Attilio Regolo2018-02-21T16:43:21+00:00

Dall’incipit del libro:

LICINIO. Sei tu, mia bella Attilia? Oh dei! confusa
fra la plebe e i littori
di Regolo la figlia
qui trovar non credei.

ATTILIA. Su queste soglie
ch’esca il console attendo. Io voglio almeno
farlo arrossir. Più di riguardi ormai
non è tempo, o Licinio. In lacci avvolto
geme in Africa il padre; un lustro è scorso:
nessun s’affanna a liberarlo; io sola
piango in Roma e rammento i casi sui.
Se taccio anch’io, chi parlerà per lui?

LIC. Non dir così; saresti ingiusta. E dove,
dov’è chi non sospiri
di Regolo il ritorno, e che non creda
un acquisto leggier l’Africa doma,
se ha da costar tal cittadino a Roma?
Di me non parlo; è padre tuo; t’adoro;
lui duce appresi a trattar l’armi; e, quanto
degno d’un cor romano
in me traluce, ei m’inspirò.

ATT. Fin ora
però non veggo…

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Opera:
Attilio Regolo
Opera ordinamento:
Attilio Regolo
Autore:
Fonte:
Pietro Metastasio. Opere. A cura di Mario Fubini. Riccardo Ricciardi Editore, Milano-Napoli, 1968
Cura:
Mario Fubini
Licenza:

Data:
25 febbraio 1997
Opera elenco:
A
Soggetto BISAC:
FICTION / Classici
Affidabilità:
Affidabilità standard
Impaginazione:
Marina De Stasio
Pubblicazione:
Marco Calvo, http://www.marcocalvo.it/
Revisione:
Marina De Stasio
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