Olindo Guerrini (alias Argia Sbolenfi, alias Lorenzo Stecchetti)

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Olindo Guerrini (alias Argia Sbolenfi, alias Lorenzo Stecchetti)2017-07-13T11:12:10+00:00

Olindo Guerrini (alias Argia Sbolenfi, alias Lorenzo Stecchetti)Olindo Guerrini, nacque a Forlì il 4 ottobre 1845 e morì a Bologna il 21 ottobre 1916. Fu poeta, prosatore, bibliofilo e studioso di letteratura italiana.

Trascorse gran parte della propria a vita a Bologna prima come impiegato e poi come direttore della biblioteca universitaria di Bologna. Fu un erudito e critico letterario attento ad ogni nuova voce. Nel 1877 pubblicò la raccolta di poesie Postuma, asserendo, nella prefazione, trattarsi dei versi di un cugino, Lorenzo Stecchetti, morto per tisi all’età di 30 anni. Il volumetto suscitò scandalo per gli insinuanti toni erotici e gli spunti blasfemi alternati a elementi comici e satirici. Non si tardò a sapere che l’autore era in realtà il Guerrini stesso; quest’opera fu accolta in un clima di scandalo e fu ritenuta atto di grande audacia, sia per la spinta innovatrice in deroga all’osservanza delle tradizionali regole metriche, sia per l’ostentata adesione al verismo in poesia manifestata dal Guerrini. In realtà traspare l’ispirazione a spunti e motivi provenienti dai romantici francesi, che Guerrini ben conosceva, da De Musset e Baudelaire e Béranger, pur rimanendo abbastanza lontano dalla sofferta condizione spirituale dei suoi “modelli”.

La denuncia e la satira del conformismo morale, religioso, sociale, sono presenti anche nelle successive raccolte: Polemica (1878), Nova polemica (1878), dove la riconferma della poetica verista si affianca a un violento anticlericalismo. Questo atteggiamento risulta eminentemente letterario se lo si confronta con le pagine autobiografiche, pubblicate dal figlio Guido nel 1920, dove l’eversore della morale borghese risulta invece bonario e popolaresco, ligio all’ordine costituito.

La non comune facilità del Guerrini di esprimersi in una forma poetica fluida e gradevole emerge anche nella satira leggermente misogina delle Rime di Argia Sbolenfi (1897). Scrisse inoltre il poema burlesco e parodistico Giobbe, serena concezione di Marco Balossardi (1882) scritto in collaborazione con Corrado Ricci e in polemica con Mario Rapisardi, autore del poemetto omonimo del quale l’opera di Guerrini-Ricci è una spiritosa parodia. Usò anche con notevole efficacia il dialetto romagnolo nei Sonetti Romagnoli, pubblicati postumi dal figlio Guido nel 1920. Pur atteggiandosi a poeta maledetto, Guerrini restò ignaro delle complicazioni etiche e intellettuali dell’estetismo. Nelle sue poesie predomina un tono medio, che ne fa un tipico esponente del realismo.

Opere

Raccolta di poesie “Postuma“, pubblicata nel 1877 fingendo si trattasse dei versi di un cugino, Lorenzo Stecchetti, morto per tisi. Il volumetto suscitò scandalo per l’audacia dei toni erotici e atteggiamenti dissacratori e blasfemi.

“‘Polemica” (1877) e “Nova Polemica” (1878), pubblicate sotto pseudonimo ottenendo un certo successo.

Poema burlesco e parodistico Giobbe (1882), scritto in collaborazione con Corrado Ricci e in polemica con Mario Rapisardi.

Raccolta di poesie “Rime” (1897), pubblicata con lo pseudonimo di “Argia Sbolenfi” e nella quale la sua vena si ridusse a licenziosità triviali e dove ricompare la denuncia violenta dell’ipocrisia e del conformismo morale, religioso e sociale.

Nella raccolta di versi satireggianti in vernacolo veneto “Le Ciacole del Bepi” piena di ironie sulla laguna e i veneziani e soprattutto su preti e monsignori, l’autore fa parlare papa Pio X nei confronti del quale è diretta questa satira in fondo bonaria.

Come prosatore (Brandelli – 1883 e Brani di vita – 1908) fu ricco di vivacità e di acume. Tra le sue numerose opere di erudizione si ricorda La vita e le opere di G. C. Croce (1879)

Fra i suoi saggi monografici va segnalata “La tavola e la cucina nei secoli XIV e XV“, che rappresenta la prima rigorosa indagine sulla cucina italiana del medioevo. Più nota è tuttavia “L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa“, comparsa postuma nel 1918, dove illustra una cucina “povera”, allusiva della penuria alimentare cui era condannato dallo stipendio di bibliotecario presso l’Università e dalla precaria vita di scrittore.

Frutto della sua passione per i viaggi in bicicletta che lo portarono per buona parte dell’Italia è il testo “In bicicletta” (Catania 1901).

Fu consigliere ed assessore del Comune di Ravenna, dal 1873 al 1874, e si adoperò istituendo una sezione dei pompieri e fondando una biblioteca popolare che tutt’oggi esiste, consta di un patrimonio di 2066 volumi, ed è situata all’interno della casa paterna del poeta, “Casa Guerrini” a S. Alberto, accanto alla biblioteca decentrata del Comune di Ravenna.

Bibliografia

  • Benedetto Croce, La letteratura della nuova Italia. Bari 1929.
  • P. P. Trompeo, La pantofola di vetro, Napoli 1952.
  • P. Pancrazi, Scrittori d’oggi, serie VI, Bari 1953.

Note biografiche a cura di Paolo Alberti e Catia Righi.

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autore:
Olindo Guerrini (alias Argia Sbolenfi, alias Lorenzo Stecchetti)
ordinamento:
Guerrini, Olindo (alias Argia Sbolenfi, alias Lorenzo Stecchetti)
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