Romanzo

Uno dei romanzi più importanti della narrativa italiana del ‘900, senza dubbio inusuale per la nostra letteratura, prova ne è che è lontano dall’avere avuto l’attenzione e la fortuna che avrebbe meritato.

Come in un gioco di scatole cinesi il protagonista sovrappone realtà e sogno e finisce per non poter più distinguere l’uno dall’altro. Definito dalla critica romanzo “pirandelliano”, il vissuto reale viene disconosciuto e la percezione del “vero” sfuma continuamente verso l’irreale. Il protagonista passa da un ambiente all’altro contornato da personaggi bizzarri e “disconnessi”, dalla moglie Clementina alla cognata Monica, dal “migliore amico” Piero al figlio Bernabò, dalla nipote prediletta Teresa all’amante (che poi esiste davvero?) Gabriella. Il protagonista può a ragione affermare: “giunsi alla conclusione che la vita sognata stancava quanto quella vissuta“. Pubblicato solo un anno prima della morte del suo autore, si può dire che questo testo corona degnamente la sua intensa attività di esploratore letterario.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

Si arrivò alla stazione appena in tempo per prendere il treno. Io avevo l’animo contento e scontento insieme: ero contento di essere col mio vecchio amico Piero e scontento di lasciare la città senza dire nulla a nessuno.
— Eh, hai visto? – disse Piero – quasi perdevamo il treno. – Si mise a ridere e si sedette accanto al finestrino. Mi fece posto al suo fianco e mi liberò dal grosso pacco tondo che portavo col dito infilato nello spago. Lo spago tagliava il dito: mi fece piacere liberarmene.
Nello scompartimento c’era una grande confusione: viaggiatori che salivano in piedi sui sedili per accomodare i bagagli sulle nostre teste, viaggiatori che si piegavano ad accomodare cassette e sacchi sotto i nostri piedi; un donnone che ci voltava le spalle si piegò improvvisamente in due e Piero ed io ci stringemmo, ridendo, l’uno sull’altro per non essere schiacciati da quel mappamondo che riempiva tutto lo scompartimento.
Il treno correva e si vedevano passare davanti al finestrino porte, scritte d’uffici, impalcature da muratori, giardini, case, finestre col vaso di gerani e la gabbia del canarino, grandi alberi che spuntavano da un muro alto, fili del telegrafo che galoppavano col treno saltando i pali di sostegno.

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titolo:
Cabala bianca
sottotitolo:
Romanzo
titolo per ordinamento:
Cabala bianca
descrizione breve:
Uno dei romanzi più importanti della narrativa italiana del '900, senza dubbio inusuale per la nostra letteratura, prova ne è che è lontano dall'avere avuto l'attenzione e la fortuna che avrebbe meritato.
autore:
opera di riferimento:
Cabala bianca : romanzo / Gian Dàuli. - Milano : Ed. Modernissima, 1944 (Firenze, Tip. L'impronta). - p. XI, 401 ; 20 cm.
licenza:

data pubblicazione:
15 novembre 2016
opera elenco:
C
descrittore Dewey:
Narrativa italiana (sec. 20.)
soggetto BISAC:
FICTION / Visionario e Metafisico
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paolo Alberti, paoloalberti@iol.it
pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
revisione:
Paolo Oliva, paulinduliva@yahoo.it
Catia Righi, catia_righi@tin.it