Arturo FarinelliArturo Farinelli nacque a Intra il 30 marzo 1867. Poiché il padre, commerciante, aveva dovuto trasferirsi a Bellinzona – dove Arturo frequentò il ginnasio – , si laureò a Zurigo in filosofia e filologia romanza e germanica e si perfezionò a Parigi alla scuola di Gaston Paris. In realtà aveva inizialmente frequentato due anni al Politecnico, interrompendo gli studi per stabilirsi per breve tempo a Barcellona.

Ebbe subito una certa notorietà grazie alla pubblicazione della tesi di laurea Spanien und die spanische Literatur im Lichte der deutschen Kritik und Poesie.

Dal 1896 al 1904 insegnò all’Università di Innsbruck; dovette allontanarsene a causa dei moti nazionalisti. Dal 1907 al 1937 ebbe la cattedra di letteratura tedesca all’università di Torino. Per brevi periodi insegnò, presso la stessa università, filologia romanza.

Nel 1921 fondò la rivista “Letterature moderne” che diresse a lungo. Nel 1929 fu nominato accademico d’Italia. Fondò e diresse per la casa editrice UTET la collana dei “Grandi scrittori stranieri”.

La sua attività diede straordinario impulso agli studi di letterature comparate in Italia; le sue ricerche spaziarono su campi letterari amplissimi e su lunghe e complesse vicende storiche, sorrette dalla sua straordinaria erudizione.

Scrisse tantissimo e sugli argomenti più disparati; fondamentali i suoi studi sul mito di Don Giovanni, nella storia, nella leggenda, nella letteratura (Don Giovanni, 1896), quelli sulla “fortuna” di Dante nelle letterature occidentali (Dante in Francia, Spagna, Inghilterra, Germania, 1922), sul Romanticismo del quale cerca di definire i caratteri ideologici, sentimentali, letterari (Il Romanticismo nel mondo latino, 3 volumi, 1927). Importanti, come già detto, gli studi di letteratura comparata, ad esempio tra quella italiana e quella spagnola (Italia e Spagna, 2 volumi, 1929).

I suoi saggi sono caratterizzati dal grande entusiasmo che accompagna il suo studio, con evidente predilezione per l’indagine di spiriti artistici travagliati e complessi, per periodi letterari ricchi di particolari contraddizioni. Scrisse in italiano, tedesco, francese e spagnolo.

Natalino Sapegno, pur giudicando molto severamente l’attività critica del Farinelli, “divisa fra un tipo di vecchia erudizione bibliografica e un avventuroso romantico culto del sentimento e della poesia”, non può non riconoscergli il merito, diretto e indiretto, del sorgere di una critica “più matura e rigorosa nell’ambito della germanistica, con personalità di studiosi di non comune rilievo, come un Giuseppe Gabetti o un Lionello Vincenti”.

Anche Benedetto Croce, nonostante il rapporto di stima reciproca instauratosi dopo alcuni mesi di frequentazione a Innsbruck, non rinuncia a far rimarcare una certa mancanza di solida metodologia di ricerca. Certamente l’impostazione del Farinelli è indirizzata verso il positivismo e certamente cercò sempre di tenersi distante dal neoidealismo italiano.

Ancora più drastica è l’opinione di Serra (che tuttavia non risparmia quasi nessuno tra i critici dai suoi strali): “Ma il più bel tipo è il Farinelli, simpatia dei giovani che non se n’intendono, e pur amano di amore disordinato e generico l’erudizione insieme e la genialità; nessuno come il Farinelli, a parte i meriti del cercatore, riesce a dare l’illusione di tutte e due, con tutto quel pathos che si consuma nella farragine delle notizie e delle frasi, come una fiamma nel fumo della legna verde stizzosa”.

Morì a Torino il 21 aprile 1948.

Fonti:

  • A Polvara, Arturo Farinelliin “I Critici”, volume II, Milano 1969.
  • N. Sapegno, Linee della critica novecentesca, in “Storia della letteratura italiana, Il novecento”, volume I, Milano 1987.
  • R. Serra, Letteratura in conflitto, Milano 1998.

Note biografiche a cura di Paolo Alberti

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

  • Dante e Margherita di Navarra
    Margherita di Navarra (1492-1549), sorella del re di Francia Francesco I, figura nobile e complessa, è qui presentata nella sua attività di scrittrice ed in particolare nei suoi rapporti con Dante, cui dedicò un culto superiore a quello riserbatogli dal suo secolo.
  • Franche parole alla mia Nazione
    Con aggiunto il discorso: L'umanità di Herder e il concetto della "razza" nella storia dello Spirito.
    Scritto all’indomani della fine della prima guerra mondiale, il testo tratta dei problemi che si pongono per la pacifica convivenza europea, da quelli derivanti dal non certo sopito pangermanismo a quelli interni, nazionali, dove l’autore vede divampare più l’odio che l’amore.
  • Giacomo Leopardi
    Discorso per il centenario della morte pronunziato alla R. Accademia d'Italia il 15 marzo 1937
    Una vita tormentata, colma di acerbità e sofferenze, non porta il Leopardi ad un molle lamento, a languori, al tedio. Il dolore è affrontato con dignità e fierezza, gli affanni sono cantati con compostezza e misura.
  • Giusta guerra o atroce demenza?
    Pubblicato alla fine del 1914 e scritto nel settembre dello stesso anno, questo dialogo esprime tutte le palpitazioni dell'autore sul tema bellico. Il “Belligero” e l'“Umanitario” espongono i propri punti di vista, rappresentando quelle che in quel momento storico erano, in Italia – ancora neutrale – le contese fra le fazioni interventiste e neutraliste.
  • Goethe e il lago Maggiore
    È nota la grande predilezione che il più famoso scrittore tedesco ebbe per le isole Borromee. Tanto che in un paese sulle rive del Lago Maggiore Goethe stabilisce la patria di origine del suo Wilhelm Meister, scritto all’indomani del suo viaggio in Italia.
  • Leopardi
    Fin da fanciullo, segregato nel suo “natio borgo selvaggio”, Leopardi, chiudendosi in sé, trovava nella ricchezza della sua vita spirituale un ristoro all’indifferenza degli uomini, agli inganni, ai patimenti. E tornerà sempre a rievocare l’età del suo dolore; ma, dolendosi della sua sventura, rende il suo lamento dolce, carezzevole.
  • Lord Byron
    Saggio
    Non a caso Farinelli intitola Lord Byron il suo saggio, nel quale evidenzia il carattere aristocratico del poeta, il suo disprezzo per il volgo, ed attribuisce al suo sdegno contro la vita, al bisogno di combattere, di elevarsi al di sopra delle miserie umane, il suo schierarsi contro le oppressioni.
  • La malinconia del Petrarca
    Pubblicato sulla «Rivista d'Italia» nel 1902 e poi in opuscolo, questo breve studio raffronta la malinconia che pervade l'opera di Petrarca con il dolore di altri autori, in particolare del Leopardi, per concludere che nell'autore dei Trionfi la malinconia è mezzo per lenire l'angoscia dello spirito, mentre lo sconforto del Leopardi non può portare ad altra conclusione che la vita in sé sia un male.
  • Il mio insegnamento universitario
    Osteggiato dall'apparato conservatore dell'università di allora, riesce pur sempre, in queste poche pagine di riflessione e di ricordo, a stilare un’efficace sintesi delle esigenze della libertà di insegnamento.
  • La morte di Faust
    Discorso del socio nazionale ecc. Arturo Farinelli all'Adunanza solenne del 2 dicembre 1940
    In questo discorso Farinelli prende in esame il probabile e documentato travaglio degli ultimi anni della vita di Goethe dedicata alla terza parte del Faust, conclusa nel 1831, che sarà poi pubblicata postuma poco dopo la morte dell'autore, secondo la sua volontà.
 
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Arturo Farinelli
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Farinelli, Arturo
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