Dorotea Gérard

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Dorotea Gérard2017-07-12T12:20:19+00:00

Dorotea GérardDorothea Gerard nacque nel 1855 a Rochsoles nel Lanarkshire in Scozia da Archibald Gerard ed Euphemia Robison. Fu quinta di sette figli; i suoi primi tre fratelli erano maschi, la quarta, Emily, fu affermata scrittrice.

Dorothea dimostrò la propria propensione a narrare brevi storie fin dalla più tenera età, quando ancora non sapeva scrivere, e dettava queste storie alla madre. Uno di questi racconti ancora esistente mette in evidenza il senso morale della bimba e un grazioso modo di esprimersi. In quel periodo, con la sorella maggiore Emily, faceva parte di un club letterario (del quale Dorothea era il membro più giovane), che aveva per regola che ogni socio doveva fornire una storia ogni settimana.

Gran parte della sua infanzia fu trascorsa in Austria e fu educata, assieme alle sorelle più giovani, nel collegio del sacro Cuore a Grätz in Styria.
Quando aveva quindici anni, morì la madre Euphemia, e in seguito a questo evento Dorothea passò a carico della sorella Emily, da poco divenuta sposa di Miecislas de Laszowski, ufficiale di cavalleria nell’esercito austro-ungarico, e a causa dei frequenti trasferimenti di quest’ultimo, le due sorelle ebbero modo di viaggiare molto.

In quegli anni, comunque, nessuna delle due sorelle aveva ancora percepito che la loro predisposizione letteraria poteva essere sfruttata per qualcosa di diverso dallo scrivere una lettera. E pure nella famiglia le attività letterarie di due nonni, Sir John Gerard e Sir Archibald Alison, non erano ancora del tutto dimenticate.

Non fu prima del 1877 che improvvisamente nacque in entrambe le sorelle l’idea di scrivere novelle, complice forse la mortale monotonia della vita di una piccola città di campagna ungherese nella quale dimoravano in quel periodo. Anche da prima sentivano certamente il richiamo della letteratura, ma in quel periodo trovarono l’argomento sul quale scrivere. Non saggiarono umilmente le loro capacità con qualche novelletta, ma si slanciarono nella gigantesca impresa di una raccolta di novelle in tre volumi.

Dorothea racconta: «Discutemmo e scartammo ogni tipo possibile e impossibile di intreccio, e se quel che ricordo è vero, fu così che l’idea di Reata vide la luce la prima volta. Ero inginocchiata accanto al letto una mattina per recitare le mie abituali preghiere, forse non attenta come al solito. Due delle mie sorelle erano nella stanza. Appena terminate le preghiere mi alzai in piedi ed annunciai: “Ho una trama per una novella”. Era un’idea ancora grossolana, ma divenne la base per Reata».

Chi può dire da dove venne l’ispirazione? I cuori delle ragazze erano predisposti all’argomento e con l’idea esse trovarono la forza di svilupparlo. La prima stesura del libro si realizzò in quattro pesanti volumi. Naturalmente le giovani scrittrici non avevano idea delle proporzioni.

Quando ebbero completato il loro lavoro, le due sorelle sottoposero alcuni capitoli, in via sperimentale, a un loro fratello. Il responso fu che «non era così male, e aveva una possibilità di essere pubblicato». Le ragazze non avevano idea di come poteva essere perseguito questo scopo. Scelsero a caso tre editori ai quali sottoporre il loro lavoro, prendendone i nomi dalla pubblicità di un giornale. Due di questi le scoraggiarono subito. Dopo qualche tempo, durante il quale le speranze delle ragazze tendevano allo zero, esse furono improvvisamente elettrizzate dalla notizia che l’opera era stata accettata, con la sola condizione che doveva essere accorciata di un quarto, sebbene l’editore evitasse di dare qualunque indicazione su come ciò dovesse essere realizzato, fidandosi del loro intuito.

Dorothea racconta così la fase finale della stesura del racconto: «Per una ragione o per l’altra avevamo la convinzione che qualcosa di orribile e di sorprendente dovesse accadere nel nostro libro, e perciò tiravamo per le lunghe con uno spiacevole e superfluo suicidio nel nostro racconto; ma più tardi fortunatamente l’istinto ci disse che era proprio la prima cosa da togliere e fu il mezzo per ridurre di un quarto il testo, e d’accordo fra noi stralciammo l’intero episodio».

Tagliato l’episodio, con loro grande gioia, le due giovani autrici andarono in stampa.

Dopo Reata, che comparve inizialmente a puntate nel “Blackwood’s Magazine”, le sorelle scrissero insieme A sensitive Plant, Beggar my Neighbour, e The Waters of Hercules. Quest’ultimo fu il risultato di due stagioni trascorse nella località termale di Mehadia alla frontiera con la Romania.

Nel 1887 Dorothea Gerard divenne moglie del capitano, poi tenente colonnello, Longard, del settimo lancieri austriaci. In seguito al suo matrimonio si rese necessaria la separazione del sodalizio letterario; delle trame in cantiere alla sorella rimase A sensitive plant, mentre lei si occupò di Lady baby, che, come indica lo stesso titolo, è una narrazione semplice e fresca con una piccola eroina ricca di personalità e fascino.

Lo stile di scrittrice di Dorothea Gerard è improntato a una vita all’aria aperta, e il lettore si immerge nell’ambiente di campagna così efficacemente descritto.

Esiste anche il fascino della grande varietà dei libri della scrittrice. Se una storia è ambientata in una serena atmosfera casalinga dove tutto va bene e felicemente, la successiva certamente si svolgerà in tutt’altra parte del mondo con un finale triste. Orthodox è una storia con un potenziale tragico e se ne farebbe senza dubbio un eccellente dramma.

Tra i molti altri se ne possono ricordare tre che hanno avuto particolare successo. Recha è un volume di racconti che è stato descritto come «un libro che potrebbe aver scritto Julian Hawthorne». Con singolare efficacia combina una vivida descrizione a grande semplicità. Etelka’s Vow, una storia di vendette, ispirata allo spirito dei paesi che l’autrice conosce così bene – Austria e Ungheria. Ma il libro più affascinante, che, nell’opinione di molti, è la gemma della sua opera, sono i tre volumi di novelle che portano l’accattivante titolo (preso da The Winter’s Tale, atto IV scena IV) A Queen of Curds and Cream, una storia del tutto originale e deliziosa nella sua vivacità, conoscenza della natura umana e delicatezza di tratto.

È evidente che tutti questi interessanti lavori sono frutto di una scrittrice brillante e accurata, che ha il vantaggio di essere capace di descrivere tanto bene uomini e donne come usi e costumi di diversi paesi. Le trame sono non comuni, lo stile è puro e sano, la descrizione dei caratteri invariabilmente eccellente.

La dimora di Dorothea, un cottage sulla riva di un fiume o meglio sulla congiunzione di due fiumi, è stata a lungo in Galizia ai piedi dei Carpazi, sovrastata dalla vista delle alte cime. Visse così appartata che aveva solo un vicino che potesse farle visita. Qualche volta confessò di avvertire il pericolo di dimenticare la sua madre lingua, e per sventare questa catastrofe leggeva tutta la letteratura inglese di cui aveva occasione.

«È difficile dare un’idea corretta a qualunque britannico civile della mia attuale casa – dice Dorothea Gerard. – Ad eccezione di mio marito, non ho occasione di parlare con una persona davvero educata più di sei volte all’anno. Naturalmente cose come vita di società o libri in prestito da biblioteche sono del tutto al di fuori della mia portata, e io credo di potermi muovere bene anche senza. Mio marito ha radunato una biblioteca abbastanza ampia, e l’ambiente è così gradevole che posso sempre ricorrere alla Natura per l’ispirazione e le descrizioni».

L’autrice non ebbe una stanza particolare dove scrivere. Aveva carta e matita e una cartella che portava sotto il braccio e si fermava a scrivere in qualunque posto le sembrasse conveniente.

«Se tu mi chiedessi cosa prediligo leggere – sottolinea la scrittrice, – risponderei Il Nuovo Testamento e Shakespeare; ma il Nuovo Testamento non da un punto di vista religioso, semplicemente come la cosa più suggestiva e irresistibile che io conosca. Tra gli autori inglesi del passato il mio preferito è Thackeray, dei contemporanei R. L. Stevenson, tra gli autori stranieri contemporanei Daudet e Tourgenieff».

Una delle ultime novelle, intitolata Lot 13, comparve inizialmente a puntate su “Monthly Packet”. L’ispirazione per questo racconto proviene da una visita nelle Indie occidentali di qualche anno prima. Un altro racconto intitolato The rich Miss Riddell, comparve su “Blackwood’s Magazine”. La sua ultima novella è intitolata The wrong Man.

Non segue nessun particolare metodo per ideare una trama. Generalmente ha lo schizzo di alcune novelle per un uso futuro, ma solo nella sua testa. Talvolta conserva l’idea di una novella per anni, prima di iniziare a scriverla, mentre altre volte appena le viene un’idea comincia a scrivere di getto, perché considera le idee arrivate per ultime sullo stesso piano delle precedenti.

«I miei attuali studi di vita – dice Madame Longard – sono presi necessariamente dal mio ambiente; contadini ebrei e polacchi sono le persone che ho maggiore opportunità di osservare. I contadini sono disperatamente poveri, ma non sembrano averne consapevolezza, e vivono contenti nelle loro miserabili capanne. […] Costumi e idee sono ancora genuinamente primitivi. Ecco un esempio che aiuta a capire cosa intendo. Due delle mie serve, la cuoca e la domestica, rispettivamente di 15 e 16 anni (a 18 una ragazza di questa classe in campagna è considerata una domestica anziana) sono molto appassionate di danza. Come intrattenimento non posso offrire loro molto di più che suonare un waltzer con il piano. Il salotto poi è lasciato aperto e le due ragazze volteggiano fuori dalla porta, a piedi nudi e contente nel loro cuore. Quando il pezzo è finito esse vengono senza fiato a baciarmi la mano piene di gratitudine. Spesso, dopo un faticoso giorno del bucato, vengono a elemosinare un waltzer come riposo dalla loro fatica!».

Madam Longard ha avuto una sola figlia; amò le arti in ogni loro forma, e la musica fu sempre per lei uno dei più importanti piaceri nella vita. Morì nel 1915.

In italiano, oltre a Restituzione, disponibile nella versione digitale in questa pagina, è stato edito Lo scambio delle figliuole, traduzione di Maria Ettlinger, Fano, Torino, 1931.

Fonti:

  • Helen C. Black: Pen, pencil, baton and mask. Biographical sketches. (pagine 144-162, corrispondenti al capitolo “Emily Gerard (Madame de Laszowska) and Dorothea Gerard (Madame Longard de Longarde). London, Spottiswoode & co., New-Street Square, E. C. and 54 Gracechurch street, 1896.

Wikipedia inglese alla voce Emily Gerard

Note biografiche a cura di Paolo Alberti e Catia Righi.

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

 
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Dorotea Gérard
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Gérard, Dorotea
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