Tre atti

Negli anni tra il 1900 e il 1917 i due fratelli Baratono, destinati a carriere sempre più divergenti – critico docente e filosofo Adelchi, prosatore atipico legato agli ambienti della bohème letteraria genovese Pierangelo – diedero vita ad alcune interessanti collaborazioni, ospitate spesso sulle pagine del giornale di Novaro “la Riviera ligure”, tra le quali spicca questa commedia ancora recentemente ricordata in varie iniziative della Fondazione Mario Novaro, istituzionalmente finalizzata alla valorizzazione del contributo ligure alla cultura del Novecento.

Fiorenzo, terzo figlio della duchessa Eba e nato da una relazione “clandestina” ma di vero amore, torna dalla guerra, alla quale ha partecipato mosso da grandi idealità umanitarie. Il suo ritorno in casa lo impegna a ricomporre i disastri sentimentali del fratello e della sorella, e gli consente di ritrovare la sua amata. Tra la decadenza delle retoriche tradizioni nobiliari costrette a fare i conti con l’emergere di una borghesia che si arricchisce, spicca la dignità dell’anziano servitore alla quale non fa ombra neppure la purezza e la profondità di sentimento di Fiorenzo.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

È un chiaro mattino di piena estate. Il salone è deserto. La greve tenda fra la sala e la veranda è intieramente spiegata a dividere i due ambienti.
Nella veranda, il duca Mevio, in abito da cavalcare, si tiene in piedi dinanzi al tavolo da lavoro, curvo ad incidere la tavoletta incastrata nella morsa. Accanto a lui, Flora segue curiosa i movimenti del bulino. Sopra una poltrona, la cravache da cavallerizzo.
Mevio, trentenne, elegantissimo, sebbene zoppichi un poco, è un raffinato gaudente. Volubile, alieno da ogni sentimento e da ogni gesto che possano turbare la linea del suo dilettantismo aristocratico, amorale piuttosto che immorale, il primogenito dei Coriano considera la vita come un piacevole giuoco nel quale sia meglio cercare sempre nuovi giocattoli da ammirare e poi rompere in frantumi.
Flora, la figliuola del maggiordomo Giovanni, è una ragazzetta quindicenne dalla carnagione bronzea, dai capelli brevi e scomposti, tutta nervi e ardimenti, temperamento violento e primitivo. Veste una tunichetta rossa e sbracciata; due grandi anelli alle orecchie la fanno ancor più somigliare a una piccola gitana.

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titolo:
Antico canto d'amore
sottotitolo:
Tre atti
titolo per ordinamento:
Antico canto d'amore
descrizione breve:
Fiorenzo, terzo figlio della duchessa Eba e nato da una relazione “clandestina” ma di vero amore, torna dalla guerra, alla quale ha partecipato mosso da grandi idealità umanitarie. Il suo ritorno in casa lo impegna a ricomporre i disastri sentimentali del fratello e della sorella, e gli consente di ritrovare la sua amata.
autore:
opera di riferimento:
Antico canto d’amore / Adelchi e Pierangelo Baratono ; in Comœdia, anno VI n. 18, 25 settembre 1924 - Milano : Periodici Mondadori, 1924. - p. 11-33; 28 cm.
licenza:

data pubblicazione:
23 aprile 2019
opera elenco:
A
soggetto BISAC:
ARTI RAPPRESENTATIVE / Teatro / Generale
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paolo Alberti, paoloalberti@iol.it
pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
revisione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it