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Relatori

2019-08-25T21:59:01+02:001 Dicembre 2004|Categorie: Speciali|

Elenco alfabetico dei relatori del convegno “10 anni di libri liberi” (programma).

  • Pietro Beltrami, Direttore Opera del Vocabolario Italiano;
  • Marco Calvo, Presidente di Liber Liber;
  • Alberto Castelvecchi, Castelvecchi Editori;
  • Vincenzo Cerami, scrittore e sceneggiatore;
  • Ivan Cecchini, AIE (Associazione Italiana Editori);
  • Fabio Ciotti, Università di Roma “La Sapienza”;
  • Gianfranco Crupi, Biblioteca digitale, Università di Roma “La Sapienza”;
  • Domenico Fiormonte, Università di Roma Tre;
  • Fausto Galiano, Fondazione Ezio Galiano;
  • Giuseppe Granieri, autore del blog http://www.bookcafe.net/blog/;
  • Mariella Guercio, Università di Urbino;
  • Nicola Lagioia, scrittore;
  • Anna Gialluca, Edizioni Laterza;
  • Giorgio Manacorda, scrittore;
  • Marco Mancini, Rettore Università degli studi della Tuscia;
  • Anna Maria Mandillo, AIB (Associazione Italiana Biblioteche);
  • Tito Orlandi, Direttore del CISADU;
  • Gino Roncaglia, Università della Tuscia;
  • Francesco Sabatini, Presidente Accademia della Crusca;
  • Luciano Scala, Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali;
  • Salvatore Romano, Unione Italiana Ciechi, o.n.l.u.s.;
  • Giovanni Solimine, professore di biblioteconomia alla Università della Tuscia;
  • Bianca Tonetto, Scuola On-Line;
  • Paul Gabriele Weston, Università degli studi di Pavia.

Programma del convegno

2018-03-12T12:43:25+02:001 Dicembre 2004|Categorie: Speciali|

“10 anni di libri liberi”
Roma, 27 novembre 2004

Presso la sala conferenze del
Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari
Piazza Marconi, 8/10 (come arrivarci)
00144 Roma (quartiere EUR)

Programma del convegno: versione 3.6.

Se vuoi saperne di più sui relatori, fai click sul relativo nome. È possibile inviare loro una domanda e iscriversi (gratuitamente) al convegno.

In omaggio per chi si iscrive al convegno una copia di “Internet 2000. Manuale per l’uso della rete con CDROM” edito da Laterza!

Nota: i titoli delle tavole rotonde, così come l’elenco dei relatori e gli orari, possono subire modifiche.

09:00 – 09:15
Registrazione

09:15 – 09:45
Saluti
Marco Calvo, Presidente Liber Liber;
Marco Mancini, Rettore Università degli studi della Tuscia;
Anna Maria Mandillo, AIB (Associazione Italiana Biblioteche).

09:45 – 10:00
“I dieci anni di Liber Liber”
proiezione di un breve documentario

10:00 – 11:00
1a tavola rotonda:
Quali politiche e quale futuro per le biblioteche digitali in Italia?
Moderatore:
Gino Roncaglia, Università della Tuscia.
Intervengono:
Pietro Beltrami, Direttore Opera del Vocabolario Italiano;
Tito Orlandi, Direttore del CISADU;
Francesco Sabatini, Presidente Accademia della Crusca;
Luciano Scala, Direttore Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

11:00 – 11:20
Dibattito

11:20 – 11:40
Coffee break

11:40 – 12:40
2a tavola rotonda:
Biblioteche digitali: funzioni, servizi, esperienze
Tratta i temi:
tema 01: biblioteche digitali: presente, passato… e futuro;
tema 02: ricerca e didattica.
Moderatore:
Fabio Ciotti, Università di Roma “La Sapienza”.
Intervengono:
Gianfranco Crupi, Biblioteca digitale, Università di Roma “La Sapienza”;
Mariella Guercio, Università di Urbino;
Giovanni Solimine, professore di biblioteconomia alla Università della Tuscia;
Marco Veneziani, Lessico Intellettuale Europeo;
Paul Gabriele Weston, Università degli studi di Pavia;

12:40 – 13:00
Dibattito

13:00 – 14:00
Pausa pranzo

14:00 – 15:00
3a tavola rotonda:
La scrittura e la rete
Tratta i temi:
tema 03: idee in vetrina: blog, community e scrittura interattiva;
tema 08: riviste on-line, l’evoluzione di settimanali e mensili.
Moderatore:
Domenico Fiormonte, Ricercatore Università di Roma Tre.
Intervengono:
Vincenzo Cerami, scrittore;
Giuseppe Granieri, autore del blog http://www.bookcafe.net/blog/;
Nicola Lagioia, scrittore;
Giorgio Manacorda, scrittore.

15:00 – 16:00
4a tavola rotonda:
Diritti degli autori e diritti dei lettori
Tratta i temi:
tema 05: copyright, prestito a pagamento e deposito siti Internet;
tema 07: autori, case editrici ed e-book
Moderatore:
Marco Calvo, Presidente Liber Liber.
Intervengono:
Alberto Castelvecchi, Castelvecchi Editori;
Ivan Cecchini, AIE (Associazione Italiana Editori);
Anna Maria Mandillo, AIB (Associazione Italiana Biblioteche);
Anna Gialluca, edizioni Laterza;

16:00 – 16:30
Dibattito

16:30 – 16:45
Coffee break

16:45 – 17:45
5a tavola rotonda:
Le biblioteche digitali come strumento di formazione e di autonomia
Tratta i temi:
tema 04: handicap ed e-book;
tema 06: gli e-book e la scuola.
Moderatore:
Marco Calvo, Presidente Liber Liber.
Intervengono:
Salvatore Romano, Unione Italiana Ciechi;
Fausto Galiano, Fondazione Ezio Galiano;
Bianca Tonetto, Scuola On-Line;

17:45 – 18:15
Dibattito

18:15 – 18:30
Conclusioni
Marco Calvo, Presidente Liber Liber.

Sia i temi, sia la data del convegno sono stati oggetto di votazione (i relativi link rimangono a titolo di archivio).

Giuseppe Caravita

2018-03-12T12:17:45+02:003 Gennaio 2000|Categorie: Speciali|

Giuseppe Caravita, giornalista de “Il Sole 24 Ore”, risponde a un intervento di Marco Calvo, presidente di Liber Liber, nella conferenza telematica del Gruppo Innovazione (http://www.innovazione.perlulivo.it/).

Giuseppe Caravita
Giornalista de “Il Sole 24 Ore”
3 gennaio 2000

[…] Credo che tu sappia benissimo che tutti quelli che si occupano, anche minimamente, di TLC e di Internet conoscono altrettanto bene l’importanza della questione (le alte tariffe della materia prima di Internet, N.d.R.). Ne parlano il meno possibile perché c’è di mezzo il bilancio Telecom, e tutta la fragile costruzione sviluppata, nel bene e nel male, per tentare di dare un futuro non traumatico a questa azienda, gravata da una ristrutturazione pesante e dall’attacco dei concorrenti. Il Governo, nei fatti, fino ad oggi ha protetto Telecom.

Nella UE è poi un atto uno scontro piuttosto pesante (anche se silenzioso, come per tutte le faccende che contano davvero), sulla cruciale questione delle dedicate. Da un lato la DG 13, da sempre vicina ai grandi carrier, porta avanti un visione di uno stretto e limitato oligopolio europeo di grandi gestori, a cui vanno aggiudicate condizioni accettabili per quanto riguarda le dedicate (il vero punto che decide e deciderà della concorrenza sulle reti), per gli altri, ISP (le società che forniscono l’accesso a Internet) e nuovi carrier, valgono invece le “otto volte”, magari ridotte a sei.

In Italia è in atto la battaglia sull’unbundling, ovvero sulla possibilità per i concorrenti di affittare la rete Telecom nell’ultimo miglio, a prezzi equi. Guarda i listini europei e italiani. Oggi un grande gestore alternativo paga le linee di interconnessione all’incumbent un terzo o un quarto di quanto le paghi tu. Chiaro il messaggio? Anche qui si ripropone lo scontro. Da un lato esistono tariffe di interconnessione a Telecom per i grandi carrier (Wind, Infostrada…) a livello Usa, dall’altro ai piccoli e ai clienti questo viene negato. In particolare ai nuovi entrati, che per usare l’unbundling dell’ultimo miglio non possono certo creare una propria rete tanto capillare da connettere migliaia di centrali Telecom urbane. L’unica, qui, è abbassare drasticamente il costo delle linee dedicate affittate al Telecom. A meno di non attendere la lenta formazione di infrastrutture fisiche alternative a livello delle città. Ma questo vorrebbe dire anni prima dell’effettiva competizione sulle reti.

Questa battaglia si sta svolgendo proprio in queste settimane. Il problema è però che i più penalizzati, ovvero i piccoli carrier e gli ISP, non sono nemmeno del tutto uniti tra loro. Alcuni sono già, nei fatti, dei “satelliti” di Telecom, e non vogliono inimicarsi troppo il gestore dominante, che peraltro fornisce loro essenziali introiti con la free Internet e l’interconnessione (il ricavato sulla bolletta telefonica dei propri utenti, N.d.R.).

Telecom, dal canto suo, sa benissimo che la situazione non potrà essere tenuta bloccata per molto tempo. Per questo, con le sue nuove offerte Adsl, mira a conquistarsi una forte quota di mercato presso gli utenti finali, salvo poi, ridurre (gradualmente, il più gradualmente possibile) anche il costo delle dedicate.

Ovviamente nel mezzo c’è l’Authorithy. Che da un lato non può presentare una direttiva di unbundling troppo sbilanciata su un disegno di concorrenza oligopolistica, e dall’altro lato deve comunque tener conto del bilancio (e delle eccedenze occupazionali) di Telecom. Nel frattempo l’offerta Adsl di Telecom resta bloccata presso l’Authorithy. Se passasse subito, prima dell’unbundling, creerebbe un enorme vantaggio per il gestore dominante. Ma l’unbundling, per passare, ha bisogno di una forte “rimodulazione” delle tariffe delle dedicate. Qui è l’impasse, e qui ne vedremo di belle.

Morale: non hai l’Adsl a basso costo da Telecom, ma non hai nemmeno i servizi alternativi. E’ il migliore dei mondi possibili… non credi?

Beppe Caravita.

Giuseppe Caravita

2018-03-12T12:14:14+02:0026 Settembre 1999|Categorie: Speciali|

Giuseppe Caravita, giornalista de “Il Sole 24 Ore”, risponde a un intervento di Marco Calvo, presidente di Liber Liber, nella conferenza telematica del Gruppo Innovazione (http://www.innovazione.perlulivo.it/).

Giuseppe Caravita
Giornalista de “Il Sole 24 Ore”
27 settembre 1999

Marco Calvo scrive:
> Tutto molto giusto. Al solito, nessun cenno al fatto che la materia prima
> (le dorsali Internet) costa otto volte più che all’estero.
> Bene, avremo milioni di utenti desiderosi di connettersi, e solo una
> società che può accontentarli (la Telecom, che maggiora di OTTO VOLTE
> il costo di connessione ai suoi concorrenti).
> Ma si sa. Quei signori non vanno disturbati. Viva l’Italia.

Caro Marco,

È da un paio di mesi, da quando ha sollevato questo tema su Innovazione, che ti devo, ti dobbiamo una risposta argomentata.

La questione che poni è centrale. Lo sappiamo molto bene noi giornalisti del settore che, di costi delle TLC in Italia comparate ad altri paesi, ce ne occupiamo ormai da più di un decennio. Ho quindi preso queste settimane per raccogliere elementi freschi , e il più possibile certi, sulla questione.

Ed è da un decennio che associazioni come Anuit e altre pubblicano periodicamente i dati. In Italia il 2 megabit urbano, la dedicata chiave per lo sviluppo di imprenditoria su Internet e nuovi servizi, continua a essere proibitiva. Il tuo differenziale di otto volte, se riferito ai costi di una T1 Usa (un megabit e mezzo) è probabilmente sottostimato. Meno se ci si riferisce ad altri paesi europei con assetti ex-monopolistici, come Francia e Germania. ma questi sono confronti ormai obsoleti: quello che conta, ormai, è il differenziale con gli Usa, il paese guida su Internet, quello che sta spiazzando l’intera Europa sui servizi e la tecnologia.

E’ da dieci anni e più che è in corso questa battaglia. Telecom l’ha condotta, in difesa, molto bene. In attacco, molto male. In difesa: Telecom, di fronte alle pressioni crescenti per la liberalizzazione ha sostanzialmente concesso (e non poteva fare altrimenti) la concorrenza sulle interurbane e le internazionali. Ma ha sempre difeso strenuamente il suo vero forziere: l’ultimo miglio, sia esso voce o dati. Qui nessuno, almeno per ora, ha avuto la forza, politica, finanziaria, tecnologica, per aprire la cassaforte. In attacco la Telecom ha avviato servizi internet (Interbusiness, Tin) sostanzialmente scadenti, e non tali da assicurarle alcun serio futuro di fronte a un mercato davvero competitivo. Non solo: i tanti decantati gestori mobili, almeno finora, campano sui profitti dalle chiamate fisso-mobile. Risultato: una Telecom che è in realtà una azienda in piena crisi, che si regge solo sulle sue residue (ma maggioritarie) aree di monopolio.

Sbagli quando dici che le “dorsali dati” costano in Italia otto volte. Una dedicata Milano-Roma, su fibra, è oggi una delle poche “commodity” in concorrenza (tra Telecom, Snam, Ferrovie, Autostrade…) è rappresenta meno del 20% dei costi di un ISP indipendente. Il vero costo sta nelle dedicate urbane, dove Telecom appioppa letteralmente ciofeche (cavi in rame con modem simil-Xdl) a 56 o 128k e le fa pagare appunto otto volte quanto negli Usa ti costa un megabit e mezzo.

D’altro canto sul traffico dati si stima (ma sono stime non ufficiali) che Telecom ricavi 3000 miliardi (in pratica tutti puri profitti monopolistici, dato che i costi veri sono mille volte inferiori) e altri 2500 dal traffico Internet, dagli scatti TUT pagati dai poveri utenti finali fino ai servizi che, malamente, appioppa ai clienti.

Quindi si arriva a cifre grosse, che fanno i profitti di Telecom. E i profitti di Telecom sono il perno, oggi, del riassetto del capitalismo nazionale, intorno a soggetti molto ben introdotti presso l’attuale Governo (ma anche a un eventuale, futuro, governo di destra guidato, mettiamo, da Cesare Romiti).

Ora capisci la delicatezza della tua domanda, e il tempo preso per la risposta. Sulla questione TLC, il cui nocciolo vero sta nel differenziale di prezzo, si gioca il destino di un Governo e forse di una esperienza politica. A conti fatti, come sta succedendo, che sta vendendo il futuro e lo sviluppo di questo paese in cambio di una ristrutturazione del suo Palazzo Economico. In cui però i nomi sono in gran parte gli stessi e, soprattutto, le strategie sono ancora quelle della “spremitura” del mercato (italiano) a partire da posizioni monopolistiche.

Non altrimenti si può interpretare questo apparentemente “strano” silenzio intorno alla questione tariffaria. Dopo anni di battaglie, con tanti articoli scritti anche sul Sole-24 Ore, l’Anuit tace. Ufficialmente sostiene che siamo alla soglia dell’apertura generale della concorrenza, con reti alternative che potranno contendersi i clienti (affari) fino all’ultimo miglio. Ma le cose non stanno così: i cablaggi alternativi che davvero contano (quelli di Milano e Roma) vanno a rilento, ostacolati da vincoli amministrativi, poteri palesi e occulti che li frenano. Secondo le previsioni di un anno fa questa primavera 1999 avrebbe dovuto vedere la partenza piena della competizione sulle dedicate, urbane e non…invece nulla. Almeno un anno (se non due) di ritardo “programmato” mentre però gli Usa corrono alla grande, e stanno letteralmente risucchiando centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro che alternativamente avrebbero potuto nascere qui o in Europa.

I nostri politici, tutto il Regime che ci governa, non ha capito che un circolo vizioso si è ormai instaurato. Il capitalismo Usa, sull’innovazione e l’alta tecnologia, sta letteralmente facendo a pezzi quello europeo (salvo casi circoscritti come il Gsm). Questo si indebolisce sempre più e chiede aiuto, nei fatti, agli stati. Con il ricatto dell’invasione estera oppure di migliaia di posti di lavoro garantiti da necessariamente tagliare.

Alcuni governi europei, tra cui quello italiano, ci stanno cascando. Bloccano e ritardano, nei fatti, le riforme economiche necessarie (come la liberalizzazione TLC) per “dar tempo” ai propri grandi imprenditori di prepararsi, di ristrutturare, e di rafforzarsi con gli usuali extra-profitti monopolistici. Solo che questa è una pia illusione. Più i monopoli permangono, nei fatti, è più le economie europee, nel loro complesso, si indeboliscono. E così i loro “supposti” campioni nazionali, che quindi ritornano al palazzo per un altro “giro” di protezioni, travestite da ricambio di gruppi dirigenti o grandi annunci di salvifiche ristrutturazioni.

Questo, dai primi giorni di questo 1999, è a mio avviso ciò che è avvenuto, e sta avvenendo in Italia. A fine anni 80 si chiuse con un disastro la stagione dei cosiddetti “capitani di ventura”. Berlusconi dovette ritirarsi rovinosamente dalla Francia, Gardini crollò (insieme alla Montedison, oggi un fantasma), De Benedetti tentò di vendere all’At&T una Olivetti ormai alla frutta e poi, di fatto, la chiuse.

Con questa stagione si chiuse anche la prima repubblica. A inizio 1999 il panorama della grande industria italiana era ancora disastroso: Olivetti entro pochi mesi costretta a vendere tutto a Mannesman, Fiat incapace di divenire autentico “nocciolo duro” dell’azienda  ritenuta chiave, ovvero Telecom, perché isolata nelle grandi manovre mondiali dell’auto, ecc. ecc.

Di qui l’operazione Colaninno, appoggiata da Bersani. Di qui la (apparente) rocambolesca scalata, di qui l’affidamento (di fatto) da parte del Governo di Telecom alla nuova cordata. E di qui il silenzio sulla “tassa” che viene e verrà fatta pagare all’Italia in nome della ristrutturazione del capitalismo italiano.

Questa tassa è appunto costituita dalle “otto volte”. Un anno fa si dava per sicuro che la (cosiddetta) Authority delle TLC avrebbe varato entro giugno di quest’anno un decreto per imporre a Telecom il cosiddetto “unbundling”, ovvero la possibilità per ogni gestore alternativo di poter affittare al Telecom linee di ultimo miglio (a prezzi di costo) per poi canalizzarvi propri servizi. Ebbene, questo decreto non solo non è stato fatto, ma è scomparso nel nulla. Significativo di un clima in cui passa sottovoce la parola d’ordine di “non disturbare il manovratore” e lasciare che Colaninno possa risanare Telecom  (a spese dell’Italia).

Spero proprio di essere smentito nei prossimi giorni, di fronte ai “grandi annunci” che lo stesso Colaninno si appresta a fare. Ma i segnali, almeno negli ultimi giorni, non sono affatto incoraggianti, anzi.

Ne cito alcuni: la decisione di Telecom di offrire 11 lire sullo scatto urbano a favore di altri gestori che vogliano praticare la cosiddetta Free-Internet (che free non è, anzi il contrario). Questo significa che, invece di imboccare la strada maestra della tariffa internet flat, che ha generato milioni di utenti Usa e incalcolabili start-up (vedi la mia intervista al padre di Internet, Vinton Cerf, comparsa sul sole 24 ore informatica di due settimane fa) si avvia la “furbizia” di un servizio ancora pagato a tempo, e di bassa qualità (orientato dai gestori, tutti, a che l’utente passi il maggiore tempo possibile in rete, quindi con banda scarsa e schifezze perditempo come i chat oppure le cosiddette “comunità” (C6) fatte per far fare un po’ di acchiappanza telematica a qualche ragazzotto). Beppe Attardi, giustamente, parla ora di un concreto rischio in Italia di una “internet spazzatura”. In cui la norma è tentare di venderti pubblicità, e altre porcherie, in cambio di un modesto e illusorio sconto su tariffe volutamente astronomiche.

Non a caso Fininvest annuncia il progetto di un suo “mega-portale” da 300 miliardi. In questo ambiente l’ineffabile Berlusca ci andrà a nozze. Altro che reti civiche e “learning communities”. Tutto l’opposto.

Non solo: quasi tutte le indagini e le previsioni concordano con l’enorme rischio che l’intero sistema industriale italiano sta correndo, causa l’asfissia della nostra internet e gli alti costi di investimento. La Databank di Milano, per esempio, stima che da qui a quattro anni potrebbe emergere uno sbilancio commerciale sull’estero di ben 20mila miliardi, fondato su importazioni di beni e (soprattutto) servizi via commercio elettronico.

Di fronte a questo scenario Bersani e i suoi non trovano di meglio che progettare una legge con i soliti sussidi a pioggia per incentivare i progetti di commercio elettronico. Dimenticandosi che così facendo, in realtà, stanno costruendo una legge che finanzia surrettiziamente il monopolio Telecom, dato che il grosso dell’asfissia, dei costi e della mancanza di nuove imprese si concentra lì. Insomma lo stato, con i nostri soldi di contribuenti, concorre a alleggerire la “tassa Telecom” alle imprese. Una partita di giro che, se non fosse fatta sulla nostra pelle, avrebbe del ridicolo.

Credo di aver esposto i punti essenziali delle questione. Il Governo, via alleanza con Colaninno (e quelli che ci stanno dietro) ci sta facendo pagare la “tassa”. E quindi, almeno, creiamo un rapporto di forze per contrattarla e alleggerirla. Al di là del fatto di un esecutivo che si voleva diverso e che invece, sotto i ricatti dei potenti, sta ripercorrendo  gli stessi errori, e le stesse mancanze di coraggio, dei suoi infausti predecessori.

Per questo mi pare appropriato (e anche gli altri membri fondatori di Innovazione condividono) lanciare una iniziativa a tutto campo chiamata “otto a uno”. Ovvero una campagna, dentro e fuori la rete, per porre la questione, far convergere forze, arrivare quantomeno a un confronto e a una trattativa.

Anche altri sono su questa esatta lunghezza d’onda. Per esempio molti ISP italiani, ormai minacciati di morte rapida, che stanno coalizzandosi su un obiettivo analogo. Il terreno è quindi fertile: l’Italia del resto sta pagando con il suo futuro una situazione insostenibile e, anche qui, per molti aspetti ridicola. Tornerò a breve sull’argomento.

Intanto saluto te e tutti

Beppe Caravita.

Assoprovider

2018-03-12T12:06:35+02:0029 Luglio 1999|Categorie: Speciali|

Assoprovider
http://www.assoprovider.net
29 luglio 1999

Estratto di un comunicato stampa che ci è stato inviato da Lorenzo Busatti:

[…] I costi delle linee di trasmissione dati hanno dei costi 10 volte superiori a quelli che le stesse linee hanno negli USA… Gli Internet Provider utilizzano esclusivamente linee di T. D. come mezzo di trasporto per i propri dati. Poi gli utenti si lamentano che “si va lenti”. Hanno ragione, ma cosa può fare un provider in questa situazione? Giusto per capirci, ogni anno almeno il 60% delle spese di un ISP è rappresentato da ciò che paga a Telecom per queste linee…

[…]

Da parte nostra, e ora parlo a nome di quasi 200 Internet Providers Indipendenti con cui sono in contatto, stiamo provvedendo a costituire (entro pochissimi giorni) un associazione che cerchi di tutelarci in una realtà dove per anni siamo sempre stati l’ultimo dei pensieri per i nostri politici perché non siamo assolutamente disposti a subire per l’ennesima volta un sopruso che, stavolta, rischia non di metterci in crisi, ma di farci chiudere definitivamente.

Lorenzo Busatti, Davide Caffaratto
e altri aderenti alla Assoprovider

La cronologia

2018-03-12T11:29:53+02:0021 Maggio 1999|Categorie: Speciali|

Ecco come procede la nostra iniziativa (in cima le notizie più recenti, leggi dal basso se è la prima volta che ti colleghi):

  • 31 marzo 2000
    Pubblicata la risposta della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ci è stata gentilmente indicata tramite lettera dal Segretario Generale dell’AGCM. A tutt’oggi, invece, nonostante le centinaia di sollecitazioni spedite da moltissimi utenti del sito di Liber Liber, e nonostante sia passato più di un anno, nessuna risposta è giunta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
  • 3 marzo 2000
    Pubblicata la risposta del Governo all’interrogazione parlamentare dell’on. Villetti che citava il nostro caso.
  • 16 febbraio 2000
    La home page di Liber Liber si tinge di nero: ci hanno fregato.
  • 11 febbraio 2000
    L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato condanna la Telecom Italia S.p.A. per abuso di posizione dominante.
  • 26 settembre 1999
    Giuseppe Caravita, de “Il Sole 24 Ore”, nelle conferenza telematica del Gruppo Innovazione, invia un intervento che illustra in modo molto efficace, e senza peli sulla lingua, l’attuale situazione delle telecomunicazioni in Italia.
  • 21 luglio 1999
    l’on. Roberto Villetti, SDI, raccogliendo il nostro appello, presenta una interrogazione parlamentare nella quale si fa esplicito riferimento alla nostra campagna informativa e si denunciano le tariffe Internet italiane.
  • 29 giugno 1999
    il senatore Antonio Semenzato, con una interrogazione parlamentare, denuncia inadempienze della Telecom Italia S.p.A. e dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni in materia di Internet.
  • 8 giugno 1999
    nella sotto-sezione link di questa campagna informativa abbiamo inserito la legge 249 del 1997 che istituisce l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
  • 28 maggio 1999
    nel Communication Outlook pubblicato ad aprile 1999 dall’OECD (Organizations for Economic Co-operation and Development, http://www.oecd.org), in Italia noto come OCSE, vengono confermate – ahinoi – le disparità tariffarie che denunciamo da mesi: secondo l’OCSE in Italia paghiamo le linee dedicate a Internet il 2-300% in più rispetto agli altri paesi europei sotto monopolio, e addirittura l’800% in più rispetto all’Inghilterra (recentemente liberalizzata).
  • 3 maggio 1999
    il senatore Antonio Di Pietro ci comunica gentilmente di essersi interessato alle tariffe della Telecom Italia nel sua rubrica sulla rivista “Oggi” (n° 14, 7 aprile 1999, pag. 9).
  • 16 marzo 1999
    una prima, piccola, vittoria: la Telecom Italia S.p.A., non sappiamo se in seguito a questa campagna informativa o alla lettera del nostro avvocato, ha dichiarato di volerci restituire l’importo extra ingiustamente versato con la prima super bolletta. Il nostro caso, quello che ci ha indotto a dare vita a questa iniziativa, si è perciò risolto positivamente.
    Rimane purtroppo, in Italia, un quadro generale delle telecomunicazioni scoraggiante. Le tariffe altissime continuano a penalizzare il nostro Paese e continuano a ostacolare la creazione di nuovi posti di lavoro.
    Abbiamo perciò deciso di non fermarci. Anzi, ora che il nostro caso si è positivamente risolto, possiamo proseguire liberi da ogni possibile sospetto di partigianeria. E’ importante che il mondo delle telecomunicazioni sia governato da leggi giuste e libero da soffocanti monopoli.
  • 08 marzo 1999
    una prima eco della nostra iniziativa sul quotidiano la Repubblica.it
  • 22 febbraio 1999
    Inviata la lettera all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.
  • 22 febbraio 1999
    Parte ufficialmente la campagna informativa “Telecom, +1000%”.
  • 5 febbraio 1999
    Il nostro avvocato ha inviato la lettera di rito con la quale si invita la Telecom Italia S.p.A. a restituire i soldi indebitamente intascati.
  • 23 gennaio 1999
    si inaugura in via ufficiosa questo speciale di Liber Liber. C’è molto da fare, ma siamo fiduciosi!

Qui di seguito i fatti sin dai primi contatti con la Telecom Italia S.p.A.:

  • 21 gennaio 1999
    prima riunione con il nostro avvocato, Natalia Rotella, per studiare le carte relative alla causa contro la Telecom Italia S.p.A.
  • 6 ottobre 1998
    terza fattura errata (n° 1W08580147), maggiorata di oltre Lit. 1.200.000. Questa volta, ci fanno sapere, l’errore ha coinvolto tutti i loro clienti. Restituiscono la cifra mesi dopo, ma trattengono per sé gli interessi (un premio per la bontà del servizio offerto?). Decidiamo di approfondire la cosa, scopriamo che non solo in Italia le cifre sono astronomicamente più alte che all’estero, ma che nello sfortunato scenario italiano, noi paghiamo una cifra anche maggiore!
  • 9 settembre 1997
    nuova fattura “errata” (n° 1W07858317), maggiorata di oltre 4 milioni. Telefonate, fax, lettere esasperate, ecc. Questa volta ci rimettiamo solo alcuni giorni di lavoro e un bel po’ di pazienza.
  • 5 agosto 1997
    la Telecom Italia S.p.A. risponde (telefonicamente) alla nostra lettera rifiutando di restituire la cifra indebitamente intascata. Riconoscendo comunque l’errore offre uno sconto sulle bollette successive. Consci dei tempi e dei costi di una azione legale in Italia, accettiamo il compromesso. In seguito scopriremo che lo sconto offerto (33% sul listino) esiste solo sulla carta. In realtà paghiamo addirittura un po’ di più degli altri clienti!
  • 23 luglio 1997
    ci viene recapitata una bolletta (n° 1W06216289) maggiorata di oltre 13 milioni. Il giorno stesso notifichiamo per lettera e per telefono alla Telecom Italia S.p.A. l’errore. Siamo comunque costretti a pagare, salvo smettere di lavorare.
  • 9 maggio 1997
    in seguito a una lunga serie di telefonate di sollecito, finalmente, trascorsi tre mesi dalla richiesta di attivazione, viene un tecnico ad installare la linea CDN (attestazioni di intervento tecnico n° A328908).
  • 10 febbraio 1997
    il sig. Angelo Pusateri viene a consegnarci il modulo di adesione. Non sa cosa sia Internet (si è occupato per anni di vendita di centralini; infatti ce ne offre uno) e così ci fa firmare un modulo errato: si tratta di una richiesta per un contratto Diamante Plus, e non Diamante (ovviamente noi non conosciamo la modulistica Telecom, inoltre sul modulo – che non è un contratto – non ci sono indicazioni sulle tariffe, nè altre indicazioni utili, così è impossibile anche per noi notare la differenza).
  • 29 gennaio 1997
    il sig. Sergio Perugini della Telecom Italia S.p.A. ci invia un preventivo. Accettiamo le condizioni offerte, anche se – ci informa Perugini – ci saremmo giovati di uno sconto se fossimo riusciti a contattarlo prima del 31 dicembre. Al danno la beffa.
  • 19 dicembre 1996
    chiamiamo la Telecom Italia S.p.A. chiedendo un preventivo per una linea CDN da 64Kb (ci vogliono ben 5 settimane e numerose di telefonate agli uffici più diversi prima che i centralinisti ci sappiano indirizzare ad una persona competente. Incredibile ma vero: provate anche voi!).

Perché

2018-03-12T11:21:37+02:0021 Maggio 1999|Categorie: Speciali|

Ho inviato una lettera ai volontari che collaborano al nostro progetto Manuzio (fondazione di una biblioteca elettronica ad accesso gratuito) ed ho deciso, come presidente di Liber Liber, di dedicare uno spazio fisso del nostro sito Internet alla campagna “Telecom, +1000%” perché di fronte a certi avvenimenti non si può, e non si deve più sopportare.

Ritardi, malfunzionamenti e tariffe altissime, imposte dalla Telecom Italia S.p.A., hanno conseguenze gravi e concrete. Rendono il nostro Paese meno competitivo, soffocano un mercato che potrebbe portare nuovi posti di lavoro, frenano il diffondersi di un mezzo di comunicazione utile, che rende la nostra società più democratica.

La campagna “Telecom, 1000%” si profila senz’altro come una lotta di Davide contro Golia, ho bisogno dell’aiuto di tutti coloro che condividono il nostro punto di vista. E’ importante notare che a fare la parte di Davide non ci siamo solo noi di E-text / Liber Liber, non userei questi spazi in tal caso, ma ci siamo tutti noi che usiamo Internet in Italia, e che subiamo condizioni di lavoro, di studio – e di uso di Internet in generale – che non possono essere ulteriormente sopportate. Non mi riferisco al costo delle telefonate o ad altri problemi cui la stampa ha già dato risalto, ma a problemi meno evidenti, che però minano il sistema dalle fondamenta.

bollettaAlla radice della nostra storia c’è un inconveniente burocratico che non meriterebbe grande attenzione: nel 1997 la Telecom Italia S.p.A., per una linea dedicata a Internet (tipo CDN 64Kb) ci invia una fattura erroneamente maggiorata di oltre 13 milioni (vedi)…

O pagate, o smettete di lavorare

… a seguito di una estenuante ricerca di un interlocutore, ricerca durata diversi giorni (verrebbe da pensare che i dipendenti Telecom hanno altro da fare che ascoltare le lamentele dei sudditi-utenti), otteniamo una burocratica risposta, che tradotta in italiano suona più o meno così: “anche se la fattura che vi abbiamo inviata è errata, pagate. E pagate subito, altrimenti tagliamo la linea e non si sa poi quando la riattiveremo”.

Ovvero, o ci rassegniamo a subire un danno enorme dovuto ad un loro errore burocratico, o smettiamo di lavorare, per chissà quanti mesi, o anni, in attesa che qualche tribunale riporti giustizia.

Parole, parole, parole…

Naturalmente siamo stati costretti a pagare. Fax, telefonate e quant’altro sortiscono tuttavia un effetto: a voce riconoscono l’errore, e promettono di restituirci la cifra (altissima!) indebitamente intascata sotto forma di sconto per le bollette successive. A più di un anno di distanza, trovandoci a confrontare i nostri costi con quello di un collega che aveva noleggiato la stessa linea, scopriamo di pagare circa 2 milioni l’anno in più!!! Altro che sconto! Insomma, al danno iniziale, la beffa.

Errori che convengono

babbo nataleNon contenti, sempre per errore, nella bolletta di ottobre 1998, si dimenticano di applicare il nostro sconto fittizio (fittizio perché come già detto paghiamo 2 milioni/anno in più!), e perciò – sempre minacciando sospensioni – intascano un altro milione e rotti.

Nuova trafila di telefonate e fax, di nuovo riconoscono l’errore. Ci dicono che l’inconveniente (magrissima consolazione) ha coinvolto tutti i loro clienti, non solo noi, e che restituiranno il maltolto nella bolletta successiva.

E così avviene, infatti: la cifra mesi dopo viene restituita. Senza riconoscerci interessi. In altri termini: con la forza – minacciano sospensioni! – sottraggono più di un milione di lire ai loro numerosi clienti (vantaggi da monopolista di fatto) e poi lo restituiscono con tutta calma (immaginate gli interessi che Lit. 1.400.000 circa generano, moltiplicati per tutti i clienti costretti dalla legge italiana a comprare connettività alla Telecom Italia S.p.A.).

Non trovate irritante anche voi che siano così infallibili nell’incassare, e così distratti nel pagare? Ma in fondo perché dovrebbero darsi pena? Non solo sbagliano, ma si concedono anche un premio ogni volta che lo fanno!

Perché la storia preoccupa tutti

Vale la pena, anzi lo sentiamo come un obbligo civile, dare il massimo risalto a quanto ci è capitato, perché tutto questo avviene in un contesto generale preoccupante: i costi italiani di queste linee, vendute in regime di monopolio di fatto, sono enormi.

Mille percento!

Una linea dedicata Internet di tipo CDN 64Kb costa in Italia il 1000% in più che negli USA; avete letto bene, ci sono tre zeri: 1000% in più.

[Attenzione: questa informazione ci è stata riferita da esperti del settore che hanno fatto i propri calcoli sui listini dei principali provider USA. Siamo tuttavia in attesa di ricevere informazioni dirette, in modo da fornire anche le fonti e le coordinate per un riscontro oggettivo. Se vuoi darci una mano a raccogliere più velocemente queste informazioni iscriviti alla nostra mail-list.
Il dato relativo al confronto Italia-Inghilterra, in base al quale noi italiani paghiamo l’800% in più, è invece stato confermato da uno studio dell’OCSE, pubblicato ad aprile 1999.]

Ma la forza schiacciante di Telecom si manifesta anche in molte forme: prova ad esempio a contattare il servizio clienti perché vuoi noleggiare una linea da 30 milioni l’anno.

Una azienda normale, in un mercato libero e sano, mette a disposizione un agente commerciale che magari con cortesia vi sta a sentire. Con Telecom vi scontrate con gente svogliata. Non richiamano, si perdono i contratti, sbagliano. Perché sembrano quasi infastiditi? Ovvio: perché l’utente-suddito non ha alternative, sanno che non potete scegliere, e perciò perché darsi pena?

Il vostro provider paga troppo, e voi navigate male

Ma è normale tutto questo? E il fatto che un unico operatore strozzi il mondo delle telecomunicazioni non è un segno di inciviltà? Tante chiacchiere sugli sforzi da fare per aumentare occupazione, e tolleriamo di essere taglieggiati da un monopolista? Tutti taglieggiati, non solo le aziende, perché come già detto linee dedicate a costi spropositati significano anche collegamenti lenti. Per tutti, in particolare per gli utenti finali.

E per di più, dobbiamo sopportare un monopolista che ci vende a cifre altissime cose pagate da noi: infatti le strutture Telecom le abbiamo pagate noi, cittadini italiani, quando era una struttura pubblica!!!

Lo Stato

Perché gli organi dello Stato che in questi anni avrebbero dovuto tutelare gli interessi della collettività, assicurare tariffe eque e servizi efficienti, invece consentono con tutta la placidità di questo mondo che un unico operatore, in regime di monopolio di fatto, imponga al mercato delle telecomunicazioni italiano delle condizioni insostenibili?

Le cose possono cambiare, aiutateci!

Siamo tutti esasperati. Sin dal suo nascere questa iniziativa ha avuto un riscontro straordinario. Sforziamoci per una volta di non restare a guardare.

La cultura è anche circolazione delle idee, se Internet rimarrà una cosa per pochi, anche progetti come la nostra biblioteca ad accesso gratuito avranno meno significato!

Marco Calvo
presidente di Liber Liber