Discorso per il centenario della morte pronunziato alla R. Accademia d'Italia il 15 marzo 1937

Una vita tormentata, colma di acerbità e sofferenze, non porta il Leopardi ad un molle lamento, a languori, al tedio. Il dolore è affrontato con dignità e fierezza, gli affanni sono cantati con compostezza e misura. Il mite e fragile poeta riesce a mettere in luce quanto sia grande e serena la forza del suo animo. Sempre trova un’oasi di di ristoro, non tra gli uomini, ma col passero solitario, la luna, le piante, i colli, il pastore errante e tutti quegli umili luoghi che gli sono famigliari, che il ricordo gli restituisce con la commozione più viva e più dolce.

Sinossi a cura di Paolo Oliva e Catia Righi

Dall’incipit del libro:

Mi trema il cuore parlare qui, in questa alta assemblea, di un poeta, sollevato alle sfere degli spiriti maggiori, assorbito nei taciti, eterni giri del tempo e operante ancora, vivente dell’eterea, inconsumabil vita, con la virtù possente del suo canto. La parola mia umile non si adegua alla solennità e alla santità della commemorazione. Più che eccelsa gloria, sommo poeta che un universo acclama e rispetta, Leopardi è un simbolo, l’araldo del nostro sentimento più acceso nella tristezza e nel dolore, un Nume per il culto della gravità e serietà di questa vita, eternamente corrente tra inganni e speranze, empita di mistero. Passato è il tempo delle accuse insani alla sostanza funebre dei brevi, meravigliosissimi canti, ritenuti vangelo di una dottrina dissolvitrice e negatrice della vita, d’affanno e non di sollievo, battente tra le ombre, avversa alla luce e al sole; e più non si bada ai giudici e Minossi dell’arte leopardiana, pronti a condannare il poeta, che troppo del suo risentimento, del suo disgusto e del freddo ragionare accoglie nel Canzoniere, in cui tutto si confessa e si espande. L’acume per avvertire tante mende ci pare leggero. Dimezzate questo aureo libro e vi apparrà compatto ancora, di immensa, inesauribile ricchezza nella sua esiguità, frammenti di vita staccati dal cuore sanguinante, che sono intere epopee, la più originale storia dell’anima che da Goethe in qua sia stata scritta per chiarire la sofferenza fatale che ad ogni nobile natura è data in sorte, vero viatico spirituale, il più sublime breviario poetico del nostro dolore, che in melodiosissimi versi scande le sentenze più gravi e più assolute che giammai poeta moderno vibrasse sulla natura e il corso e l’annientarsi della tragica esistenza umana.

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titolo:
Giacomo Leopardi
sottotitolo:
Discorso per il centenario della morte pronunziato alla R. Accademia d'Italia il 15 marzo 1937
titolo per ordinamento:
Giacomo Leopardi
descrizione breve:
Una vita tormentata, colma di acerbità e sofferenze, non porta il Leopardi ad un molle lamento, a languori, al tedio. Il dolore è affrontato con dignità e fierezza, gli affanni sono cantati con compostezza e misura.
autore:
opera di riferimento:
Giacomo Leopardi : discorso per il centenario della morte pronunziato alla R. Accademia d'Italia il 15 marzo 1937 / Arturo Farinelli. - Roma : Reale Accademia d'Italia, 1937. - 25 p., [1] c. di tav. : ritr. ; 25 cm. - (Celebrazioni e commemorazioni ; 22).
licenza:

data pubblicazione:
2 luglio 2019
opera elenco:
G
soggetto BISAC:
CRITICA LETTERARIA / Generale
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
revisione:
Paolo Oliva, paulinduliva@yahoo.it