Arthur Schopenhauer

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Arthur Schopenhauer 2016-10-23T22:52:29+00:00

Arthur SchopenhauerArthur Schopenhauer nacque il 22 febbraio 1788 a Danzica, allora città libera. Suo padre, un ricco banchiere, voleva educarlo ad uno spirito di libertà, per cui, quando la città passò sotto il controllo prussiano, si trasferì con la famiglia ad Amburgo. Arthur venne educato in Francia ed in Inghilterra, ma ostacolato negli studi letterari, in quanto il genitore voleva avviarlo al commercio; tuttavia viaggiò liberamente in Europa.

Dal padre ereditò la tendenza alla tristezza, all’angoscia e alla paura, mentre dalla madre, nota scrittrice di romanzi di quel tempo, prese la tendenza alla contemplazione ed una predisposizione per la scrittura, per cui, alla morte del padre suicida, si trasferì con la madre a Weimar.

Qui ebbe modo di riprendere gli studi della letteratura, della scienza naturale e del pensiero, di frequentare i circoli culturali e di conoscere Goethe e Wieland, con cui intrattenne una buona amicizia fino a quando una disputa sulla teoria dei colori non li separò.

Schopenhauer proseguì gli studi accademici a Gottinga e a Berlino, dove ebbe come maestri di filosofia G. E Schulze (filosofo kantiano con marcati orientamenti fenomenistici e scettici, che eserciterà grande influenza sul giovane Schopenauer) e Ficthe (da cui ebbe invece impressione profondamente negativa, maturando una radicale avversione per l’idealismo e, successivamente, per l’hegelismo); ma il suo pensiero si formò alla luce del pensiero di Platone e di Kant, e degli scritti sacri indiani, ai quali si ispirò per dare un senso al male fisico e morale del mondo.

Per rispettare l’idea di mantenersi nella vita come uno spettatore meditativo, non si arruolò come i suoi coetanei per liberare la patria, e nel 1813 si ritirò a vita appartata, a Jena, per preparare la tesi per l’abilitazione Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente.

I quattro anni seguenti trascorsi a Dresda gli servirono per approfondire le sue meditazioni, scrivere il saggio Sulla vista e i colori (1816) e comporre la sua opera principale: Il mondo come volontà e rappresentazione, pubblicata nel 1819.

Dopo un viaggio in Italia (a Venezia incontrò il poeta Byron), ritornò a Berlino, ottenendo la libera docenza all’Università della città, dove tenne i suoi liberi corsi fino al 1832, ma con poco successo ed entusiasmo, non avendo mai apprezzato il pensiero – allora in pieno successo – dei filosofi Ficthe, Shelling ed Hegel, che considerava “i tre grandi ciarlatani” e che in parte riteneva causa del suo insuccesso di docente. Esprime queste considerazioni nello scritto La filosofia nelle università.

Nel 1831, dopo aver salvato il patrimonio familiare dal fallimento, si ritirò definitivamente a Francoforte, dedicandosi interamente allo studio e alla scrittura; sono di questo periodo La volontà della natura (1836) e I due problemi fondamentali dell’etica (1841).

La sua ultima opera, Parerga e paralipomena (1851), per la forma brillante e popolare, contribuì a diffondere la sua filosofia e a dargli fama, in un momento in cui l’idealismo ottimistico di Hegel perdeva seguaci. Quest’ultimo scritto, impostato come una serie di trattazioni e di saggi, comprende tra l’altro: La filosofia delle Università, Aforismi sulla saggezza della vita, Pensieri su argomenti diversi.

Morì a Francoforte il 21 settembre 1861, gustando solo in parte un successo tardivo delle sue idee.

Seguace e ammiratore di Kant, accetta dal maestro la distinzione tra mondo esterno o fenomeno e essenza dell’universo o noumeno e riconosce come il maestro i limiti della conoscenza umana vincolata all’uso delle categorie spazio, tempo e causa; tuttavia, mentre Kant afferma l’impossibilità per l’uomo di arrivare al noumeno, Schopenhauer riduce il momento della conoscenza ad un approccio superficiale e falso della realtà (rappresentazione dell’universo) e vede la possibilità di arrivare alla realtà in sé attraverso l’intuizione che l’uomo ha di se stesso, per cui si riconosce come volontà, tendenza, sforzo.

Tale volontà, frantumata tra i vari esseri, non è altro che una forza unica, immanente, irrazionale e cieca, che vuol vivere e si manifesta nelle varie forme e nei vari gradi della natura; nell’uomo essa si concretizza nell’intelletto, che è solitamente uno strumento di egoismo e di utilitarismo, per cui tale facoltà si pone inconsapevolmente al servizio della cieca volontà, e rende l’uomo suo schiavo.

Solo poche persone, invece di asservirsi alla volontà, la conoscono, la scrutano, ne colgono l’irrazionalità e decidono di annullarla; infatti la volontà si fa strada attraverso il desiderio umano, che è segno di mancanza di qualcosa e che provoca dolore; solo la realizzazione del desiderio fa cessare il dolore, ma produce noia e sazietà; da qui ancora nuovi desideri, nuove sofferenze in una spirale infinita. La vita dell’uomo per Schopenauer, come per Leopardi, oscilla tra dolore e noia; il piacere è solo mancanza di dolore ed è solo momentaneo.

Solo a poche persone e solo attraverso un percorso di perfezionamento (catarsi) è consentito vincere il dolore e quindi la volontà di vivere; è un percorso che prevede tre gradi:

  • la catarsi estetica o contemplazione artistica, tipica del genio e con effetti limitati nel tempo;
  • la catarsi etica, per cui l’uomo rinuncia al suo egoismo e si fa carico del dolore degli altri;
  • la catarsi ascetica, stadio in cui l’uomo elimina ogni desiderio cancellando totalmente la propria volontà e staccandosi dal mondo, proprio come un asceta.

Da questa concezione nasce una pedagogia che esige molta forza e insegna il distacco, il disprezzo del mondo e della vita, tanto che il discepolo Nietzsche definì il suo maestro un educatore.

Bibliografia

  • Il mondo come volontà e rappresentazione, trad. Savj-Lopez e G. De Lorenzo, Bari, 1914-16; nuova ed. con introd. Di C. Vasoli, ivi, 1968 e Roma-Bari, 1982.
  • Supplementi al mondo come volontà e rappresentazione, trad. di G. De Lorenzo, Bari, 1930; poi Roma- Bari, 1986.
  • La filosofia delle Università, trad. Papini, Lanciano, 1909.
  • Parerga e paralipomeni, trad. E. Kuhn-Amendola, G. Colli e M. Montanari, Torino, 1963; poi Milano 1981 e 1983.
  • La volontà della natura, trad. I. Vecchiotti, Roma-Bari, 1973.
  • G. RICONDA, Schopenhauer filosofo dell’occidente, Milano, 1969.
  • I. VECCHIOTTI, La dottrina di Schopenhauer, Roma, 1969.
  • I. VECCHIOTTI, Introduzione a Schopenhauer, Bari, 1970, 1980.
  • ID., Schopenhauer. Storia di una filosofia e della sua “fortuna”, Firenze, 1976.
  • D. RAYMOND, Schopenhauer, Paris, 1979.
  • F. BOLOGNESI, La vera dottrina dell’amore di Schopenhauer, Bologna, 1980.
  • L. CEPPA, Schopenhauer diseducatore, Torino, 1983.
  • U. GALIMBERTI, Schopenhauer e la cieca pulsione, in ID., Gli equivoci dell’anima, Milano, 1987, pp. 218-51.
  • V. MATHIEU, La dottrina della idee di A. Schopenhauer, Torino, 1960.
  • R. BISCARDO, Il pessimismo romantico nel “Mondo” di Schopenhauer, Bolzano, 1955.

Testi consultati

  • Storia della filosofia, Vol. 4, Il pensiero moderno: dal Romanticismo a Nietzsche / Nicola Abbagnano. – Roma, Gruppo Editoriale L’Espresso, 2006.
  • Enciclopedia Filosofica, Vol. IV / Centro di Studi Filosofici di Gallarate. – Firenze, Sansoni, 1957.
  • Storia della filosofia moderna, Volume secondo: Da Locke a Kierkegaard / Harald Hoffding. – Firenze, Sansoni, 1970.
  • Sommario di storia della Filosofia, Vol. III / Umberto A. Padovani. – Roma – Parigi – Tournai – New-York, Desclèè & C. – Editori Pontifici.
  • Arthur Schopenhauer. L’ambiente, la vita, le opere. Umberto Padovani – Milano, Vita e pensiero, 1934.

Note biografiche a cura di Valentina Carroccio e Paolo Alberti.

Elenco opere (click sul titolo per il download gratuito)

 
Autore:
Arthur Schopenhauer
Ordinamento:
Schopenhauer, Arthur
Elenco:
S