Il quinto cilindro
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Archeologia. Civiltà perdute. Visitatori da un altro pianeta, capaci di influenzare la storia e gli eventi terrestri nel passato e nel presente. Con “Il quinto cilindro”, Paolo Agaraff affronta l’argomento con il suo solito stile dissacrante. Tre vecchi e terribili pensionati, già protagonisti de “Le Rane di Ko Samui” (Pequod, 2003) e “I ciccioni esplosivi” (Montag, 2009) di Pelagio D’Afro, entrambi presenti nella biblioteca del progetto Manuzio, si trovano coinvolti in trame di respiro interplanetario, scaraventati in una realtà cristallizzata al tempo della nascita dell’Impero romano. I tre pensionati rischieranno la vita, l’amicizia e la sanità mentale, barcamenandosi tra alieni chitinosi, montagne impervie, cupe leggende, riti oscuri, rivoluzioni giacobine e sanguinose controrivoluzioni, scrutati dall’instancabile appendice visiva della remota Sentinella. “Il quinto cilindro” è un pastiche fantastorico-lovecraftiano che deforma ed evidenzia gli aspetti più assurdi della realtà quotidiana, nella tradizione della fantascienza sociologica.

Dall’incipit del libro:

Il nostro peggior nemico è il timore che incute l’ignoto. Questo era solito ripetere Cesare mentre le sue legioni attraversavano il passo di Matrona Mons. A quei tempi ero un semplice centurione ai comandi di Lucio Voreno e marciavo tra i suoi uomini alla conquista della Gallia, violando la quiete delle antiche foreste di querce, robinie e castagni. Le fronde degli alberi ci impedivano la vista, ma i rumori degli animali e il cinguettare degli uccelli ci erano di conforto, e ancor più ci confortava la consapevolezza di essere parte di un esercito forte, addestrato, pronto a tutto. Ci sentivamo giusti e invincibili; nessun pericolo, visibile o invisibile, poteva veramente impensierirci. In seguito, durante la campagna gallica, era avvenuto che quella sensazione di onnipotenza si attenuasse quando avanzavamo con i calcei immersi nel sangue di compagni e nemici, ma non era mai scomparsa del tutto. Questa volta, invece, la situazione era diversa. Ero alla guida di una carovana di uomini, donne e bambini in mezzo ai boschi profumati di resina a nord del Ticino, tra le valli circondate da montagne. Tutto taceva: gli unici segni di vita erano il cigolio delle ruote dei carri e lo sbattere tra loro delle masserizie. Era primavera. I raggi del sole attraversavano a stento la vegetazione e solo il sibilo del vento, stranamente freddo per la stagione, ci accompagnava nel nostro cammino. Le donne e i fanciulli rimanevano in silenzio; nel loro sguardo si leggeva il timore, anche se le terre a sud delle Alpi erano pacificate da anni. Eppure quella sensazione non era solo il panico tipico delle femmine, e non poteva nemmeno essere il naturale timore che incutono le selve, con la minaccia di lupi e briganti annidati tra gli alberi. Era un’inquietudine che si respirava nell’aria stessa. Anche i vecchi soldati, veterani delle battaglie galliche, avvertivano l’approssimarsi di un pericolo.

Si ringraziano l’Autore e la casa editrice, Montag (http://www.edizionimontag.com/), per averci concesso i diritti di pubblicazione gratuita.

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titolo:
Il quinto cilindro
titolo per ordinamento:
quinto cilindro (Il)
autore:
opera di riferimento:
Il quinto cilindro / Paolo Agaraff - e [Tolentino] : Montag, 2010 - 244 p. ; 21 cm
licenza:

data pubblicazione:
2 ottobre 2013
opera elenco:
Q
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Paolo Agaraff, Giuseppe D'Emilio Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
pubblicazione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
revisione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it