Matteo Giulio Bartoli

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Matteo Giulio Bartoli 2017-03-09T14:50:35+00:00

Matteo Giulio Bartoli nacque ad Albona d’Istria il 22 novembre 1873.
Allievo di Meyer-Lübke all’università di Vienna – dove si laureò – e di J. Gilliéron a Parigi, completò gli studi a Strasburgo dove collaborò con Hübschmann.

Fu docente di Storia comparata delle lingue classiche e neolatine all’Università di Torino dal 1908 fino alla sua morte. Tale insegnamento prese successivamente il nome di “linguistica” e solo dal 1939 di “glottologia”. Tra il 1930 e il 1935 insegnò anche Lingua e letteratura tedesca al magistero, sempre a Torino. Di famiglia istriana, fu sempre molto attento alle motivazioni dell’irredentismo, fino a dichiararsi favorevole a confini italiani anche oltre la demarcazione etnico-linguistica, fino a comprendere nuclei slavi.

Del 1903 sono le sue Lettere Giulane; del 1919 una successiva lettera glottologica “Le parlate italiane della Venezia Giulia e della Dalmazia”; intervallate dal saggio del 1915 Il diritto dell’Italia su Trieste e l’Istria. Questa attività dettata dallo spirito nazionalistico che sempre lo animò, non era tuttavia disgiunta dalla sua competenza professionale specifica.

In questo ambito la sua attività ebbe inizio con la pubblicazione di un saggio sulle lingue balcaniche (Pubblicazioni recenti di filologia rumena, 1901) immediatamente seguente ad alcuni articoli che rappresentavano la concretizzazione editoriale delle sue ricerche dialettologiche “sul campo” in diverse località dell’Istria; ma è del 1906 la pubblicazione del lavoro che gli aprì la prospettiva della carriera accademica, Das Dalmatische, che è un’ampia monografia sul dalmatico, la lingua neolatina parlata fino a fine ‘800 sulla costa orientale dell’Adriatico. Fu l’inizio dei suoi studi sulle lingue slave (Riflessi slavi di vocali labiali romane e romanze, greche e germaniche, pubblicato nel 1908) condotti con la metodologia tracciata fin dal suo primo lavoro.

Dagli studi sul dalmatico scaturì anche il suo disegno storico delle origini neolatine (Alle fonti del neolatino, 1910) nel quale espose i principi del movimento che egli chiamò dapprima “neolinguistica” e successivamente “lingua spaziale”, di ispirazione crociana, in aperto contrasto con il rigido dottrinarismo dei neogrammatici e con le interpretazioni materialistiche dei processi evolutivi del linguaggio.

Manifesto di questa nuova scuola fu l’Introduzione alla neolinguistica: principi, saggi, metodi (Ginevra 1925). Seguirono i Criteri tecnici, e il completamento, nel 1931, dell’opera di G. Bertoni Breviario di neolinguistica di cui appunto il Bertoni aveva scritto la prima parte (Principi generali).
L’applicazione delle teorie alla cui formulazione ed elaborazione aveva grandemente contribuito alla cronologia delle innovazioni linguistiche in ambito indoeuropeo e neolatino lo portò alla collaborazione con G. Vidossi insieme al quale pubblicò, nel 1943, i Lineamenti di Linguistica spaziale nel quale si concretizza una sintesi tra i principi idealistici e i metodi della geografia linguistica.
Nel 1945 viene dato alle stampe, nell’ambito dello stesso filone di ricerca, Saggi di linguistica spaziale, che contiene anche la bibliografia completa degli scritti di Bartoli.

Fu direttore, insieme a P.G. Goidànich dell’Archivio glottologico italiano.
In collaborazione con G. Vidossi e U. Pellis fondò l’Atlante linguistico italiano, progettato fin dal 1911 e avviato concretamente a partire dal 1924.
Tale Atlante servì da cassa di risonanza per la sua dottrina teorica, che non era tuttavia una coerente filosofia del linguaggio, ma un insieme di norme tecniche che venivano estese ad avere portata generale e che lui stesso definì norme areali o spaziali.

Sovente in polemica con l’altro grande glottologo e linguista goriziano Graziadio Ascoli, finì per portare il suo sciovinismo fino all’adesione alle teorie razziste del Pende, adesione che risulta evidente nei saggi di linguistica spaziale, dopo che aveva sostanzialmente aderito al regime fascista (vedi discorso inaugurale dell’anno accademico 1933/34 “Questioni linguistiche e diritti nazionali” e sua collaborazione alla rivista diretta da Bottai “Il primato” dove caldeggia una repubblica italo-slava).
Collocato a riposo per raggiunti limiti di età si ritirò a Ceretto di Carignano, dove continuò tuttavia ad essere attivo nell’ambito della ricerca linguistica. Morì a Torino il 20 gennaio 1946.

Fonti:

  • Bice Mortara Garavelli: Voce: Bartoli Matteo Giulio, sul GDE Utet.
  • B. Terracini: Matteo Bartoli, in Belfagor III 1948.
  • T. Bolelli: Per una storia della ricerca linguistica, Napoli 1965.
  • T. De Mauro: Matteo Giulio Bartoli e la neolinguistica, in “Idee e ricerche linguistiche nella cultura italiana”, Bologna 1980.

Note biografiche a cura di Paolo Alberti

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

  • Lettere giuliane
    Per la storia dell'italianità nostra
    L'irredentismo giuliano visto attraverso una disanima storico-linguistica sull'uso dei termini "Venezia Giulia" e "Litorale austro illirico" per ribadire l'italianità di Trieste e zone limitrofe in polemica con la propaganda di giornali di ispirazione filo-austriaca.
 
Autore:
Matteo Giulio Bartoli
Ordinamento:
Bartoli, Matteo Giulio
Elenco:
B