Aleardo Aleardi

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Aleardo Aleardi 2018-01-16T12:20:32+00:00

Aleardo AleardiAleardo Aleardi nacque a Verona il 14 novembre 1812. Il suo nome di battesimo fu Gaetano Maria.

Di antica e nobile famiglia (il padre Giorgio era conte e la madre fu Maria Canali), studiò giurisprudenza all’università di Padova, dove, a contatto con gli ambienti goliardico-risorgimentali molto vivi in quella città, si accesero i suoi primi entusiasmi e si formarono le sue prime convinzioni politiche e patriottiche, cui resterà attivamente fedele, nel pensiero e nell’azione, per tutta la vita.

Qui conobbe il Prati, che rappresenterà con lui, per analogie formali e di contenuto, e per una lunga costanza di tradizione critica, un binomio tipico della seconda stagione romantica nella poesia italiana dell’Ottocento. Conobbe anche il Fusinato che frequentava lo stesso ateneo in quegli anni.

Col Prati, Aleardi fu attivo collaboratore del periodico padovano «Il Caffè Pedrocchi». Divenne frequentatore del salotto della contessa Anna Serego Gozzadini Alighieri; alla figlia di lei, Nina, dedicò numerose composizioni poetiche. Già la sua attività poetica era abbastanza nota per il poemetto storico Arnalda di Roca (1844) e le due Lettere a Maria (1846), in versi sciolti.

Nel 1848-49 partecipò attivamente alla difesa della Repubblica veneta e fu, in quell’occasione, inviato dal Manin in Francia per chiedere aiuti a sostenere la lotta. Fu poi tra gli imputati dei processi di Mantova e due volte imprigionato: a Mantova nel 1852 e a Josephstadt (Boemia) nel 1859.

Alla fine del conflitto austro-franco-piemontese fu liberato e si stabilì a Brescia. Dopo l’unità fu deputato, professore all’istituto di belle arti di Firenze (1864-74) e, infine (1873), senatore del regno.

L’opera poetica dell’Aleardi, raccolta per la massima parte nel volume unico dell’edizione fiorentina del 1864, sotto il titolo complessivo di Canti, abbraccia circa un ventennio di attività, e sono i vent’anni centrali del secolo e della vicenda risorgimentale: dopo i già citati Arnalda di Roca (1844), e Lettere a Maria (1846), Il Monte Circello (1856), Le città italiane marinare e commercianti (1856), Un’ora della mia giovinezza (1858), Raffaello e la Fornarina (1858), I sette soldati (1861), Il canto politico (1862).

Accanto alle pagine di poesia, sono da ricordare scritti di storia e critica d’arte, tra i quali Della pittura mistica e di frate Angelico (1869) e Sull’ingegno di Paolo Caliari (1872).

Tanto vasta e diffusa fu l’eco della poesia aleardiana in tutta la penisola al suo apparire, come rapido fu il declino della sua fortuna, nella lettura come nel giudizio critico. A questo declino contribuì senza dubbio la stroncatura impietosa di Vittorio Imbriani, nel saggio Il nostro quinto gran poeta, contenuto nel volume Fame usurpate. Parziale rivalutazione venne poi da Croce che lo considera precursore di Pascoli, e successivamente da Francesco Flora. Indubbiamente la storia della fortuna dell’Aleardi è un esempio cospicuo di quanto la mitizzazione di certi contenuti e soluzioni formali (nel nostro caso quelli propri al romanticismo patriottico e sentimentale) possono velare il gusto e il giudizio, scambiando per autentici valori quella che è invece essenzialmente una tranquilla adesione a una certa temperie sentimentale e fantastica.

L’Aleardi nelle sue sparse dichiarazioni di poetica, nelle quali si tiene peraltro in disparte di fronte alle grosse contese letterarie del tempo, prima fra tutte quella ancora viva tra classicisti e romantici, ha esplicitamente suggerito le linee tematiche della sua poesia: quella sentimentale e quella civile e patriottica.

Il tema civile e patriottico è al fondo dell’ispirazione delle due raccolte poetiche forse più resistenti al tempo dell’Aleardi: Le città italiane marinare e commercianti e Il Monte Circello. Qui lo spunto politico, l’allusione, l’invettiva mettono capo ai fasti, alle glorie, ai dolori della patria e si distendono romanticamente nella rievocazione nostalgica di una tradizione che nella lontananza acquista una sottile suggestione di leggenda.

Ma se l’ispirazione civile e patriottica detta all’Aleardi alcune fra le pagine più nobili e vigorose della sua poesia, è nella linea più scopertamente sentimentale che bisogna forse cercare certi spunti e motivi che lo rendono meno estraneo e lontano allo sviluppo successivo della vicenda letteraria. I temi convenzionali del romanticismo assumono infatti nell’Aleardi, più decisamente che nel Prati, un tono d’intimità, di debolezza e dichiarata stanchezza che paiono già accennare al clima che sarà proprio degli scapigliati e, poi, della poesia crepuscolare.

I critici più recenti hanno segnalato, in testi già considerati «povera cosa» (Tristi drammi, È nata), una «reale complessità» e spunti di inquietudine che già preludono, almeno sul piano tematico, a certi aspetti del decadentismo.

Morì nella sua città natale nel 1878.

Fonti:

  • B. CROCE, La letteratura della nuova Italia, I, Bari 1914.
  • C. DE LOLLIS, Aleardo Aleardi poeta della storia, in Saggi sulla forma poetica italiana dell’ottocento, Bari 1929.
  • Vittorio Imbriani, Il nostro quinto gran poeta, in Fame usurpate, Napoli 1877.
  • M. FORINO, Aleardo Aleardi, Milano 1932.
  • A. BALDUINO, Letteratura romantica, dal Prati al Carducci, Bologna, 1967.
  • Francesco Flora, Storia della letteratura italiana, III, Milano 1940.

Note biografiche a cura di Paolo Alberti

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

 
Autore:
Aleardo Aleardi
Ordinamento:
Aleardi, Aleardo
Elenco:
A