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Dall’incipit del libro:

L’undici di luglio, alle ore due del pomeriggio, io varcavo finalmente, dall’alto della mia vecchia bicicletta, il vecchio dazio milanese di Porta Romana.
La meta del mio viaggio era lontana: una borgata di pescatori su l’Adriatico, dove io ero atteso in una casetta sul mare: questa borgata supponiamo che sia non lungi dall’antico pineto di Cervia e che, per l’aere puro, abbia il nome di Bellaria.
Ora, quel giorno della partenza, il cielo era senza nubi, e per far piacere alla città che mi ospita da tanti anni, dirò che era anche azzurro: certo ne pioveva un’afa così ardente e greve, che in ogni altra città d’Italia gli uomini si sarebbero addormentati; e anche le motrici e le macchine si sarebbero fermate.
Vero è che a Milano non si sciopera per così poco.
Per mio conto tuttavia avrei giurato che in quell’ora ventilavano i più puri zeffiri del mare, e che la cappa del cielo era proprio così bella come assicura il Manzoni nei «Promessi Sposi».
Questo singolare fenomeno illusorio avveniva in me perchè in quell’ora il fresco maestrale della contentezza spirava nel mio cuore.

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Opera:
La lanterna di Diogene
Opera ordinamento:
lanterna di Diogene (La)
Autore:
Fonte:
La lanterna di Diogene / Alfredo Panzini - Milano : Treves, stampa 1920 - 276 p. ; 19 cm
Licenza:
Creative Commons "Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale", http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/4.0/

Data:
19 gennaio 2016
Opera elenco:
L
Soggetto BISAC:
FICTION / Classici
Affidabilità:
Affidabilità standard
Impaginazione:
Distributed proofreaders, http://www.pgdp.net/
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
Pubblicazione:
Claudio Paganelli, paganelli@mclink.it
Revisione:
Barbara Magni, barbara.magni@ email.it