de’ proprî diritti, che potesse raggiunger e il massimo sviluppo di cui sono suscettibili le proprie facoltà fisiche e morali, e giovarsi di esse senza la necessità, o d’umiliarsi innanzi al suo simile o di sopraffarlo: quella società, insomma, in cui la libertà non turbasse l’eguaglianza; quella in cui in ogni uomo il sentimento fosse d’accordo con la ragione, e che niuno fosse mai costretto di operare contro i dettati di questa, o soffocare gli impulsi di quello. In tal caso l’uomo manifesterebbe la vita in tutta la sua pienezza, e però potrebbe dirsi perfetto. Ma chi trovasi piú lontano da questo ideale, il mercante e il dottrina rio moderno, o il cittadino romano, il greco, e lo stesso italiano del XI secolo? La risposta non è dubbia, e facendo paragone del presente col passato, saremmo indotti a credere che i miracoli del vantato progresso nascondano il continuo peggioramento del genere umano. Libera la mente da idee preconcette o da sistemi, faremo ricerca di questa legge del progresso e del modo come essa opera.

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titolo:
La rivoluzione
titolo per ordinamento:
rivoluzione (La)
autore:
opera di riferimento:
Carlo Pisacane La rivoluzione Giulio Einaudi editore 1970 Nuova Universale Einaudi, 115
licenza:

data pubblicazione:
28 dicembre 2000
opera elenco:
R
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Claudio Ermini, clapon@centroin.i
pubblicazione:
Maria Mataluno, m.mataluno@mclink
revisione:
Catia Righi, catia.righi@risorse