Ugo Ojetti

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Ugo Ojetti2017-06-13T13:00:50+00:00

Ugo OjettiUgo Ojetti nacque a Roma il 15 luglio 1871. Il padre Raffaele era un noto architetto e la madre era Veronica Carosi di Spoleto.

Si laureò in giurisprudenza e iniziò la carriera giornalistica. Al suo esordio collaborò alle riviste “Tribuna” e “Nuova Rassegna” e, con lo pseudonimo “il Conte Ottavio”, tenne dal 1904 al 1908 una rubrica nell’“Illustrazione italiana”. Fin dal 1898 collaboratore del “Corriere della Sera”, ne fu direttore nel biennio 1926-27.

Si sposò nel 1905 con Fernanda Gobba e si stabilì a Firenze. Fondò e diresse le riviste “Dedalo” (dal 1920 al 1933) dedicata alle arti figurative; “Pegaso” (dal 1929 al 1933) rivista di letteratura. Dal 1933 diresse “Pan” rivista di lettere musica e arte. Ha fatto parte del consiglio direttivo dell’Enciclopedia Italiana, nella quale fu anche direttore della sezione Arte fino al 1929. Dal 1930 fu accademico d’Italia.

La sua attività è spaziata da relazioni giornalistiche, scritti narrativi, saggi e critica d’arte. Questi ultimi caratterizzati da vivacità di stile, che conferma le sue doti di scrittura giornalistica, seppure non supportata da altrettanta competenza artistica.

Tra le opere narrative, troppo spesso caratterizzate da un’imitazione dannunziana e di scuola francese, primeggia, unica forse non totalmente dimenticata Mio figlio ferroviere. I Ricordi di un ragazzo romano sono invece interessanti note autobiografiche.

Molti suoi libri sono nati dai suoi viaggi ed in questi le sue qualità di cronista attento emergono, e lo collocano tra i più attenti testimoni di vent’anni di vita italiana, pur se venati dal conformismo e e dai giudizi lapidari che gli provengono dall’entusiasmo con il quale aderì al fascismo (fu firmatario nel 1925 del Manifesto degli intellettuali fascisti) che gli impedì in pratica di abbinare alle testimonianze una meditazione approfondita e interpretativa di ciò che andava a testimoniare. Nei Taccuini, pubblicati postumi nel 1965, si documenta lo smarrimento della rovina del mondo nel quale aveva creduto e in cui aveva vissuto.

All’inizio della sua carriera (1892) scrisse anche un volume di versi, Paesaggi, e successivamente (1905 e 1910) due opere teatrali Un Garofano e, in collaborazione con Renato Simoni, Il matrimonio di Casanova. Morì a Fiesole nella sua villa dove si era ritirato il primo gennaio 1946, dopo essere stato radiato dall’ordine dei giornalisti per la sua adesione alla repubblica di Salò.

Fonti:

  • Pancrazi: Scrittori italiani del Novecento. Bari 1934.
  • Gargiulo: Letteratura italiana del novecento, Firenze, 1940.
  • C. Ceccuti-M.Vannucci: Immagini nelle parole: Ugo Ojetti, Milano 1978.

Note biografiche a cura di Paolo Alberti

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

  • Mio figlio ferroviere
    Romanzo
    Romanzo ispirato – alla vigilia della crisi del sistema democratico – a un brillante disegno di satira politica. Apprezzato dal pubblico e persino da D’Annunzio che scrisse una lettera di congratulazioni all’autore, resta oggi in pratica l’unica opera ricordata dell’Ojetti. Pubblicato nel 1922, cioè nello stesso anno della «marcia su Roma».
  • Ritratti d’artisti italiani
    Con il suo abituale stile giornalistico e con grande efficacia, Ojetti tratteggia notizie di vita e di percorso artistico di 14 pittori e scultori italiani attivi tra fine Ottocento e primi anni del Novecento, non mancando si sottolineare il proprio apprezzamento per un’arte paesaggistica che stava in quegli anni per cominciare ad essere emarginata.
  • Le vie del peccato
    Siamo in un'epoca e di fronte a una mentalità nella quale le “vie del peccato” sono ancora spesso concepite come popolate esclusivamente da donne che “cadono” e uomini che “trionfano”. Così è in questa raccolta di novelle dove adulteri, seduzioni, tradimenti sono i “peccati” di cui si parla, in un tono un po' frivolo, fra psicologico e mondano.
 
autore:
Ugo Ojetti
ordinamento:
Ojetti, Ugo
elenco:
O