Cesare Balbo

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Cesare Balbo 2018-01-10T11:12:54+00:00

Cesare BalboCesare Balbo (Torino, 21 novembre 1789 – Torino, 3 giugno 1853) è stato un politico e scrittore italiano, Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna.

Figlio di Prospero Balbo già sindaco di Torino e ambasciatore a Parigi, e di Enrichetta Taparelli d’Azeglio, il conte Cesare Balbo, nato nella città sabauda nel 1789, maturò culturalmente in varie città europee, a causa della continua peregrinazione che il padre dovette subire nei difficili anni del regno di Vittorio Amedeo III di Savoia.

Fu così che venne a contatto con le nuove teorie illuministiche che, in quegli anni, stavano prendendo sempre più piede nei maggiori centri culturali europei. In questi stessi anni fu forte l’influsso culturale e letterario di Vittorio Alfieri, ed il fermento patriottico che portò il giovane Balbo a fondare nel 1804 l’Accademia dei Concordi, con altri giovani letterati con i quali condivideva i suoi ideali liberal-moderati.

Grazie a queste conoscenze ed esperienze cosmopolite venne chiamato spesso a servizio della monarchia universale napoleonica. Successivamente, a causa dell’influenza dei circoli libertari frequentati, cominciò a disdegnare gli incarichi ricevuti, sottraendosi, quando possibile, al controllo dell’imperatore.

Intanto andavano crescendo nella sua coscienza forti ideali patriottici: Balbo sperava che alla guida di un futuro Risorgimento potessero salire i Savoia, che avrebbero permesso la concessione di una costituzione ai vari stati italiani uniti in una confederazione.

Come Gioberti, sperava in un coinvolgimento di tutti i principi che, ciascuno a capo della propria regione, dovevano aiutare il sovrano a regnare su un unico grande territorio. Presto si convinse che, per raggiungere tale scopo, non sarebbero stati necessari scontri armati ma bisognava, piuttosto, avere fiducia nel governo e sperare in una mediazione con i governanti.

Balbo non reputava adatti i modelli proposti dai consiglieri del re e, allo stesso tempo, non era soddisfatto neppure dalla fazione opposta, quella dei cospiratori contro il sovrano. Per questa sua insoddisfazione era mal visto da entrambe le parti politiche, ma, in particolare, da Carlo Alberto che si sentiva offeso dalla sua incontentabilità, tanto che decise di esiliarlo e di confinarlo nel suo castello di Camerano.

Tra il 1821 e il 1847 visse, quindi, un periodo di isolamento totale: in questo modo poté coltivare una sua grande passione, la scrittura. La sua abilità gli permise di comporre trattati tanto convincenti che Carlo Alberto gli concesse il riavvicinamento a corte. Nel dicembre 1847 Balbo fondò, con Camillo Cavour, il quotidiano Il Risorgimento.
L’anno successivo ottenne l’incarico di guidare il primo gabinetto costituzionale.

Intanto era stata pubblicata nel 1844 una delle sue opere più importanti Le speranze d’Italia. Stimolato dalla lettura del Primato di Vincenzo Gioberti, egli, richiamandosi dell’ideologia cattolica-liberale, esponeva i concetti fondamentali dell’ideologia neoguelfa, cercando però di rispondere alle manchevolezze ed alle molte contraddizioni lasciate dal Gioberti.

Balbo ripropone nell’opera le sue idee riguardo alla questione italica: innanzitutto il tema delle riforme dello Stato Pontificio, poi quello che riguardava la posizione da prendere di fronte all’area più reazionaria del Cattolicesimo: i Gesuiti.
Era però un altro il punto essenziale: l’esame obiettivo della realtà attuale (e non l’esaltazione del passato) consentiva di identificare nella dominazione austriaca il maggior ostacolo all’attuazione di una confederazione tra gli stati italiani.

Quando finalmente venne dichiarata guerra all’Austria, Balbo propose di unire la Lombardia e il Piemonte in un’unica grande potenza ma nel dibattito parlamentare il suo suggerimento non venne accolto, per questo decise di dimettersi dopo soli tre mesi da quando aveva ricevuto l’incarico di capo del governo.

Prima di ritornare di nuovo sulla scena politica, seppe condurre con successo le trattative, affidategli dal cugino Massimo D’Azeglio, per il ritorno di Pio IX nella sede papale.

Nel 1852, infine, si rivolse a D’Azeglio e a Cavour sperando di formare un nuovo governo ma i due si rifiutarono di aiutarlo perché due anni prima aveva negato loro l’appoggio per l’approvazione della legge sull’abolizione del foro ecclesiastico e sull’incameramento dei beni della Chiesa.

Decise così di ritirarsi definitivamente dalla politica per dedicarsi interamente alla scrittura ma, dopo meno di un anno, morì nella città natale, a sessantatré anni, nel 1853. È sepolto nella cripta del duomo di Chieri, città il cui liceo classico ne porta il nome (nonostante l’accorpamento con altri licei della zona avvenuto nel 2000).

Note biografiche tratte e riassunte da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Balbo

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Autore:
Cesare Balbo
Ordinamento:
Balbo, Cesare
Elenco:
B