In questi brevi saggi che l’autore scrisse pochi anni prima della morte, assieme ad altri rimasti inediti, Broglio riafferma il suo programma, portato avanti tramite l’esperienza della rivista “Valori plastici”, di ridefinizione dei valori del passato e di sviluppo coerente di questi attraverso le moderne correnti figurative. La classica semplicità trova il moderno punto d’incontro nella rigorosa rappresentazione del motivo prescelto tramite soprattutto una scelta dei colori che privilegia i tenui verdi, rosa e grigi. Questa impostazione teorica è sviluppata negli anni successivi dall’arte della moglie Edita, che questo testo introduce, e che prosegue pittoricamente il lavoro a quattro mani iniziato negli anni trenta insieme al marito e che portò alle produzioni comuni firmate con lo pseudonimo “Rocco Canea”.

Sinossi a cura di Paolo Alberti

Dall’incipit del libro:

L’esperienza cruciale che più d’ogni altro evento contribuì a determinare in caratteri inconfondibili la complessa personalità di Mario Broglio, fu il suo violento corpo a corpo con i problemi sorti dal modernismo estetico, nel periodo più drammatico e più travagliato che l’arte abbia mai conosciuto. Il delirante caos suscitato nel campo dell’arte dalle incursioni di sediziose filosofie e scienze moderne poteva anche offrire esca all’indole burrascosa di Broglio, se il suo pensiero saldamente tetragono avverso ai voli ultrartistici, non gliene avesse posto il veto. Opposizione questa non preconcetta, ma originata dalla sua singolare facoltà di cogliere a primo acchito il punto morto nelle formule a effetto, vecchie e nuove, onde egli, resistendo in disimpegnata e vigile solitudine alle trascinanti ondate della piazza, restava illeso ma dolorosamente passivo, mentre intorno a lui crollavano una dopo l’altra le più vistose teorie, dottrine e credenze.
E sono lunghi anni d’incubazione.
Quando infine cinquantenne dichiara: «Una forza agisce in noi costante che ci fa vedere le cose sul piano dell’arte», la scoperta di questa forza ossia entità che promuove l’atto artistico gli rivela quali siano i mezzi conoscitivi leciti all’arte, cioè legittimi se attivati dall’artista in stato di grazia.
Mentre da tempo le elucubrazioni estetiche si dibattono e s’arrovellano in astruse logomachie, nessun pensiero di Broglio, per contro, appare derivato da speculazione mentale. Scevro di velleità retoriche, egli s’afferra solo all’esperienza, e non esce dal riserbo se non quando penna e tavolozza concordemente cedono a quel potere che non più emana dall’artista stesso, ma di fronte a cui l’artista «si cancella come individuo».

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Dove va l'arte moderna?
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Dove va l'arte moderna?
descrizione breve:
In questi brevi saggi che l’autore scrisse pochi anni prima della morte, assieme ad altri rimasti inediti, Broglio riafferma il suo programma, portato avanti tramite l’esperienza della rivista “Valori plastici”, di ridefinizione dei valori del passato e di sviluppo coerente di questi attraverso le moderne correnti figurative.
autore:
opera di riferimento:
Dove va l'arte moderna? / [prefazione di Edita Broglio]. - [Spoleto : Tip. Panetto e Petrelli, stampa 1950]. - 85 p. ; 18 cm.
licenza:

data pubblicazione:
30 gennaio 2019
opera elenco:
D
soggetto BISAC:
ARTE / Generale
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paolo Alberti, paoloalberti@iol.it
pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
revisione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it