Si ringrazia la casa editrice Interlinea che ci ha messo a disposizione una copia dell’opera.

La Gente per bene, leggi di convivenza sociale è un piccolo galateo, dedicato in modo privilegiato alle donne, scritto dalla Marchesa Colombi (pseudonimo, tratto da una commedia di Paolo Ferrari, di Maria Antonietta Torriani Torelli Viollier) e dato alle stampe la prima volta nel 1877, a Torino. In quegli anni la Marchesa Colombi collaborava a diversi giornali e riviste, come opinionista esperta di moda e buone maniere (La Gente per bene è stato pubblicato dal Giornale delle donne!). Si tratta, come sostiene l’autrice nella prefazione «Agli editori» contenuta nell’edizione del testo del 1891, di «leggi di cortesia messe giù alla buona in meno di un mese», che ebbero subito un notevole successo.

Il libro è suddiviso in sei parti, rispecchianti sostanzialmente il ciclo della vita della donna (si va dalla “bambina”, alla “signorina”, alla “signora” alla “vecchia”), articolate a loro volta in capitoli che toccano varie altre figure sociali (dalla “sposa” alla “mamma”, alla “zitellona”). Il testo rappresenta un tipico esempio della cifra stilistica della scrittrice: il periodare è asciutto e ironico, pervaso da uno humour leggero, e va ben oltre gli stereotipi narrativi dei galatei di tutti i tempi; vi sono annotati i cambiamenti avvenuti nella borghesia italiana, arrivando così il libello a trasformarsi in una vera e propria analisi della società ottocentesca di fine secolo.

La Marchesa Colombi non rinuncia a stigmatizzarvi usi consueti ma non più condivisibili nella società di allora, dando particolare rilievo (come non sorprende in una scrittrice che ha fatto della lotta femminista un punto fermo della sua esistenza sociale e del suo impegno letterario) alla promozione del ruolo della donna e al rispetto della persona in generale. Anche in questo testo, come nei più celebri scritti della Marchesa Colombi, troviamo l’idea di una scrittura che deve avere una forte valenza sociale: scrivere è l’unica cosa che si poteva (e soprattutto si doveva) fare per rispondere alle necessità del tempo. Una scrittura intenzionale e interpersonale, tutta calata nella socialità, che, anche in un genere letterario come il trattato di buone maniere, generalmente ingabbiato in una struttura fissa percorsa da motivi topici, riesce ad essere antiretorica, a denunciare l’ipocrisia dell’epoca, senza per questo valicare i confini della propria tradizione culturale di riferimento. La scrittrice infatti, come si evince chiaramente dal sottotitolo dell’opera, si pone comunque nel solco della tradizione inaugurata nel XVI secolo dal Della Casa («i galatei di tutti i tempi che verranno, non sono altro che l’eredità di Monsignor Della Casa»): le piccole virtù delle buone maniere non sono mere affettazioni formali ed esteriori di buona educazione, ma rispecchiano ancora le grandi leggi della società, del viver civile. La volontà di porsi “dentro” la tradizione è d’altronde presente anche nell’introduzione dell’edizionedell’opera sopra citata: qui la scrittrice ripone modestamente il merito del successo del suo libro nelle «buone regole di vita» attinte nei galatei antichi e moderni, italiani e stranieri, presentando la sua operazione come la raccolta di «cose sparse», raccolta che doveva fare del suo elaborato uno strumento di «utilità pratica».

La gente per bene è stato quindi concepito come un “galateo moderno”, guida per chi, per ragioni storico-familiari, non era potuto venire in contatto con doveri e convenienze sociali, in questo modo aiutando a non sfigurare nelle circostanze della socialità. Se in questo testo “d’intrattenimento” il tono è comunque cauto, garbato, modesto, la vena ironica che lo pervade mostra tutta la sua forza dissacratoria nei confronti di quella cultura che vuole fare guardare il mondo come «un perpetuo idillio». Quelle che la Marchesa Colombi racconta sono storie moderne, scritte con uno stile semplice ma di grande capacità comunicativa: la scrittrice conosce la consolazione che la letteratura poteva dare al suo pubblico di donne, l’importanza che per esse poteva avere la lettura, nell’ottica di un loro riscatto sociale. Ecco un esempio di come la scrittrice si rivolge alle sue connazionali: «La civiltà francese fa della fanciulla una bambola, muta, compassata, insignificante, tutta artificio. Le inglesi sono severe, fredde, vaporose. Le americane sono emancipate. Le tedesche sono libere. Loro sono italiane; hanno lo spirito vivace, l’immaginazione pronta; sono entusiaste ed espansive. Volerle ridurre come automi modellati su figurine straniere, sarebbe una profanazione, una finzione. Siano loro stesse». La denuncia sociale, presente in questo libello d’evasione come in tutta la produzione “impegnata” della Marchesa Colombi, ha tanta efficacia proprio perché il suo stile è sì ironico ma mai esasperato.

Nota a cura di Sara Ciccolini.

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titolo:
La gente per bene
titolo per ordinamento:
gente per bene (La)
descrizione breve:
Il libro è suddiviso in sei parti, rispecchianti sostanzialmente il ciclo della vita della donna (si va dalla “bambina”, alla “signorina”, alla “signora” alla “vecchia”), articolate a loro volta in capitoli che toccano varie altre figure sociali (dalla “sposa” alla “mamma”, alla “zitellona”).
autore:
opera di riferimento:
"La gente per bene" de La Marchesa Colombi, Interlinea Edizioni Novara, 2000, Indirizzo Internet: http://www.interlinea.com/ Ristampa anastatica dell'edizione 1893 Libr. Edit. Galli di C. Chiesa & F. Guindani.
licenza:

data pubblicazione:
2 gennaio 2001
opera elenco:
G
ISBN opera di riferimento:
88-8212-215-8
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Marina De Stasio, Marinads@tiscali.it
pubblicazione:
Maria Mataluno, m.mataluno@mclink.it
revisione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it