Dall’incipit del libro:

Nei dieci mesi che volsero dalla pace di Villafranca alla spedizione dei Mille, l’Italia di mezzo diede prove di virtù civili meravigliose, ma col Piemonte corse dei pericoli gravi forse quanto quelli che il Piemonte stesso aveva corsi, prima della guerra del 1859. I duchi, gli arciduchi, i legati pontifici fuggiti dalle loro sedi, fin da prima di quella guerra, non avevano più osato tornarvi; e allora Parma, Modena, Bologna con la Romagna fino alla Cattolica, si strinsero in un solo Stato, che nel bel ricordo della gran via romana da Piacenza a Rimini, chiamarono l’Emilia. Spento così d’un tratto ogni vecchio sentimento di gelosia, conferirono la Dittatura al Farini, romagnolo venuto su, da giovane, nelle cospirazioni, e poi maturo ed esule fattosi alla vita dell’uomo di stato vicino al Cavour, in Piemonte. Si crearono un esercito proprio, con gioventù propria e d’ogni parte d’Italia; e il loro governo procedeva d’accordo con quello di Toscana, libera anche essa, e col suo grande statista Bettino Ricasoli risoluta d’unirsi al regno di Vittorio Emanuele. Intanto quelle regioni si chiamavano, tutte insieme, Italia centrale. Quello Stato provvisorio era tranquillo come se non ci fosse in aria nessuna minaccia, ma senza mostrarne paura, conosceva i pericoli tra i quali viveva.

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titolo:
Storia dei Mille
titolo per ordinamento:
Storia dei Mille
autore:
opera di riferimento:
Giuseppe Cesare Abba - Storia dei Mille, Bemporad & figlio, 1926
licenza:

data pubblicazione:
30 maggio 1998
opera elenco:
S
soggetto BISAC:
FICTION / Classici
affidabilità:
affidabilità standard
impaginazione:
Francesco Musso, frrr@canavese.it
pubblicazione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
revisione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it