Dall’incipit del libro:

S’era innamorato di Andreina Vigonzi nella estate precedente, quand’ella era venuta pe’ bagni, coi genitori. Le madri erano state compagne di collegio e avevano conservata la buona amicizia malgrado la lontananza e le vicende diverse, moglie una al ricchissimo banchiere Vigonzi, l’altra ad un segretario di Prefettura, che dopo vent’anni la lasciò vedova e mal provveduta. Paolo, suo umico figlio, aveva allora appena compiuti gli studi di liceo e si disponeva ad iscriversi nella facoltà di Lettere all’Università di Padova. Ella voleva fargli continuare gli studi malgrado le strettezze, quando ammalò di artritide che diventò cronica. Il giovane sentì l’obbligo di starle vicino e di procurarle una vita meno stentata; si pose alla ricerca d’un impiego, e dopo aver percorsa la via crucis che avvilisce le belle menti ed i giovani cuori, ottenne un posto nell’amministrazione del Monte di Pietà. Da allora fu sua cura di procurare le maggiori comodità possibili alla madre inferma, vivendo egli ritiratissima vita. Vita di nojoso lavoro all’ufficio, di malinconi che meditazioni nelle ore libere, in cui il ricordo delle speranze deluse, l’ amarezza delle inclinazioni in tellettuali dovute reprimere e dei contrariati istinti di lusso a cui lo portava la sua natura amante del bello, gli rappresentavano scolorato e triste il presente, desolatamente bujo l’avvenire. Una certa pigrizia gl’impediva di conquistarsi, a furia di attività, una posizione diversa, più consentanea a’ suoi gusti ed alla sua indole. Fatale pigrizia che trovava scusa a sè stessa nella avversità della sorte, e lasciava maggiormente sviluppare in lui la tendenza al fantasticare, a cercare ne’ sogni il compenso della realtà, mentre a, sua volta influiva a renderlo sempre più passivo, a tenerlo sempre più lontano dalla vera lotta dei forti. Tutta l’attività di cui era capace si concentrava e si esauriva nella fantasia, lasciandogliene appena quel tanto che bastava a compiere il meschino quotidiano dovere. Così nelle cose del cuore; adorava l’amore, ma a venticinque anni non aveva ancor saputo trovare una donna da amare; e la sua anima s’inabissava ognor più in un vuoto doloroso. Quando sua madre lo pregò di preparare un alloggio conveniente ai Vigonzi, persone ricche ed eleganti, egli ci si mise di mala voglia; ma poi, il suo innato buon gusto si risvegliò e si occupò dell’addobbo con minuziosa cura. Il salottino delle signore e la camera della fanciulla gli stavano sopratutto a cuore; li fece adornare di piante, di fiori e di oggetti artistici sapientemente scelti; la giovane dea sarebbe soddisfatta? Ed era proprio una giovane dea, quella che scese dal vagone, splendida nella semplicità studiata di un costume da viaggio! Da quel giorno, e per tre mesi, egli visse una doppia vita; quella solita del travet nelle ore d’ufficio, quella dei touristese dei bagnanti nelle ore libere che dedicava ai Vigonzi. In quel contatto giornaliero, la bellezza scultoria d’Andreina, non iscompagnata in lei dalle grazie più civettuole, lo ebbe presto ammaliato. Ella, vana e frivola, si compiaceva di quell’omaggio d’amore e si divertiva delle smanie crescenti del giovane, non potendo nella piccola mente indovinarne il sentimento profondo. Non un istante le passò pel capo di potergli appartenere, lei ricca e bellissima, vagheggiata da’ giovani più ricchi e più alla moda, di poter divenir la moglie di quel bello, ma povero e oscuro impiegatuzzo.

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titolo:
Racconti veneziani e novelle sentimentali
titolo per ordinamento:
Racconti veneziani e novelle sentimentali
autore:
opera di riferimento:
Racconti veneziani e novelle sentimentali / Virginia Olper Monis. - Milano : Casa editrice Baldini & Castoldi, 1901. - 325 p. ; 20 cm. - (Biblioteca Moderna; 102)
licenza:

data pubblicazione:
30 maggio 2008
opera elenco:
R
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paolo Alberti, paoloalberti@iol.it
pubblicazione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
revisione:
Andrea Pedrazzini, andreacarlo.pedrazzini@fastwebnet.it