Dall’incipit del libro

La guerra è stata dichiarata. L’infamia dunque ha vinto. Era necessario un tuffo nel sangue per lavare le ferite al popolo angariato. Era necessaria un’ubriacatura di odio per stornare dal suo capo le ire accumulate dall’ingiustizia. Ma non solo l’infamia ha vinto; ha vinto anche la mediocrità. Conosciamo bene e i fatti e gli uomini. Quattro delinquenti in marsina di ministri dovevano scrivere il loro nome, accanto a quello «dell’ultimo re», sulle pagine insanguinate della patria storia; una manata di generali, valorosi solo negli eccidi proletari, e tutta una gerarchia di militari di professione, doveva pur dimostrare che non s’ingrassa ad ufo nel trogolo dell’erario; una schiera d’industriali doveva guadagnar milioni per insifilidire la vita del nostro paese; una massa d’indegni pennaioli doveva pur dimostrare di saper scribacchiare un articolo sulle glorie avite incitante alla santa guerra, per non perdere gli scaracchi dei fondi segreti; perfino gli scaldapanche delle nostre scuole medie e delle nostre università, per guadagnare una miserabile promozione, senza esame, dovevano muoversi ed osannare alla guerra: tutto un gregge di parassiti, di traditori, di questurini, di racimolati in tutti i bassi e alti fondi sociali doveva avere, insomma, il suo quarto d’ora di celebrità. Questa cancrena è anche benedetta: non manca la benedizione del prete!

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titolo:
Diario di un disertore
titolo per ordinamento:
Diario di un disertore
autore:
opera di riferimento:
Diario di un disertore / Furio Sbarnemi i. e. Bruno Misefari - Firenze : La nuova Italia, 1973 : – XVI, 114 p. ; 21 cm. – (Quaderni del ponte ; 21)
licenza:

data pubblicazione:
19 ottobre 2010
opera elenco:
D
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paolo Alberti, paoloalberti@iol.it
pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
revisione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it