Francesco Mastriani

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Francesco Mastriani 2018-02-27T12:02:34+00:00

Francesco MastrianiFrancesco Mastriani (Napoli, 23 novembre 1819 – Napoli, 7 gennaio 1891) è stato uno scrittore italiano, autore di romanzi d’appendice di grande successo. Fu inoltre drammaturgo e giornalista.

Mostrò fin dagli esordi letterari grande attenzione nei confronti delle classi subalterne napoletane. Benché la sua narrativa, pittoresca e consolatoria (ma non corriva), non abbia quasi spessore politico (per lui si è parlato di un generico socialismo cristiano e di «basso romanticismo»), diede un grande contributo alla nascita del meridionalismo e gettò le basi per la nascita del verismo.

Nacque da agiata famiglia borghese. I suoi genitori erano Filippo M. e Teresa Cava, che aveva avuto già due figli (Vincenzo e Gennaro) da una precedente unione con Raffaele Giardullo; Francesco fu il terzo dei sette figli che la Cava diede a Filippo M. (gli altri erano il primogenito e il secondogenito Giuseppe e Ferdinando, cui seguirono Francesco, appunto, Giovanni, Raffaele, Marianna e Rachele).

La sua formazione letteraria consistette, oltre che nel regolare corso di studi (dal 1825 fu allievo dell’istituto di don Raffaele Farina), nelle più disparate e voraci letture; nel 1835 pare avesse terminato di leggere tutta la biblioteca di classici, tra cui molti francesi e spagnoli, del maestro, 400 volumi; tra le sue letture, non tutte di prim’ordine, si accavallano La nouvelle Eloise di Jean-Jacques Rousseau, I martiri di François-René de Chateaubriand, tutti i romanzi di D’Arlincourt, la Mathilde di Sophie Cottin, le tragedie di Vittorio Alfieri, la Commedia di Dante Alighieri, le opere di William Shakespeare.

Nello stesso anno intraprese lo studio del greco e del tedesco. Tra gli scrittori napoletani, concorsero alla sua formazione Basilio Puoti, Francesco de Sanctis e Saverio Costantino Amato (pel quale ebbe speciale affetto ed ammirazione).

Nel 1836 Teresa Cava morì. Nello stesso anno Mastriani si piegò al volere del padre impiegandosi presso la Società Industriale Partenopea diretta da Carlo Filangieri.

Nel 1837 si iscrisse alla facoltà di medicina, che avrebbe frequentato per qualche anno, interrompendo tuttavia gli studi per dedicarsi ad un’intensa collaborazione giornalistica con vari giornali, già cominciata alla fine degli anni trenta, ma destinata ad intensificarsi dopo la morte del padre, avvenuta il 21 aprile 1842. In seguito a questo lutto lasciò l’abitazione paterna in via Concezione Montecalvario al numero 52, trasferendosi alla Salita Infrascata 271.

Il 30 agosto 1840 aveva conosciuto in casa di un cugino la cugina e futura moglie Concetta Mastriani, con cui si sarebbe fidanzato il 4 agosto 1844, sposandola verosimilmente tra la fine del 1844 e l’inizio del 1845. Nello stesso periodo lasciò la Società Industriale Partenopea, dedicandosi esclusivamente all’insegnamento privato di lingue straniere.

Come ricorda Luigi Russo (ne I narratori) la frenetica attività letteraria degli anni seguenti (il figlio e biografo Filippo Mastriani ha censito 900 titoli, di cui 107 romanzi), per cui provvedeva personalmente a procurarsi la ricca e disordinata documentazione necessaria ai suoi romanzi (in questo differenziandosi dagli omologhi scrittori “industriali” d’Oltralpe, che ricorrevano a nègres), non gli avrebbe mai consentito di affrancarsi completamente da un lavoro remunerato, innanzitutto le lezioni private, e poi un modesto impiego alla dogana.

Matilde Serao, nel suo articolo commemorativo per la scomparsa del Mastriani (1891), fa compiaciuto riferimento alla sua totale indipendenza dai circoli accademici ed artistici, e all’energia con cui diede vita al proprio smisurato mondo letterario. Nelle ore libere arrotondava il magro stipendio facendo anche da guida turistica per gli stranieri di passaggio, un mezzo per perfezionare e apprendere il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo.

Cominciò nel 1837 a scrivere articoli di costume per “Il Sibilo”, giornale napoletano “di mode e di teatri” (che cessò la pubblicazione nel 1846). Dopo un profluvio di prose e articoli di costume, nel 1838 stampò su quelle pagine la sua prima opera narrativa, la novella Il diavoletto.

Parte della sua prima produzione giornalistica, in particolare quella relativa ai primissimi anni di collaborazione (1837-’39), sarà da lui stesso antologizzata nei due volumi di Novelle Scene Racconti (1869-’70): si tratta di una letteratura ancora sostanzialmente ancorata ai modi di un romanticismo manierato, aperto al bizzarro e al pittoresco.

Nel 1845 si trasferisce in un casinetto allo Scudillo, dove, il 27 aprile 1846 vede la luce la primogenita Sofia; qui si dedica alla stesura del primo romanzo, Sotto altro cielo (1847), di genere gotico. Dello stesso 1847 è la pubblicazione di Lazzaro. Racconto, e l’impiego presso la direzione del quotidiano Il Tempo, specialmente come traduttore dal francese e dall’inglese.

Molto forte, parallelamente, fu l’interesse del Mastriani per il teatro, una passione che coltivò sino alla fine; molto spesso si trattava di rielaborazioni delle sue opere narrative, come nel caso di Vito Bergamaschi, novella in due capitoli per “Il Sibilo”, adattata per le scene in collaborazione con Francesco Rubino, rappresentata nel 1840 al teatro Fiorentini dalla compagnia Monti e Alberti, e stampata (nella sua versione scenica) in volume nel 1841.

Un tipico dramma borghese è Un’ora di separazione. Scherzo comico in un atto, pubblicato in data ignota (ma dopo il 1840), la sua prima opera a stampa in volume che sia pervenuta. Altri adattamenti scenici entrarono nel repertorio tipico di alcuni attori, come F. Stella, C. di Mario, il «guappo» Del Giudice. Lo stesso Mastriani, occasionalmente, partecipò alle rappresentazioni in veste d’attore.

Note biografiche tratte e riassunte da Wikipedia
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Mastriani

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Autore:
Francesco Mastriani
Ordinamento:
Mastriani, Francesco
Elenco:
M