Luigi Antonelli, Marta Abba e Luigi Pirandello nel 1933

Luigi Antonelli, Marta Abba e Luigi Pirandello nel 1933

Luigi Antonelli nacque a Castilenti (Teramo) il 22 gennaio 1877 (1882 secondo altre fonti). Studiò dapprima medicina a Firenze, poi lettere, quindi trascorse alcuni anni, a partire dal 1912, nell’America meridionale, prevalentemente a Buenos Aires, dove fu direttore del «Giornale degli italiani all’estero».

Fin dalla giovinezza fu protagonista del movimento di modernizzazione culturale che attraversava varie regioni dell’Italia meridionale; insieme a Cascella fu animatore e promotore della rivista «L’Illustrazione abruzzese». Fu protagonista, insieme a Bontempelli, Chiarelli, Rosso di San Secondo e Cavacchioli, del gruppo dei cosiddetti “innovatori” che evolvette poi nel «teatro del grottesco» che, nel secondo decennio del Novecento, tentò un rinnovamento del teatro italiano, liberandolo e ripudiando gli schemi drammatici del repertorio borghese basato su un realismo divenuto ormai convenzionale, in nome della libera invenzione fantastica, della spregiudicata ricerca di nuove forme teatrali, abbandonando le preoccupazioni di coerenza e di logicità, superando la “solidità” dei personaggi, l’attendibilità dei tempi e delle vicende, ma indirizzandosi verso un’ironia polemica, che attraverso la satira e l’umorismo sottintenda un antagonismo più o meno evidente e cosciente nei confronti della situazione della società borghese.

Antonelli scrisse con L’uomo che incontrò se stesso (prima rappresentazione a Milano il 23 maggio 1918) uno dei testi fondamentali del «grottesco», indicando, nella vicenda dell’uomo scontento di sé a cui è concesso miracolosamente di ripetere la propria vita e che ricade negli stessi errori, ritornando nell’uguale condizione di insoddisfazione e di fallimento, la condizione di impotenza della ragione e della volontà nei confronti delle cose, l’arbitrio del caso, la profonda alienazione dell’uomo a tutto ciò che intraprende e desidera.

Il modo tipico del teatro di Antonelli è la tensione verso atmosfere fiabesche, magiche, fino a risolversi nell’apologo: esiti ancora interessanti, in questo ambito, sono La fiaba dei tre maghi (1919), I diavoli nella foresta (1920), L’isola delle scimmie (1922), La casa a tre piani (1925), La donna in vetrina (1926), La bottega dei sogni (1927).

Poi Antonelli, cessato il momento del «grottesco» e alla ricerca di un’essenzialità di stile e ispirazione, ritornò in pratica alla consuetudine delle forme più marcatamente borghesi del teatro italiano, scrivendo commedie genericamente realiste ma con un’impronta personale meno spiccata, come Il maestro (1933), considerata da taluni il suo capolavoro (anche perché diretta e messa in scena da Pirandello con debutto il 18 dicembre 1933 a Roma con la compagnia di Marta Abba), Mio figlio, ecco il guaio (1935), Bellerofonte (1936).

Nella sua attività anche alcune opere narrative: Il pipistrello e la bambola (1919); Primavera in collina (1929); Chiomadoro (1930), e un saggio su Pirandello: Maschera nuda di Pirandello (1937).

Dal 1931 sostituì F. M. Martini nella gestione della pagina di critica teatrale de «Il giornale d’Italia», attività che svolse con competenza per oltre dieci anni fino quasi alla sua morte.

Nel 1939 Gennaro Righelli trasse un film (Il barone di Corbò) liberamente ispirato dalla commedia omonima di Antonelli che partecipò attivamente alla sceneggiatura.

Morì a Pescara il 21 novembre 1942.

Fonti:

  • Luigi Tonelli, Teatro contemporaneo italiano, Milano 1936
  • Gianfronaco Contini, Esercizi di lettura, Firenze 1947
  • Gigi Livio, Introduzione a Teatro grottesco del Novecento, Milano 1965.
  • Adriano Tilgher: Studi sul teatro contemporaneo, Roma 1923
  • Marilena Giammarco: Luigi Antonelli e la scrittura della dispersione, Roma 2000
  • Franco Calenza: Il teatro di Luigi Antonelli: avanguardie italiane del primo Novecento, Pescara 2000.

Note biografiche a cura di Paolo Alberti.

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autore:
Luigi Antonelli
ordinamento:
Antonelli, Luigi
elenco:
A