Gaetano MoscaGaetano Mosca nacque a Palermo il primo aprile 1858.

Si laureò in giurisprudenza nel 1881 all’università di Palermo e presso la stessa università ottenne la libera docenza in diritto costituzionale nel 1885. Fu poi insegnante a Roma dal 1888 al 1896 e successivamente a Torino e a Milano alla Bocconi. Dal 1923 al 1933 insegnò storia delle dottrine politiche nuovamente all’università di Roma.

Fu deputato dal 1909 al 1919 e senatore dal 1919. Dal 1914 al 1916 fu sottosegretario alle colonie.

Nel 1884 uscì la sua prima opera, Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare, nella quale, mettendo a nudo incongruenze e malefatte del sistema parlamentare italiano, iniziava ad elaborare la sua teoria della classe politica in contrapposizione al paravento democratico. È proprio in questo testo che vengono fissate le linee generali di un pensiero che evolverà e si articolerà rimanendo sempre coerente alle premesse iniziali.

Nel 1887 uscì Le costituzioni moderne nel quale, tra le altre cose, vengono formulate proposte di riforme costituzionali tese a favorire il ceto degli intellettuali a svantaggio dei privilegi derivati dal censo.

La sua opera principale (Elementi di scienza politica) uscì nel 1896, e nel 1923 ne fu fatta una seconda edizione rinnovata ed ampliata. È in questo testo che prende la sua forma definitiva la teoria della classe politica proposta dall’autore e viene dettagliatamente esaminato in che modo una classe politica si forma, evolve ed esercita il potere. Parallelamente, in base a questa teoria, propone una interpretazione della teoria costituzionale antica e moderna.

Le idee del Mosca in proposito si inseriscono nel filone di pensiero aperto dagli scritti di Saint-Simon, Taine e Gumplowicz, che Mosca lesse fin dall’adolescenza, e si trovano ad essere in stretta analogia con la teoria che qualche anno dopo proporrà Pareto sulle élites e sulla loro circolazione. In estrema sintesi, il nucleo della teoria afferma che in ogni regime politico chi detiene il potere proviene sempre da una minoranza organizzata, la quale, in virtù di tale vincolante organizzazione, si impone alla maggioranza disorganizzata, giustificando il proprio dominio sulla base di “principi astratti” o “formula politica” che risulta essere l’insieme delle credenze sulle quali una classe politica fonda la legittimizzazione della propria occupazione del potere.

Nella pratica si tratta dell’operazione che consente di trasformare un potere di fatto in un potere di diritto. L’obiettivo di questa teoria è, secondo Mosca, di dimostrare che la “sovranità popolare” è una finzione anche in regime democratico, nel quale la minoranza organizzata in classe politica adopera i procedimenti elettorali, manipolati a dovere, per giungere al potere e per conservarlo.

Sulla base di questa teoria il Mosca tenta una classificazione dei regimi politici, individuandone, nel corso della storia, quattro: la città-stato dell’antichità, lo stato feudale, lo stato burocratico e lo stato rappresentativo. Tutto questo gli servì per osservare e stigmatizzare la degenerazione della classe politica al potere, la sua corruzione, i privilegi della ricchezza.

Non c’è dubbio che oggi affrontando questi argomenti si abbia decisamente più presente, sia tra i fautori di una riproposizione del liberalismo che fra gli avversari dello stesso, il pensiero di Pareto. Nonostante il nucleo originario delle idee sviluppate dal Pareto trovi le sue fondamenta appunto nel pensiero di Mosca (nel quale, per quasi unanime consenso a livello internazionale, risiedono gli elementi fondanti della scienza politica contemporanea) tuttavia la maggiore flessibilità e la più articolata esposizione ha finito per porre la dottrina delle élites tutta interna alla versione paretiana.

Forse le ragioni di questo possono ritrovarsi nel fatto che Mosca accusa il politico in quanto tale; più in linea con il senso comune, il politico si trova ad essere costantemente individuato come fonte di corruzione. Forse porre l’accento sull’opera di Pareto invece che su quella di Mosca concorre a mettere in secondo piano questo sospetto; resta tuttavia evidente come l’opera paretiana abbia largamente attinto dall’opera di Mosca.

Mosca combattè altresì le nuove istanze “proletarie” mettendone in evidenza miti, errori, prepotenze. Improntò la sua azione parlamentare alla difesa di una classe media intellettuale coerentemente alla sua convinzione che tendeva a privilegiare l’intelligenza riguardo alla ricchezza. Tutto il suo pensiero e atteggiamento fu coerente con questa sua linea. Fu quindi liberista in economia, si affiancò ai liberali nel contrastare il potere ecclesiastico, estremamente conservatore nella politica sociale. Egli stesso si autodefiniva “liberale ma non democratico”.

Tuttavia all’avvento del fascismo moderò il suo istintivo antiparlamentarismo e a tal uopo la seconda edizione degli Elementi contiene l’esortazione ai giovani di mantenere il regime politico ereditato dai padri e coerentemente si oppose in senato al disegno di legge fascista sulle prerogative del capo di governo.

Anche nel suo breve scritto La mafia il Mosca resta fedele al quadro d’insieme del suo pensiero. La mafia viene infatti presentata come un’élite che è stata capace di trarre vantaggio al meglio dai contrasti delle grandi potenze, dalle debolezze degli stati dinastici e dal collasso dell’organizzazione clericale-cattolica.

Suoi articoli si trovano su riviste come «Riforma Sociale», «Il circolo giuridico», «Bandiera Liberale», «Il pensiero moderno», «Social Forces».

Scrisse, (nel 1910) la prefazione al testo di Giovanni Sabini La riforma del sistema elettorale in Italia e (nel 1922) al libro di Luigi Federici Saint-Simon.

Le sue principali opere sono tradotte in inglese e francese.

Morì a Roma l’8 novembre 1941.

Bibliografia:

  • Sulla teorica dei governi e sul governo parlamentare (1884)
  • Questioni costituzionali (1885)
  • Sulla libertà della stampa: appunti (1885)
  • Le Costituzioni Moderne (1887)
  • Elementi di scienza politica (1896). Nuova edizione aumentata 1923 (1939); nel 1947 con prefazione di Benedetto Croce.
  • L America meridionale e l’avvenire della Lingua italiana (1899)
  • Lezioni di diritto Costituzionale (1905, 1906, 1911, 1912) Raccolte da vari studenti e laureandi.
  • Italia e Libia: considerazioni politiche (1912)
  • Per aver più pane: cause e rimedi della crisi alimentare (1918)
  • Lo stato città antico e lo stato rappresentativo moderno (1924)
  • Sul disegno di legge relativo alle “Attribuzioni e prerogative del capo del governo”: discorso del senatore Gaetano Mosca pronunciato nella seduta del 19 dicembre 1925 (1925)
  • Cenni storici e critici sulle dottrine razziste (1933)
  • Saggi di storia delle dottrine politiche (1927). Nuova edizione 1973
  • Encore quelques mots sur le Prince de Machiavelli (1925)
  • L’Utopia di Tomaso Moro e il pensiero comunista moderno (1927)
  • Partiti e sindacati nella crisi del regime parlamentare (1949)
  • Ciò che la storia potrebbe insegnare. Scritti di scienza politica (1958)
  • Scritti sui sindacati. A cura di Francesco Perfetti e Maurizio Ortolani (1973)
  • Gaetano Mosca, Guglielmo Ferrero: carteggio (1896-1934) a cura di Carlo Mongardini. Milano 1980
  • Uomini e cose di Sicilia; a cura di Vittorio Frosini, Palermo, 1980

Fonti:

  • Norberto Bobbio: Mosca e la scienza politica
  • Norberto Bobbio: Mosca e la teoria della classe politica, in: Saggi sulla scienza politica in Italia, Bari 1969
  • E. A Albertoni: Gaetano Mosca, Storia di una dottrina politica. Milano, 1978
  • V. De Caprariis, Profilo di Gaetano Mosca, in «Il Mulino», III, 1954.
  • Piero Flechia: Il problema della degenerazione criminale della politica nel modello delle élite di Gaetano Mosca (introduzione a Che cosa è la mafia, Viterbo, 1994).

Nota biografica a cura di Paolo Alberti.

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autore:
Gaetano Mosca
ordinamento:
Mosca, Gaetano
elenco:
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