Massimo Mongai

///Massimo Mongai
Massimo Mongai 2017-07-19T14:04:12+00:00

Questa è la mia mini-auto-biografia che è stata pubblicata in coda a “Memorie di un cuoco d’astronave”. Per quel che vale, la ripropongo tale e quale.

Massimo Mongai

Massimo Mongai

Sono nato a Roma (meglio: alla Garbatella, quartiere di principi e re) il 3 Novembre 1950 (ebbene sì, Scorpione), da padre toscano e madre friulana, ma romano a tutti gli effetti anche per convinzione etnica. Ho cominciato a leggere fantascienza a dodici anni, un volume rilegato (di cui ho dimenticato titolo e autore, ma non la storia) prestatomi da mio cugino Tonino, e, semplicemente, non ho più smesso.

Asimov, Van Vogt, Poul Anderson ma soprattutto Philip Josè Farmer i preferiti di sempre, da sempre. Ma anche molto del resto. Alle letture di fantascienza, sempre presenti, ho abbinato una laurea in giurisprudenza (un errore di gioventù), le letture di Linus e del Paperino di Carl Barks, Balzac e Tex Willer, Freud e Mafalda, Rex Stout e Kafka e via mescolando. Anni fa un amico mi disse che la fantascienza gli piaceva “… perché non ha limiti, uno legge e può passare da un pianeta ad un altro, da una galassia ad un’altra, da un millennio all’altro, restando sempre a casa propria”. Mi riconosco molto in questa immagine della fantascienza, quella della fantasia senza limiti o quasi, ma mai senza regole. E questo mi sembra il punto fondamentale: la buona fantascienza potrà non aver limiti spazio temporali, ma senza dubbio ha delle regole. Quali, beh, non sarò così pazzo da tentare di descriverle o peggio dettarle io, ma ci dovremmo essere intesi.

Liceo, politica, università, servizio militare, politica, laurea, poi la grossa fortuna di vincere un concorso all’Università di Roma (vice capufficio dell’archivio e protocollo, poi bibliotecario ad Architettura!), poi la grossissima fortuna di un momento di follia per cui me ne vado proprio, iniziando una carriera quindicennale di art prima e copywriter poi, sia per agenzie che per aziende che come free-lance; carriera che interrompo due anni fa [1995, N.d.R.] iniziandone un’altra di sceneggiatore: sono ai miei inizi in questo campo, guadagno pochissimo e litigo in continuazione con tutti, quindi mi diverto un sacco!

En passant, ho girato per il mondo appena ho potuto, in autostop o in aereo, con lo zaino o le valigie: in America per la prima volta nel ’70, e poi altre volte, e poi altrove un po’ dappertutto, ad un certo punto facilitato dai biglietti aerei gratis frutto del mio primo matrimonio con una dipendente dell’Alitalia, la grande, mitica Paola; e pensate che dopo la separazione e fino al divorzio, dodici anni dopo, grazie ai buoni rapporti che ancora durano, i biglietti non sono cessati: ebbene sì, un separato (non un divorziato) ha gli stessi diritti ai biglietti aerei quasi gratis di un coniuge…
Insomma, cucine “aliene” ne ho mangiate tante.

Al primo divorzio è seguito (dopo un po’; dopo un bel po’) un secondo marimonio con Daniela, che non ha nessuna intenzione di concedermi a sua volta un divorzio (pena l’eliminazione fisica, nel senso che mi ammazza) per cui ho deciso di fermarmi ed essere felice. Ho interrotto una carriera anche in questo caso, anche se, pur tentando, non sono mai riuscito a battere dei veri record. Però ci ho provato.

L’idea di scrivere la storia di un cuoco su una astronave mi è venuta tre anni fa ad un ristorante (ovviamente). Ero stato a San Marino a ritirare la targa per il sesto posto al Premio Courmayeur, che avevo vinto con un racconto breve. Ero entusiasta del risultato (non avevo mai scritto prima niente di fantascienza), dell’atmosfera, e di altre cose annesse al “fandom”. Sulla strada del ritorno, in questo ristorante, parlando con Daniela del più e del meno, sostenevo la mia preferenza della fantascienza di genere puro (per intendersi: space opera, mostri-dagli-occhi-d’insetto, raggi disintegratori, mutanti e viaggi nel tempo) rispetto a quella caratterizzata da vari ed eventuali tipi di intellettualismi (e no, non scendo in particolari, non è questa la sede e non voglio creare equivoci; e poi è solo un parere fra tanti). E pontificavo come mio solito su cosa è stato scritto e su quali argomenti e di come la fantascienza sia quel tipo di letteratura il cui “topos” può essere fatto di tutti i “topoi” degli altri generi (nozione che condivido ma non mia, credo di Renato Pestriniero), compreso ad esempio le detective stories, i romanzi d’avventure nel west, nei mari nel sud, sui velieri…

E mi è venuta in mente quella volta che ho fatto per due mesi il cuoco su una barca a vela di 38 metri, il “Black Swan”, che faceva charter in Turchia. Beh, è stato un lampo! Quali sarebbero i problemi di un cuoco su un astronave? Si può fare un soufflee in assenza di gravità? E sono partito dalla mia esperienza personale: in fondo una barca vela di 38 metri varata nel 1897 (pensate: negli anni trenta era di proprietà di Errol Flynn! Giuro!) vi assicuro che qualcosa in comune con un’astronave ce l’ha e i problemi di cambusa di Rudy “Basilico” Turturro li ho avuti quasi pari pari: ci pensate cosa vuol dire comprare e stivare da mangiare a da bere per quindici persone per i due, tre giorni di navigazione ininterotta fra un porto e l’altro, sulla costa Turca? E cucinare per un equipaggio di sei turchi (compreso un musulmano praticante), una mezza dozzina di italiani in vacanza, ricchi, viziati e paganti, uno skipper franco-armeno con una fidanzata romana sempre a dieta? Pensate poi che il viaggio è finito perché un marinaio, per un incidente di bordo, è morto e la polizia è salita a bordo a Bodrum ed ha arrestato lo skipper (giuro). Ma questa è un’altra storia che vi risparmio.

Sono entusiasta ed orgoglioso di aver vinto il Premio Urania (come hanno imparato a loro spese Daniela ed i miei amici e parenti, poverini) e non ci speravo. No, non è vero, ci speravo (spes ultima dea) ma non ci credevo. Beh, se vi va di scrivere fantascienza, fatelo e spedite i romanzi o i racconti ai premi. Tormentate le giurie! La mia esperienza in materia è stata esaltante e giuro che non conosco nessuno né nelle giurie né nel giro. Come si dice a Roma: “…se po’ fa’, è solo quistione de tigna”. Io, mi sa che ci riprovo. Che dire ancora? Sono un motociclista da 28 anni (Guzzi Custom 650), velista dilettante (un vaurienne al lago di Bracciano), voto (sconsolatamente) per l’Ulivo, nel pieno rispetto del voto contrario (che sospetto altrettanto sconsolato), sono un romano cui piace Roma ma anche Milano (ma mi accoro per Bossi…), mi piacciono i narcisi (nel senso di fiori), i profumi della Farmacia di Santa Maria Novella a Firenze. E la pasta. La pasta tanto. Ovviamente, sono un cuoco dilettante, ed ho imparato da mia madre, grande cuoca, il principio fondamentale della cucina corretta: occorre sempre mangiare a gusto proprio senza dare retta a nessuno. Ma questo, se siete arrivati a questo punto lo sapete già. Ebbene sì, sono sovrappeso e a dieta dal 1974.

Devo a Renato Pestriniero anche la scoperta del concetto di “letteratura non mimetica” (contrapposta a quella “mainstream”) all’interno della quale si posizionerebbe la fantascienza. Beh, sapete cosa vi dico? Ne ho letta tanta di entrambi i tipi, ma sulla famosa isola deserta, dove sogniamo o temiamo di poter finire, dovendo scegliere solo pochi libri da portarsi appresso, credo proprio che la maggior parte sarebbero di fantascienza.

Note biografiche tratte da “Memorie di un cuoco d’astronave
Arnoldo Mondadori Editore.

Massimo Mongai ci ha lasciati il 1 novembre 2016.

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

 
Autore:
Massimo Mongai
Ordinamento:
Mongai, Massimo
Elenco:
M