Pubblicata nel 1904, l’opera esalta quella americana come «la più potente e la più stabile delle società nuove», «il maggior laboratorio sociale dell’epoca nostra», «una democrazia d’atleti», individuando nel periodo coloniale le basi delle conquiste successive ma negando ai nativi indiani «qualsiasi importanza come fattore etnografico e politico sociale».

Dall’incipit del libro:

Delle società nuove, sorte su vergine suolo dalla vecchia Europa, gli Stati Uniti non sono soltanto quella che col suo territorio, la sua popolazione, le sue colonie, i suoi prodotti agricoli ed industriali, l’accumulazione del suo capitale, la coscienza infine superba della sua forza ha oggi il maggior peso sulla bilancia politica ed economica del mondo, ma anche quella che presenta l’assetto più stabile, frutto d’una vita nazionale ormai secolare, preparato da un periodo ancora più lungo di laborioso sviluppo. Mentre infatti gli altri paesi nuovi (Australia, Capo, Canadà, Sud-America) per l’origine affatto recente o della loro colonizzazione o della loro autonomia, per la poca densità degli abitanti, per l’immensità dei territori ancora da sfruttare sono appena usciti dal periodo delle origini, gli Stati Uniti hanno già una storia, la quale richiama ogni giorno più l’attenzione del pensatore, dello statista, del sociologo sulla varietà immensa delle forme e sulla grandiosità dei fenomeni, ch’essa offre. Di questa storia però male può comprendere lo spirito e lo stesso aspetto esteriore, chi non si riporta al periodo delle origini, al periodo cioè coloniale: in esso i germi di tutta la storia passata, presente e futura di questa «democrazia d’atleti», come nell’ovulo più microscopico l’animale più gigantesco. Gli stessi avvenimenti decisivi sopravvenuti nella società anglo-americana dopo l’emancipazione politica, l’acquisto cioè successivo del continente in tutta la sua larghezza, la navigazione transatlantica a vapore e lo sviluppo derivatone dell’immigrazione, che portò seco un movimento non più veduto di colonizzazione interna, le strade ferrate e le vie trascontinentali, la scoperta delle miniere d’oro e di argento, l’abolizione della schiavitù, se hanno cangiato l’aspetto di tale società, ne hanno lasciato intatte, può dirsi, quelle basi fondamentali, quei lineamenti imperituri, che il periodo delle origini aveva fissato.

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titolo:
Le origini degli Stati uniti d'America
titolo per ordinamento:
origini degli Stati uniti d'America (Le)
descrizione breve:
Pubblicata nel 1904, l'opera esalta quella americana come «la più potente e la più stabile delle società nuove», «il maggior laboratorio sociale dell'epoca nostra», «una democrazia d’atleti», individuando nel periodo coloniale le basi delle conquiste successive ma negando ai nativi indiani «qualsiasi importanza come fattore etnografico e politico sociale».
autore:
opera di riferimento:
Le origini degli Stati Uniti d'America / Gennaro Mondaini - Milano : U. Hoepli, 1904 - XVI, 459 p. ; 20 cm.
licenza:

data pubblicazione:
9 gennaio 2019
opera elenco:
O
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
STORIA / Generale
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Distributed proofreaders, https://www.pgdp.net/
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
pubblicazione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
revisione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it