Federico Della Valle (Langa astigiana, 1560 circa – Milano, 1628) è stato un drammaturgo italiano.

Considerato come il maggiore autore tragico italiano prima di Vittorio Alfieri, la sua vita ci è perlopiù sconosciuta; anzi, il valore della sua produzione è stato scoperto solo grazie alla rivalutazione che ne fece Benedetto Croce. Della Valle visse alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia, dal quale ricevette l’incarico di mettere in scena una tragicommedia, Adelonda di Frigia, nel 1595. Nel 1607 si trasferì a Milano presso il governatore spagnolo della città, dato che era sempre stato filospagnolo.

Le tre opere della produzione di Della Valle sono La reina di Scotia, Ester e Iudit; vennero scritte nell’ultimo decennio del Cinquecento e forse anche nei primi anni del Seicento, sebbene pubblicate più tardi.

Della Valle fa sempre riferimento al modello della tragedia greca, privo di divisione interna e di prologo; nelle sue opere sono poi presenti segni del suo profondo spirito religioso, in sintonia con l’atmosfera culturale della Controriforma. Proprio per tale motivo la sua prima tragedia, La reina di Scotia, si ispira ad un dramma storico recente, quello della cattolica Maria Stuarda condannata a morte dall’anglicana Elisabetta I nel 1587. La tragedia mette in scena l’ultima giornata di Maria, in prigione.

Anche le due tragedie di argomento biblico hanno due donne per protagoniste. Nella prima Ester, moglie ebrea del persiano Assuero, ottiene dal marito la salvezza per il proprio popolo; nella seconda, Iudit, cioè Giuditta, salva dagli Assiri la propria città offrendosi al generale nemico Oloferne e decapitandolo nel sonno. Il tema allora era molto attuale: vi dedicarono quadri Caravaggio, Orazio Gentileschi, Artemisia Gentileschi, Carlo Saraceni e Giovanni Baglione; infatti temi sensuali e religiosi si mescolano in una miscela particolarmente cara alla sensibilità dell’epoca. La scena in cui Vagao, cortigiano di Oloferne, descrive la bellezza di Giuditta spiata di nascosto, dà alla sensualità un tocco di “perversione” (quella del voyeur) e contribuisce alla creazione di un’atmosfera d’attesa e tensione che si scioglie solo con la decapitazione del generale.

Il teatro di Della Valle è privo di effetti spettacolari e mira da una parte a creare atmosfere, dall’altra a studiare l’animo dei personaggi, approfondendone la psicologia. Non è interessato all’avventura o al macabro: infatti all’azione vengono preferiti monologhi e indugi. Proprio per questo motivo tali opere sono destinate, più che alla recitazione, alla lettura.

Note biografiche tratte e riassunte da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Della_Valle

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autore:
Federico Della Valle
ordinamento:
Della Valle, Federico
elenco:
D