Luigi Fabbri

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Luigi Fabbri 2017-10-12T12:30:59+00:00

Luigi FabbriLuigi Fabbri nacque il 23 dicembre 1877 a Fabriano, nelle Marche, figlio primogenito di Curzio e Angela Sbriccoli, dalla cui unione nacquero altri tre figli: Ermete, Aspasia e Foscolo. Il padre è il farmacista del paese e anche la madre proviene da una famiglia di farmacisti. I Fabbri trascorrono parte della loro vita tra Fabriano, Macerata e Recanati. Proprio a Recanati Luigi conclude il Ginnasio e il liceo.

Dopo una breve vicinanza alle posizioni repubblicane, a soli sedici anni è già anarchico e il 17 giugno 1894 subisce il suo primo arresto che gli costerà un anno di domicilio coatto, accusato di aver scritto e diffuso un manifestino antimilitarista ad Ancona.

Nonostante il provvedimento ed eludendo la sorveglianza, si diploma ad Urbino nel 1896, dove si era recato appositamente di nascosto. Ma il 21 giugno dello stesso anno viene nuovamente arrestato a Loreto perché trovato in possesso di alcune copie del periodico «Lotta Umana» e in compagnia di altri noti anarchici.

Nel marzo 1897 Fabbri inizia a collaborare col neonato settimanale «L’Agitazione», stampato ad Ancona. Nello stesso periodo e proprio a causa di questa collaborazione incontra Errico Malatesta, ritornato segretamente da Londra dove aveva dovuto rifugiarsi. Ma nel settembre dello stesso anno viene condannato a mesi tre e ventidue giorni per «istigazione a delinquere per mezzo stampa». La ragione si ritrova nell’aver fondato a Macerata il giornale «La Protesta umana».

Nel maggio 1898 le note proteste per il pane in tutta Italia provocano, oltre a centinaia di morti, cannonate contro i dimostranti, scioglimento delle Camere del Lavoro, l’arresto di Malatesta. Fabbri assume quindi la direzione del giornale «L’Agitazione», ma il suo stesso arresto non tarda molto. L’accusa di «associazione a scopo sedizioso» gli costa otto mesi e cinque giorni di carcere. Nei mesi successivi si susseguono altri due processi con susseguente aumento di condanna. L’amnistia, nel 1899, sostituisce la detenzione a Macerata con il domicilio coatto all’isola di Ponza. Scontati i diciotto mesi di domicilio coatto, Fabbri ritorna in famiglia, per partire poco dopo alla volta di Roma, dove si iscrive alla facoltà di Farmacia. Si mantiene collaborando con «Il Messaggero» ed altri quotidiani della capitale.

Il 25 luglio 1903 fonda, insieme a Pietro Gori, la rivista quindicinale «Il Pensiero» il cui sottotitolo è “rivista di sociologia arte e letteratura”, e sino alla sua chiusura, il 16 agosto1911 (nel 1912 uscirà un numero unico straordinario dedicato a Kropotkin nel quale Fabbri figura come direttore), si impegnerà nella propaganda interna ed esterna al movimento anarchico, affrontando con cognizione di causa i temi più disparati: dalle problematiche sociali ai problemi sindacali, dalla poesia alla letteratura, all’arte. Collaboratori della rivista, oltre alle principali figure anarchiche (da Malatesta a Kropotkin, Sébastien Faure, Reclus, Bertoni, Riccardo Mella) vi figurano anche nomi della scapigliatura romana quali Luini, Scarpelli, Lucatelli, Agresti, Benelli, Cena.

Nel 1904 scrive e pubblica il suo primo opuscolo, Carlo Pisacane, edito da Serantoni, dove si ripercorrono le gesta del rivoluzionario di Sapri. Inizia anche la sua collaborazione a «La Questione Sociale», giornale anarchico di Paterson, N.J. Alla fine del 1906 si reca a Londra dove incontra nuovamente Malatesta. Successivamente è a Parigi dove conosce Jean Grave, Malato e il vecchio internazionalista James Guillaume, amico di Bakunin, Cafiero e di Malatesta. Luigi Fabbri è il relatore sulle tematiche dell’organizzazione al congresso anarchico a Roma il 16 maggio 1907.

Sempre nel 1907, nell’autunno, è delegato dei gruppi romani per il Congresso Internazionale Anarchico ad Amsterdam. Si tratta di un momento importante nella storia del movimento anarchico: in questo congresso si delineano le basi della corrente organizzatrice e socialista dell’anarchismo, in netta contrapposizione all’individualismo anarchico; vengono anche dibattuti temi importanti come l’antimilitarismo, la lotta all’alcolismo, l’utilizzo dell’Esperanto come lingua internazionale, e soprattutto la questione del rapporto fra l’organizzazione anarchica e il movimento sindacale. Su quest’ultimo tema Fabbri non si trova d’accordo con le tesi di Malatesta e si avvicina a quelle di Monatte che considera i sindacati come gli organi specifici della lotta contro la borghesia.

In concomitanza a questo congresso si svolge anche, sempre ad Amsterdam, un congresso internazionale antimilitarista. Fabbri vi rappresenta l’Italia riferendo della propaganda svolta dal giornale «La Pace» e dal suo direttore Ezio Bartalini. Subito dopo, nella collana «Piccola bibliografia sociologica», esce L’organizzazione anarchica, in pratica la relazione presentata da Fabbri al Congresso di Amsterdam. Dopo esser ritornato a Roma, si sposa con rito civile con Bianca Sbriccoli, dalla quale avrà due figli: Luce il 25 settembre 1908 e Vero nell’ottobre del 1910.

Dopo pochi mesi a Jesi dove si era trasferito, Luigi inizia un profondo rapporto con Francisco Ferrer, che proprio in quegli anni realizza in Spagna l’esperienza della Scuola Moderna. Interessandosi dei problemi pedagogici, accetta di lavorare per la Lega Internazionale per l’Educazione Razionale dell’Infanzia, fondando la rivista «La Scuola laica». Ma il 13 febbraio 1909 a Barcellona Francisco Ferrer viene fucilato, dopo esser stato rinchiuso nella fortezza di Montjuich con il pretesto dei moti catalani contro la guerra in Marocco. In suo ricordo Fabbri pubblica, per la Casa Editrice Libraria, L’inquisizione moderna.

Nell’ottobre 1910 Fabbri si trasferisce a Bologna con la famiglia e diventa segretario del sindacato delle operaie della fabbricazione delle lampadine elettriche, alla Vecchia Camera del Lavoro. Nel Settembre 1911 ottiene il diploma di maestro elementare, ottenendo di fare il tirocinio in una scuola rurale di Pragatto, una frazione del comune di Crespellano, in provincia di Bologna. Come curiosità storica si può ricordare che al medesimo concorso per il tirocinio è presente anche il giornalista socialista Benito Mussolini, che aveva la patente di maestro senza aver mai esercitato la professione. Nella primavera del 1913 Fabbri fa ritorno ad Ancona per assumere formalmente la direzione della rivista «Volontà» che manterrà fino al rientro clandestino di Malatesta da Londra. Sempre quell’anno esce il libro Generazione cosciente, lavoro di Fabbri sul neomalthusianismo.

Nel giugno 1914 scoppia la “Settimana Rossa”. Da una serie di comizi in tutta Italia in favore di Masetti, il militare che sparò un colpo di fucile a un colonnello che arringava i soldati in partenza per la guerra di Libia, nascono manifestazioni che saranno represse dalla polizia, in particolare ad Ancona, sparando sulla folla e causando dei morti. La protesta immediatamente si trasforma in uno sciopero generale dal carattere insurrezionale che coinvolge la Romagna e le Marche, dove a Fabriano si trovava Fabbri. L’ordine impartito dalla Confederazione Generale del Lavoro di cessare lo sciopero in tutta Italia, nel volgere di pochi giorni fece rientrare la protesta e a questa successe la repressione contro i promotori dell’insurrezione. Fabbri è costretto a fuggire a Lugano, in Svizzera, raggiunto subito dopo dalla moglie. Ritornerà in Italia soltanto a dicembre, prosciolto dall’accusa di aver preso parte alla Settimana Rossa a Fabriano.

Dal 24 maggio 1915, data dell’entrata dell’Italia nella guerra al fianco degli Alleati, il settimanale «Volontà» è costretto a interrompere le pubblicazioni, che riprenderanno solo il 15 marzo 1919. Nell’aprile 1916 pubblica clandestinamente l’opuscolo La guerra europea e gli anarchici, nel quale si oppone alle tesi interventiste degli anarchici firmatari del “Manifesto dei sedici”, fra cui figurano Kropotkin, Grave, Cornelissen, Malato. Richiamato alle armi, data l’età, viene destinato alla “territoriale”, e successivamente esonerato. Il 26 febbraio 1920 esce a Milano il primo numero di «Umanità Nova», quotidiano diretto da Malatesta. Fabbri è tra i collaboratori assieme, tra gli altri, a Berneri, Molaschi, Nella Giacomelli, Damiani.

Nel novembre 1921 scrive e dà alle stampe Dittatura e Rivoluzione, cronologicamente la prima opera critica all’azione del governo bolscevico. La prima edizione di questo libro rimane distrutta durante l’irruzione fascista nei locali di «Umanità Nova». Nel 1922 esce La controrivoluzione preventiva. Fabbri è ancora fra i redattori di «Umanità Nova» trasferitasi a Roma sotto la direzione di Damiani, ma nell’ottobre dello stesso anno, subito dopo la “Marcia su Roma” e l’avvento del fascismo in Italia, «Umanità Nova» viene soppressa e il gruppo redazionale viene processato.

Ma l’attività editoriale e pubblicistica di Fabbri non si ferma: a gennaio del 1924 esce il primo numero di «Pensiero e Volontà», rivista redatta in collaborazione con Malatesta. Questa rivista verrà soppressa dal fascismo nel 1926, quando era già in tipografia il n. 17. Il 22 febbraio 1926, Fabbri, a seguito dell’estensione anche ai dipendenti comunali dell’obbligo di prestare giuramento di fedeltà al regime, dichiara alla Giunta comunale di Bologna che rifiuta per non mettersi in contraddizione con le proprie idee (soltanto un altro insegnante, testimone di Geova, compie lo stesso atto). Il 27 marzo la Giunta lo dichiara decaduto dal posto di maestro.

Alla fine di quello stesso anno Fabbri espatria clandestinamente rifugiandosi a Bellinzona, in Svizzera, in seguito alle leggi per la “difesa dello Stato”. Sono sciolti i partiti e i sindacati, istituiti il Tribunale speciale e il confino di polizia. Successivamente passa in Francia, a Montbéliard prima, a Parigi poi, dove rimane sino al 1928. In esilio nell’ottobre del 1927, dà vita al quindicinale «Lotta Umana» assieme a Berneri, Fedeli, Vezzani e Torquato Gobbi. Questo giornale sarà un importante punto di riferimento per gli anarchici in esilio. Ma nel maggio del 1928 Fabbri viene colpito da decreto di espulsione dalla Francia unitamente a Berneri, Fedeli, Nestor Makhno. Quest’ultimo rimarrà clandestino in Francia, perché povero e malato, fino alla morte il 25 luglio 1934.

Estradato in Belgio, parte per Montevideo, Uruguay, assieme ai familiari che lo avevano raggiunto alla fine del marzo 1929. Qui intensifica i suoi rapporti di collaborazione con il periodico argentino «La Protesta» di Buenos Aires, legato alla Federación Obrera Regional Argentina; ciò gli procurerà non pochi dissidi e polemiche con la parte individualista e favorevole agli “anarchici espropriatori “, che proprio in quegli anni – con le gesta del gruppo di Severino Di Giovanni – aveva innalzato lo scontro nei confronti degli anarcosindacalisti, al punto da uccidere il direttore de «La Protesta», José Lopez Arango, poiché aveva criticato l’apologia della violenza e del furto, sostenendo che Di Giovanni era soltanto un bandito, un «agente della polizia e del fascismo». Anche Fabbri è oggetto di minacce, dopo aver scritto su «Pagina italiana» un articolo pieno di dolore e d’indignazione, paragonando il fatto ad altri simili avvenuti in Italia ad opera dello squadrismo fascista.

Di Giovanni verrà arrestato dalla polizia il 30 gennaio del 1931, condannato da un tribunale militare e fucilato due giorni dopo l’arresto. Fabbri inizia anche a collaborare regolarmente con i periodici anarchici dell’America del Nord: «L’Adunata dei refrattari», «Il martello», «Germinal». Il primo marzo 1930 esce il primo numero della rivista «Studi Sociali» di cui Fabbri è direttore. In seguito al colpo di stato del generale Uriburu i giornali anarchici argentini incontrano grosse difficoltà e «Studi Sociali» ha vita difficile; non potendo più uscire in Argentina, nel febbraio del ’31 verrà trasferita a Montevideo, mentre «La Protesta» è costretta a cessare le pubblicazioni.

Nel gennaio 1932 si manifesta la malattia che lo condurrà alla morte: una emorragia intestinale lo costringe in ospedale per buona parte dell’anno. Il 31 marzo 1933 anche l’Uruguay è teatro di un colpo di stato, che lo condurrà in una “zona d’ombra” fascista come l’Argentina e il Brasile. Il ministro italiano Mazzolini ottiene l’arresto di Ugo Fedeli e di altri tre anarchici italiani, che verranno imbarcati e consegnati alle autorità di Roma nel settembre dello stesso anno. La rivista «Studi Sociali» riceve quindi un colpo decisivo.

Fabbri viene operato allo stomaco, a Rosario, in Argentina, nel febbraio 1934. Un mese dopo rientra a Montevideo dove riprende la sua attività politica, ma le speranze della guarigione durano poco. Nuovamente ricoverato in ospedale, muore il 23 giugno 1935. La figlia Luce gli subentrerà fino al 1946 alla direzione della rivista «Studi Sociali».

Fonti:

  • Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, Pisa 2004.
  • P. C. Masini, Storia degli anarchici italiani, da Bakunin a Malatesta. Milano 1973. Quarta edizione.
  • Nota bio-bibliografica in appendice a L. Fabbri, Dittatura e rivoluzione Catania 1971.
  • Nota bio-bibliografica in appendice a L. Fabbri, L’anarchismo la libertà la rivoluzione. Milano 1997.

Nota biografica a cura di Paolo Alberti.

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