Il testo è tratto dalla riproduzione in facsimile dell’edizione originale pubblicata anonima in Livorno nel 1764, per cura di Giuseppe Aubert, coi torchi della tipografia Coltellini.

Dall’incipit del libro:

Gli uomini lasciano per lo più in abbandono i più importanti regolamenti alla giornaliera prudenza, o alla discrezione di quelli, l’interesse de’ quali è di opporsi alle più provide Leggi, che per natura rendono universali i vantaggi, e resistono a quello sforzo, per cui tendono a condensarsi in pochi, riponendo da una parte il colmo della potenza e della felicità, e dall’altra tutta la debolezza e la miseria. Perciò se non dopo esser passati frammezzo mille errori nelle cose più essenziali alla vita, ed alla libertà, dopo una stanchezza di soffrire i mali giunti all’estremo, non s’inducono a rimediare ai disordini, che gli opprimono, e a riconoscere le più palpabili verità, le quali appunto sfuggono per la semplicità loro dalle menti volgari non avvezze ad analizzare gli oggetti, ma a riceverne le impressioni tutte di un pezzo, più per tradizione, che per esame.

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titolo:
Dei delitti e delle pene [edizione 1764]
titolo per ordinamento:
Dei delitti e delle pene [edizione 1764]
autore:
opera di riferimento:
Dei delitti e delle pene / di Cesare Beccaria ; facsimile dell'edizione originale pubblicata anonima in Livorno nel 1764, con le aggiunte delle successive edizioni e degli autografi registrate in margine e su carte allegate dal marchese Giulio Beccaria, figlio dell'Autore ; a cura di Luigi Firpo. - Torino : Unione tipografico-editrice torinese, 1964. - 190 p., [1] c. di tav. : ill. ; 25 cm
cura:
Luigi Firpo
licenza:

data pubblicazione:
20 maggio 2013
opera elenco:
D
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Ferdinando Chiodo, f.chiodo@tiscalinet.it
Catia Righi, catia_righi@tin.it
pubblicazione:
Catia Righi, catia_righi@tin.it
revisione:
Alex 5630, meadam@tin.it