Letture su l'origine e la varietà delle razze umane

Il testo è tratto da una copia in formato immagine presente sul sito “Gallica, bibliothèque numérique de la Bibliothèque nationale de France” (http://gallica.bnf.fr/).

In questo studio sulle differenze e le affinità fra le popolazioni umane sono presenti tutti i pregi e tutti i difetti delle opere di Lombroso. Il rifiuto della trascendenza e la fiducia nella scienza e nel progresso convivono con evidenti vizi epistemologici (l’incapacità di distinguere le variazioni ereditarie dalle somazioni, l’uso affrettato della statistica, ecc.) tali da condurlo a conclusioni ridicole prima ancora che ripugnanti:

“Se stiamo alle lingue, abbiamo le razze a lingue chiocchianti, polisintetiche, monosillabiche, agglutinative, a flessione. Se stiamo alle arti, abbiamo le razze a strumenti di pietra e a strumenti di bronzo e di ferro, e le razze domatrici di animali, e le razze costruttrici di machine. Se stiamo all’estetica abbiamo, nella pittura, le razze artistiche, quelle artistiche senza prospettiva, e le affatto inartistiche: e, nella musica, le razze col ‘la’ per nota fondamentale, e le razze col ‘fa’ e senza mezzo tono, e le razze con tre toni soltanto. Se stiamo alla scrittura, abbiamo le razze a scrittura pittorica, ideografica, fono-ideografica ed alfabetica. Se stiamo alle religioni, abbiamo le razze a religione feticia, sciamana, politeista, monoteista e le razze con poca o niuna credenza, le scettiche. Se stiamo alta politica, abbiamo le razze a famiglie sparse, a tribù, a impero dispotico e a impero più o meno elettivo o temperato dal voto popolare. Che se con una sola frase noi vogliamo riassumere quasi tutti questi caratteri, noi dobbiamo dire che vi sono due grandi razze: la Bianca e la Colorata. Noi soli Bianchi abbiamo toccato la più perfetta simmetria nelle forme del corpo. Noi soli, con la scrittura alfabetica e con le lingue a flessioni, potemmo difenderlo ed eternarlo nei monumenti, nei libri e nella stampa. Noi soli possediamo una vera arte musicale.”

Note a cura di Ferdinando Chiodo.

Dall’incipit del libro:

Una scienza affatto nuova, eppure gigante, è sorta ad un tratto, o Signore, dal germe fecondo delle scuole moderne, sui ruderi dei vecchi e dei nuovi pregiudizj. È la scienza dell’antropologia, che studia l’uomo col mezzo e coi metodi delle scienze fisiche, che ai sogni dei teologhi, alle fantasticherie dei metafisici, sostituisce pochi aridi fatti… ma fatti. Uno dei più curiosi problemi, che si agitava insoluto prima della sua comparsa, è quello della origine e della pluralità delle stirpi umane: se, cioè, nelle razze umane esistano delle disuguaglianze profonde, che si manifestarono fino dall’origine loro, e perdurarono immutate sotto il variare dei tempi e dei climi, lasciando nella storia e nei destini dei popoli l’eterno loro conio. Gli è un grave problema. Si tratta di vedere se vi sia, o no, un legame tra la storia e la natura, tra l’uomo primitivo e tutta la serie degli esseri vivi, da cui la nostra vanità ci vorrebbe le mille miglia lontani.

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titolo:
L'uomo bianco e l'uomo di colore
sottotitolo:
Letture su l'origine e la varietà delle razze umane
titolo per ordinamento:
uomo bianco e l'uomo di colore (L')
autore:
opera di riferimento:
"L'UOMO BIANCO E L'UOMO DI COLORE, LETTURE SU L'ORIGINE E LA VARIETA' DELLE RAZZE UMANE" di Cesare Lombroso. Seconda edizione con l'aggiunta di 7 Appendici e con incisioni. Firenze - Torino - Roma, Fratelli Bocca, Librai di S.M. il Re d'Italia, 1892
licenza:

data pubblicazione:
8 settembre 2004
opera elenco:
U
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Ferdinando Chiodo, f.chiodo@tiscali.it
pubblicazione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
Alberto Barberi, collaborare@liberliber.it
revisione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it