Octave Mirbeau

Octave Mirbeau (Trévières, 16 febbraio 1848 – Parigi, 16 febbraio 1917) è stato un giornalista, scrittore, critico d’arte, saggista, drammaturgo e reporter di viaggio francese che, cosa assai rara, ha goduto sia del favore delle avanguardie letterarie e artistiche, sia del popolo di mezza Europa. Esponente dell’Impressionismo e dell’Espressionismo letterari, le sue opere sono state tradotte in trenta lingue.

Fino al 1884-1885, anni che costituiscono una vera e propria svolta nella sua carriera artistica, ha scritto per gli altri: è stato un giornalista al servizio dei bonapartisti e della destra (ha collaborato a L’Ordre de Paris ed al Gaulois), e un “negro” (ghostwriter) letterario, dopo di che ha iniziato a volare con le proprie ali. Da quel momento in poi la sua penna non ha mai smesso di servire i valori etici ed estetici cui s’ispirava.

Simpatizzante dell’anarchismo e ardente dreyfusardo (cf. Combats politiques e L’Affaire Dreyfus), per anni ha incarnato la figura dell’intellettuale politicamente impegnato, pur rimanendo svincolato da ingerenze partitiche. In particolare, durante l’Affare Dreyfus, in agosto 1898, è lui che pagó la multa e le spese del processo di Émile Zola per J’accuse : 7 555,25 franchi. Il compito assegnatosi, infatti, è stato innanzitutto quello di rimanere lucido e di costringere i contemporanei a guardare in faccia ciò che generalmente evitavano di guardare per paura di rimanerne traumatizzati.

Critico d’arte, ha lottato in nome dei « grandi dèi del suo cuore »: in particolare si è fatto il paladino di Auguste Rodin, Claude Monet, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Félix Vallotton, Édouard Vuillard e Pierre Bonnard, oltre a scoprire il talento o il genio di Vincent van Gogh, Camille Claudel, Aristide Maillol e Maurice Utrillo (cf. i suoi Combats esthétiques).

Critico letterario e membro dell’Académie Goncourt, è stato un ammiratore di Tolstoj, Dostoevskij, Ibsen e Knut Hamsun, ha fatto conoscere Maurice Maeterlinck e Marguerite Audoux, ha preso la difesa di Léon Bloy e Oscar Wilde, ha sostenuto Remy de Gourmont, Marcel Schwob, Alfred Jarry, Charles-Louis Philippe, Émile Guillaumin, Jules Renard, Valery Larbaud, Marguerite Audoux e Léon Werth (cf. i suoi Combats littéraires).

Dopo aver scritto una decina di romanzi come “scrittore ombra” (cinque sono consultabili su Internet, sul sito delle edizioni du Boucher, per esempio L’Écuyère, 1882, e La Belle Madame Le Vassart, 1884), Mirbeau ha fatto il suo ingresso ufficiale nel mondo della letteratura con un testo destinato a suscitare aspre polemiche, Le Calvaire (1886). Nel romanzo, a carattere fortemente autobiografico, l’autore si libera, grazie alla scrittura, dei traumi generati in lui dalla passione devastante per una donna di facili costumi, Judith Vinmer, che, nell’opera, porta il nome di Juliette Roux.

Nel 1888 pubblica L’Abbé Jules, primo romanzo dostojevskiano e pre-freudiano della letteratura francese, ammirato da Tolstoj, in cui compaiono due personaggi particolarmente affascinanti: il reverendo Jules e padre Pamphile.

In Sébastien Roch (1890) elabora un altro trauma esistenziale, quello del periodo trascorso nel collegio religioso di Vannes e delle sofferenze patitevi, violando un tabù durato per oltre un secolo: lo stupro degli adolescenti da parte dei preti.

Dopo di che attraversa una grave crisi esistenziale e letteraria, nel corso della quale, tuttavia, pubblica a puntate uno straordinario romanzo pre-esistenzialista sulla tragedia dell’artista, Dans le ciel (Nel cielo), in cui compare un pittore, Lucien, direttamente ispirato alla figura di Van Gogh.

All’indomani dell’affare Dreyfus, che rafforza il suo già spiccato pessimismo, dà alle stampe due romanzi considerati “scandalosi” dai benpensanti, testi destinati ad avere un enorme successo in tutto il mondo (tradotti in una trentina di lingue, sono tuttora costantemente ristampati dappertutto nel mondo): Le Jardin des supplices (1899) e Il diario di una cameriera (Le Journal d’une femme de chambre) (1900). Già in queste opere, ed anche, a fortiori, in Les 21 jours d’un neurasthénique (1901), il genere romanzesco tradizionale subisce duri attacchi, poiché Mirbeau pratica la tecnica del collage, perverte i codici di verosimiglianza e di credibilità romanzesca, e svela l’ipocrisia delle norme morali comunemente in uso.

La morte del vecchio romanzo con velleità realistiche, tuttavia, sopraggiunge con le ultime due opere in prosa, La 628-E8 (1907) – pubblicato senza La Morte di Balzac, capitolo rimosso all’ultimo momento – e Dingo (1913), in cui l’autore dà libero sfogo alla sua fantasia. Mirbeau rinuncia ai sotterfugi rappresentati dai personaggi romanzeschi e mette sé stesso in scena in qualità di scrittore, inaugurando così il genere dell’autofinzione. Per protagonista non sceglie più degli esseri umani, bensì la sua stessa automobile Charron (la famosa “628-E8”), ed il suo cane, Dingo. Rinuncia a qualsiasi trama romanzesca e ad ogni tentativo di composizione, alla maniera di Balzac o di Zola,ubbidendo soltanto alla propria fantasia. Infine, senza curarsi affatto del “realismo”, moltiplica le caricature, le esagerazioni e gli spropositi per meglio aprire gli occhi del lettore. Così facendo, Mirbeau ritrova la totale libertà di romanzieri come François Rabelais, Laurence Sterne, Miguel de Cervantes e Denis Diderot e annuncia alcuni romanzieri del XX secolo.

Dopo il mezzo successo della sua tragedia proletariana, Les Mauvais bergers (I cattivi pastori) (1897), Ottavio Mirbeau ha conosciuto al teatro un trionfo mondiale con una grande commedia classica, di costumi e caratteri, che s’inscrive nella tradizione di Molière : Les affaires sont les affaires (Gli affari sono gli affari) del 1903. Il protagonista porta simbolicamente il nome d’Isidore Lechat ed è il prototipo del moderno affarista, prodotto del nuovo mondo, capace di trarre vantaggio da qualsiasi cosa e di avere mire espansionistiche sul mondo intero.

Nel 1908, al termine di una lunga battaglia giuridica e mediatica, Mirbeau riesce a far rappresentare alla Comédie-Française un’opera a carattere scandalistico, Le Foyer (Il Focolare), in cui viola un altro tabù: lo sfruttamento economico e sessuale di adolescenti in un pensionato a scopi “caritatevoli”…

Mirbeau ottiene anche che vengano rappresentate sei opere in un solo atto, estremamente innovatrici, pubblicate in un secondo momento con il titolo di Farces et moralités (Farse e moralità) (1904). Numerose sono le anticipazioni del teatro di Bertold Brecht, Marcel Aymé, Harold Pinter ed Eugène Ionesco che vi si possono ritrovare, così come le contestazioni di ordine prettamente linguistico (l’autore demistifica la legge e ridicolizza sia il discorso dei politici sia quello degli innamorati).

Mirbeau non è mai caduto nell’oblio e non ha mai smesso di essere pubblicato. Spesso, però, è stato letto male — per esempio, come romanziere naturalista o erotico –, la sua sterminata produzione è stata ridotta a tre opere maggiori, e, siccome era letterariamente e politicamente scorretto, la sua figura ha attraversato un lungo periodo d’incomprensione da parte di autori di manuali scolastici e di storie letterarie.

Fortunatamente, da una ventina di anni a questa parte, molte opere sconosciute sono state pubblicate (Contes cruels, Lettres de l’Inde, L’Amour de la femme vénale, Combats esthétiques, Combats littéraires, Dialogues tristes, Correspondance générale…), e Mirbeau viene riscoperto nella sua ricchezza e complessità, il che permette di misurare meglio il ruolo importante da lui svolto, tanto sulla scena politica, letteraria e artistica della Belle époque quanto nell’evoluzione dei generi letterari.

Note biografiche tratte e riassunte da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Octave_Mirbeau

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autore:
Octave Mirbeau
ordinamento:
Mirbeau, Octave
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