Gustav Holst

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Gustav Holst 2017-07-11T12:24:46+00:00

Gustav HolstGustav Theodor Holst (Cheltenham, 21 settembre 1874 – Londra, 25 maggio 1934) è stato un compositore inglese.

Holst nacque nel 1874 a Cheltenham, nel Gloucestershire. La sua famiglia, di origine svedese, si era trasferita in Inghilterra nel 1807 dopo aver soggiornato in Russia.

Suo padre era un pianista e insegnante di musica (sua madre era una delle sue allieve) e lavorava come organista presso la Chiesa di Ognissanti a Pittville; non fu mai un padre presente, ma avvicinò il figlio alla musica assai presto. Holst perse la madre a otto anni e suo padre si risposò con un’altra allieva. L’ambiente culturale della casa era vivace; si leggevano Oscar Wilde e Arthur Conan Doyle, si apprezzava l’arte, la pittura e la musica di Wagner, Čajkovskij e Puccini.

Di salute assai cagionevole e asmatico, Holst fu educato alla musica sin dalla più tenera età; detestava il violino ma suonava con piacere il pianoforte, cui dovette però rinunciare in seguito, a causa dell’aggravarsi di un disturbo neurologico alle mani (soprattutto la destra), che gli impediva l’esercizio prolungato. A sedici anni compose un’operetta in due atti che convinse il padre a compiere uno sforzo economico e mandarlo a studiare presso il Royal College of Music di Londra, che era stato fondato proprio in quegli anni. Studiò con l’importante compositore irlandese Charles V. Stanford e strinse una solida amicizia con un compagno di studi, Ralph Vaughan Williams, anche lui destinato ad un’importante carriera di compositore. In questo periodo, si professava wagneriano convinto (fu molto colpito dall’ascolto di alcuni capolavori wagneriani) e fu impressionato dall’ascolto della Messa in Si minore di Bach.

Accorgendosi di non riuscire in nessun modo a sostenere il necessario esercizio tecnico per perfezionarsi al pianoforte a causa dei crampi, si dedicò al trombone, che aveva due vantaggi: gli consentì sia di lavorare come orchestrale (esperienza che in seguito giudicò importante per la composizione) e sia di rinforzare le sue capacità respiratorie, indebolite dall’asma. Sotto la guida di Stanford, nel 1895 compose un’opera, The Revoke, che inaugurò il suo catalogo come op.1.

Nel 1897 lasciò a malincuore il Royal College perché per potersi mantenere aveva accettato un posto da trombonista nella Carl Rosa Opera Company. In seguito dichiarò che tale esperienza fu importante per la sua comprensione pratica dei meccanismi orchestrali e gli fu utile nella composizione. Nel 1899 iniziò un’opera, Sita, in tre atti, basata sul poema epico indiano Rāmāyana. La completò nel 1906. Nel 1900, scrisse la Cotswold Symphony, elegia scritta in memoria di William Morris, e completò il suo primo lavoro dato alle stampe, l’Ave Maria.

Nel 1901 sposò Isobel Harrison, un soprano che aveva conosciuto alcuni anni prima nei circoli socialisti, e decise di dedicarsi completamente alla composizione. Nel 1903 scrisse Indra, un poema sinfonico basato sulla figura dell’omonimo dio hindu. Fu un periodo duro, gli editori rifiutavano sistematicamente le brevi composizioni che Holst proponeva loro e le ristrettezze in cui versava alla fine lo convinsero a dedicarsi all’insegnamento. Nel 1905 assunse l’incarico di Direttore Musicale nella scuola femminile St.Paul’s Girls’ School di Hammersmith, Londra. Poco dopo, compose The Mystic Trumpeter, un pezzo per soprano e orchestra basato su testo di Walt Whitman, dalle forti influenze wagneriane. Musicò anche liriche di Thomas Hardy e Robert Bridges.

Nel 1906 la sua opera appena finita, la già menzionata Sita, fu sconfitta nel concorso di composizione indetto dall’editore Ricordi. Tale battuta d’arresto amareggiò molto Holst poiché è probabile che la sconfitta fosse da attribuirsi al suo vecchio professore di composizione, Stanford. Holst dovette trascorrere un periodo di riposo, per risollevarsi dallo stato di depressione in cui era caduto, e Viaggiò in Algeria, visitando tra l’altro una zona del deserto del Sahara in bicicletta e venendo a contatto con popolazioni locali. Fece rivivere le sensazioni e i colori dei luoghi visitati nella suite orchestrale Beni Mora, composta al suo ritorno, che ricevette considerazione dalla critica solo negli anni successivi, dopo che Holst aveva già raggiunto la fama.

Nel 1907 compose la Somerset Rhapsody e iniziò una nuova opera d’ispirazione indiana, Savitri, che completò l’anno dopo, iniziando nel contempo a comporre la prima serie dei summenzionati Choral Hymns from Rig-Veda, per voce e pianoforte, basati su passi del Rig Veda tradotti dal compositore stesso. Accettò inoltre il posto di direttore musicale in un’altra scuola, il Morley College, tenendo l’incarico (assieme a quello della St.Paul’s) per tutta la vita.

Nel 1912 dovette affrontare il parziale insuccesso della prima esecuzione dell’opera corale The Cloud Messenger, alla cui composizione si era dedicato negli anni precedenti. Per ritemprare le forze e il morale, già provato, partì alla volta della Spagna in compagnia dei musicisti Balfour Gardiner (padre del direttore John Eliot Gardiner) e Arnold Bax e il librettista e studioso di astrologia Clifford Bax, in un viaggio finanziato con i fondi di una donazione anonima. Nonostante la sua timidezza, Holst era affascinato dalla gente e dalla società e aveva sempre pensato che il miglior modo per conoscere bene una città era perdersi al suo interno. A Girona, in Catalogna, spariva spesso, e soltanto diverse ore dopo i suoi amici lo ritrovavano a intrattenere discussioni astratte con i musicisti locali. Fu proprio in Spagna che Clifford Bax avvicinò Holst all’astrologia, un hobby che in seguito avrebbe ispirato la famosa suite The Planets.

Nel 1913 la sua scuola inaugurò una nuova ala destinata alla musica e Holst scrisse per l’occasione un’opera orchestrale di successo, che viene eseguita ancora oggi: la St.Paul’s Suite. A causa della sua attività didattica, in questi anni era venuto in contatto con il movimento di riscoperta (che in quel periodo coinvolgeva molti compositori inglesi, tra cui l’amico Vaughan Williams) di molta musica popolare inglese medievale, dei madrigalisti del primo Seicento William Byrd e Thomas Weelkes e di Purcell. Lo studio di tale materiale e della musica del folklore inglese lo influenzò sensibilmente in tutte le composizioni successive. Altre forti influenze di questo periodo furono Igor Stravinskij (era ancora vivo lo scandalo causato dalla prima de Le Sacre du Printemps, nel 1913) e Arnold Schoenberg, di cui Holst poté sentire, nel 1914, i 5 pezzi per orchestra, modernissima opera espressionista. Nonostante in passato avesse commentato satiricamente gli aspetti più stravaganti della cosiddetta musica moderna, Stravinskij e Schoenberg influenzarono la sua produzione successiva.

La suite The Planets fu e rimane ancora oggi l’opera più amata e ammirata di Holst. Fu concepita a partire dal 1914 sulla scia del grande interesse per l’astrologia e la teosofia che Holst aveva sviluppato a partire dal viaggio in Spagna e dalla conoscenza con C.Bax, e delle letture (soprattutto dell’opera dell’astrologo Alan Leo). Holst e la moglie risiedevano spesso nella casa di campagna di Thaxted, nell’Essex, immersi in un ambiente ricco di suggestioni del passato, a cominciare dall’architettura medievale e dal paesaggio.

Appena scoppiò la Prima guerra mondiale Holst tentò di arruolarsi ma fu rifiutato a causa degli annosi problemi alla vista, alla respirazione e allo stomaco. Spinto dal patriottismo e dai sentimenti antitedeschi allora diffusi, rimosse la particella nobiliare d’origine tedesca von dal suo cognome (che era propriamente von Holst), definendo ufficialmente questo cambiamento in un documento legale del 1918. La sua musica veniva considerata dal pubblico come inglese e patriottica e conobbe una buona diffusione, anche grazie alla contemporanea avversione per la musica tedesca imperante in quel difficile periodo. Verso la fine della guerra, l’associazione pacifista YMCA (Young Men’s Christian Association) gli propose un ruolo di responsabile organizzativo di un suo nuovo programma educativo musicale, che aveva come scopo il sostegno del morale delle truppe nei remoti fronti orientali. Si trasferì quindi a Salonicco (ora in Grecia) e dopo a Costantinopoli, trascorrendo un periodo non facile a causa delle rudi condizioni di vita militare. Poco prima della partenza, aveva assistito all’esecuzione privata di The Planets, diretta da Gardiner.

Poco dopo il suo ritorno, alla fine della guerra, Holst fece eseguire pubblicamente The Planets, nel 1919 in versione parziale (senza Venus e Neptune) e il 15 novembre 1920 in versione completa. Il successo fu senza precedenti e diede fama mondiale a Holst. Compose quindi Ode to Death (Ode alla Morte) per coro e orchestra, basata su un poema di Walt Whitman e nel 1920 fece eseguire anche The Hymn of Jesus (basato sui vangeli apocrifi e composto nel 1917), ugualmente un grande successo. Nel 1922 pubblicò l’opera The Perfect Fool, che fu eseguita mentre egli era negli Stati Uniti, dove era stato chiamato a dirigere un festival musicale. L’opera fu un insuccesso, probabilmente a causa dell’enigmaticità della storia. Durante il viaggio, compose il Fugal Concerto per flauto, oboe e archi.

Si ritirò nella sua casa di campagna di Thaxted, dove passò un anno nel tentativo di risollevare le proprie condizioni psico-fisiche. In questo periodo, lavorò alla Choral Symphony e ad una nuova opera dal titolo At the Boar’s Head. Quest’ultima, rappresentata nel 1925, fu un totale insuccesso a causa della sua audacia e complessità, che sconcertava gli spettatori. Stessa accoglienza disastrosa ebbe la Choral Symphony, fatta a pezzi dalla critica e apprezzata poco (cosa che colpì molto Holst) anche dall’amico Vaughan Williams. Il periodo successivo fu caratterizzato da poche composizioni, tranne il balletto leggero The Golden Goose e il più impegnativo The Morning of the Year.

Nei tardi anni venti, aveva cominciato a sfruttare i vantaggi della nuova tecnologia e diffuse le sue opere attraverso registrazioni e trasmissioni radiofoniche della BBC. Nel 1927 ricevette dalla Cattedrale di Canterbury l’incarico di scrivere la musica per una produzione drammatica dal titolo The Coming of Christ, e dalla New York Symphony Orchestra la richiesta di una sinfonia. Quest’ultima diventò Egdon Heath, poema sinfonico ispirato all’opera e alla figura del poeta Thomas Weekles, ambientata nell’omonima località (fittizia) del Wessex (antico nome delle località meridionali dell’Inghilterra). Fu eseguito poco dopo la morte di Hardy. Ebbe scarso successo, ma Holst la considerò come la sua migliore creazione, il suo capolavoro, e recentemente è stata rivalutata, anche in virtù di varie incisioni discografiche.

Nel 1928 scrisse The Moorside Suite, per banda d’ottoni. Nel 1929, al ritorno di un lungo viaggio in Italia, si recò di nuovo negli Stati Uniti come ospite d’onore (in rappresentanza dell’arte inglese) al ventunesimo anniversario della fondazione dell’American Academy of Arts and Sciences. Tenne inoltre una conferenza a Yale sull’insegnamento dell’arte. Tornato in patria, musicò The Dream City, la prima di dodici liriche del poeta inglese Humbert Wolfe, che fu cantata dal soprano Doroty Silk presso la Wigmore Hall. Nel 1930, il suo Double Concerto for Two Violins, lavoro d’ispirazione contrappuntistica e politonale, suscitò pareri contrastanti tra la critica, divisa tra chi ne rilevava l’eccessivo intellettualismo e chi ne apprezzava molti passaggi di rara bellezza. Per questa composizione, vinse la Medaglia d’oro della Royal Philharmonic Society. Sempre nel 1930, Holst scrisse la sua tredicesima e ultima opera, The Tale of The Wandering Scholar e, su commissione della BBC, un pezzo per banda militare, Hammersmith, un omaggio al luogo in cui aveva passato la maggior parte della sua vita, una descrizione musicale del borgo, che comincia con la rappresentazione sonora dello scorrere lento del fiume Tamigi. Nel 1931 la Choral Fantasia ottenne una clamorosa stroncatura dalla stampa, ma fu apprezzata da Vaughan Williams.

Durante una serie di conferenze negli Stati Uniti (presso l’Università Harvard e la Biblioteca del Congresso a Washington), nel 1932, dovette essere ricoverato per un’ulcera duodenale emorragica. Tornato in Inghilterra, passò un lungo periodo di convalescenza. L’anno dopo, scrisse il Lyric Movement for Viola and Orchestra e la Brook Green Suite (che trae il nome dalla zona in cui sorge la St.Paul’School). Alla fine del 1933, dovette scegliere se affrontare un’operazione chirurgica d’entità minore ma non risolutiva, oppure un’operazione più impegnativa ma che lo avrebbe liberato definitivamente dai problemi allo stomaco. Scelse quest’ultima, che ebbe successo, ma il suo fisico già provato e il cuore non ressero allo sforzo. Morì due giorni dopo l’operazione, il 25 maggio 1934, in un ospedale di Londra.

Note biografiche tratte (e riassunte) da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Gustav_Holst

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Autore:
Gustav Holst
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Holst, Gustav
Elenco:
H