Lodovico DolceNacque in un’antica famiglia veneziana di un certo prestigio, ma la morte del padre, Fantino, quando egli aveva solo due anni, rese, a quanto sembra, particolarmente precaria la vita per lui e per i suoi tre fratelli (Daniele, Angelo e Agostino), e questo spiegherebbe la sua notevole attività editoriale, in gran parte legata alla necessità di sopravvivere.

Non si conservano molti elementi biografici certi. Si sa che frequentò lo Studio di Padova grazie al mecenatismo delle famiglie Loredan e Cornaro, e che sposò una teatrante, Polonia (probabilmente conosciuta in occasione delle rappresentazioni delle sue opere teatrali), da cui ebbe due figli: una femmina e un maschio di nome Marcello.

È dibattuto se nutrisse o meno simpatie per la riforma protestante, che in quegli anni godeva di un certo consenso a Venezia, in particolare presso Gabriele Giolito, un editore con cui il Dolce collaborò a lungo e intensamente come traduttore, curatore e scrittore (a Venezia, oltre che con il Giolito, Dolce collaborò con numerose officine tipografiche, tra cui quella di Manuzio e dei fratelli Sessa).

Benché le sue opere avessero un indubbio successo presso i contemporanei e quindi avessero un notevole smercio, sembra che questo non gli abbia mai procurato una vera ricchezza; quando morì, nel gennaio del 1568, non lasciò alcun testamento. Venne sepolto nella chiesa di San Luca Evangelista.

Autentico poligrafo, la sua opera letteraria fu indefessa, al punto che in trentasei anni di attività si calcola abbia lavorato a 358 edizioni, anche se più di 250 non furono sue composizioni originali ma edizioni di testi altrui, traduzioni o traduzioni-edizioni. Nel centinaio di opere attribuitegli si calcolano comunque “29 testi storici, 25 opere linguistiche, 24 di argomento esoterico, 5 filosofiche e 1 religiosa” (Guidotti 2004:17-18), oltre a 19 opere teatrali (ivi: 54-55). Tra le sue traduzioni-rifacimenti è notevole l’adattamento in ottave delle Metamorfosi ovidiane, che il Dolce pubblicò con il titolo Le Trasformazioni.

La sua opera più conosciuta sono le Osservationi nella volgar lingua (1550), uno dei più importanti trattati di grammatica italiana del Cinquecento, di poco successivo alle Prose della volgar lingua del Bembo (1525), e a differenza di queste ultime, decisamente orientato a finalità divulgative e didattiche.

Dolce curò per Giolito l’edizione del Decameron (1552), del Canzoniere petrarchesco e della Divina Commedia, che fu il primo a definire “divina”, nel frontespizio della pubblicazione (1555), mentre per Bindoni/Pasini lavorò all’edizione dell’Orlando Furioso.

Note biografiche tratte e riassunte da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Ludovico_Dolce

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autore:
Lodovico Dolce
ordinamento:
Dolce, Lodovico
elenco:
D