Gian Pietro Lucini

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Gian Pietro Lucini 2016-10-14T03:24:03+00:00

Gian Pietro LuciniGian Pietro Lucini è attualmente considerato precursore della neovanguardia ed importante innovatore della poesia italiana, dopo essere stato per lungo tempo poco valutato dai critici.

Abbiamo la rara fortuna di disporre di una breve nota biografica scritta direttamente dall’autore pochi giorni prima della morte, intervenuta prematuramente il 13 luglio 1914, a soli 47 anni, per tubercolosi ossea.

Riportiamo per intero le righe che Lucini scrisse per l’Antologia a cura di Mario Puccini (Carabba, Lanciano 1917):

Sono nato il 30 Settembre 1867 a Milano, nella stessa casa e camera, Via San Simone, in cui pur nacque Cesare Correnti. Quella casa è oggi distrutta dal piccone del rettifilo, e la Via San Simone si chiama da quell’illustre a sangue freddo.

Continuo e conchiuderò una famiglia che non fu mai né muta né reticente nella storia lariana. Per le azioni delle arti, della guerra, della chiesa e del foro, svolse, per lunga serie di secoli, le proprie prerogative. Né meno l’episcopio ha saputo coprire in noi le determinazioni ghibelline, come nell’Arcivescovo di Magonza. Como è ripiena delle nostre memorie, che sono sempre di carattere liberamente solista ed espansivo.

Mi laureai in leggi il ’92, col massimo profitto di avermi fatto comprendere la inutile menzogna delle medesime, che contrastano dal Codice alla Vita sì che imparai a maneggiare le armi anche fisiche per distruggerle. Mi compiacqui di medicina e di matematica.

Ma se è vero che l’Arte è rifugio e consolazione delli ammalati inquieti, in cui la salute del cuore e dell’intelligenza contrasta colla morbosità degli altri organi, all’Arte mi affidai come alla sposa ed alla madre, che non tradiscono.

Ho avuto ragione. Il mio atto di Vita d’allora in poi si è sempre confuso colla mia espressione d’Arte; la mia Azione è la mia Letteratura. Ogni anno vissuto da me dopo il ventesimo, è postillato da un nuovo successivo volume, e là dove tu riscontrerai miglior sofferenza, l’Arte sarà maggiore.

La revisione delli Uomini e dei Libri avvenne tra i Libri dal letto e dal lettuccio. Non sono tanto desto se non quando mi sorprendono in dormiveglia. Contrasto spesso con tutti: in questa antitesi si aumenta giornalmente il mio orizzonte. Le mie avventure cerebrali furono enormi e sconosciute: un eco sola ne vibra, a chi sa intenderla, dalle mie pagine.

Ma ciò che più mi soddisfà è d’essere in pace e contento con Me stesso, perché fui severissimo con Me ed indulgente ad altrui: il mio maggior titolo è di essermi sorpassato; li altri vaglieranno quelli tangibili del mio lavoro.

Eppure non prosperai, né prospero: mi avvisò Carlo Dossi che mi mancava l’arte del Ciarlatano. Non me ne dolgo. Il mio pensiero rosso, la mia candida onestà sono virtù negative in un mondo dove il grigio è pregiato sui colori pieni e non equivoci. Oggi, non uomo finito, posso anche riposare, perché so di aver compiuto il mio dovere, cioè sono sicuro di non essermi tradito, ed ora non desidero che di morir presto.

Milano il 1 di Giugno 1914
G. P. Lucini

Quando scrisse queste righe la sua unica gamba, ingessata dal chirurgo, divorata ormai dalla cancrena, gli dava atroci dolori. Dice Carlo Linati: “Si lamentava dei medici, delle cure, di tutto; poi, d’un tratto, apriva il viso ad una luce di sorriso. E diceva: «bene venga, la morte!»“.

Lucini è una tipica figura di transizione, una delle più complesse e interessanti del primo Novecento italiano. Amico e curatore dell’opera di Dossi, si ricollega alla sperimentazione della Scapigliatura lombarda, riprendendone il gusto per le bizzarrie stilistiche, l’atteggiamento di esasperazione e di rivolta; ma d’altro lato, con il suo interesse criticamente aggiornato per la poetica simbolista, con la fantasia audace e violenta, precorre posizioni tipicamente novecentesche, non solo del futurismo che cercò di annetterselo.

È già ad esempio con Alberto Sormani e Luigi Gualdo che si avverte il trapasso tra la tarda Scapigliatura e il simbolismo. Ma solo con Lucini lo stacco dai modelli in circolazione si fa netto e irreversibile aprendo un discorso ben differenziato rispetto alla poesia di gusto corrente accettato ed ammesso. La sua opera assai vasta di poeta, di prosatore e di critico presenta tutte le contraddizioni della sua posizione di transizione: entusiastico ammiratore di Carducci, è anarchico libertario, antimonarchico e antimilitarista (avrà problemi per questo, ad esempio quando pubblica La Raccomandazione, in difesa di Il gusto d’amare di Enrico Ruta, libro sequestrato e processato per «incitamento all’odio di classe» e quando viene incriminato per la recensione ad un libro antimilitarista di Hamon, o quando, a Varazze, prepara il Diario Besson in seguito allo “scandalo Besson” che coinvolgeva l’istituto dei salesiani per episodi di omosessualità, abusi sessuali, messe nere, etc.).

Scrittore talvolta verboso e confuso, è invece ammiratore della purezza lirica di Baudelaire, di Mallarmé e dei simbolisti; aspro avversario di D’Annunzio, e teorico dell’arte «come sintesi di passione animata da insofferente energia»; in lui l’estremo irrazionalismo si unisce con la condanna dei rischi insiti in esso. La poesia è la parte più arrischiata della sua opera, oscillante tra forzature estreme e preziosismi classicisti, fra impeto lirico e finezze simboliste. Notevole l’opera in prosa, scritta talvolta in linguaggio bizzarro e convulso, colorito e violento. Anche gli scritti critici e polemici sono notevoli dal punto di vista stilistico e per le idee d’avanguardia esposte talvolta con poca misura e ordine, ma ricche di geniali intuizioni in rapporto con una visione della letteratura come azione inventiva del reale e della parola.

Malato fin da ragazzo di tubercolosi ossea, studia a Pavia e a Genova e si laurea in giurisprudenza a Pavia nel 1892 con una dissertazione in filosofia del diritto: «Considerazioni generali sull’azione dello Stato in rapporto ai diritti dei privati». Si sposa nel 1896 con Giuditta Cattaneo, conosciuta fin dal 1889. In questi sette anni la relazione con la futura moglie è fortemente osteggiata dai genitori.

La sua attività di scrittore è intensa, e numerose sono le sue collaborazioni con le più importanti riviste dell’epoca: «Poesia» di F. T. Marinetti, Sem Benelli e Vitaliano Ponti; la «Gazzetta Letteraria», «L’Italia del Popolo», «L’Educazione Politica», «Emporium», la «Domenica Letteraria» di Mario Mariani, «La Folla» di Paolo Valera. Importanti i suoi carteggi con Antonio Fogazzaro, Luigi Pirandello, Alessandro Varaldo, Italo Boxich, Enrico Ruta, Hrand Nazariantz (con il quale progetta la rivista «L’Italo-Armeno»), Giovanni Papini, Corrado Govoni, Guido Gozzano, Giuseppe Prezzolini, Aldo Palazzeschi, Ugo Ojetti, Ugo Tommei, Carlo Linati (con il quale progetta la rivista «Politecnico»).

Il 13 luglio a Breglia avviene il suo decesso. Il corpo viene traslato a Milano, e cremato alla presenza della vedova, di Carlo Agazzi, Luigi Conconi, Paolo Valera, Romolo Quaglino e Carlo Linati.

Il 26 luglio «La Folla» pubblica il testamento di Lucini.

Il 21 maggio 1916 le ceneri sono poste nel monumento scolpito da Achille Alberti (Cimitero Monumentale di Milano).

Bibliografia essenziale

  • Il libro delle figurazioni ideali [preceduto da Prolegomena alle Figurazioni Ideali di R. Q. (Romolo Quaglino) e dell’Autore], Libreria Editrice Galli di C. Chiesa e F. Guindani, Milano 1894.
  • Gian Pietro da Core, Storia della Evoluzione della Idea [preceduto da il Il Commiato], Casa Editrice Galli di C. Chiesa, Fratelli Omodei-Zorini e F. Guindani, Milano 1895. [Rifacimento di Spirito ribelle apparso in appendice sulla «Gazzetta Agricola» di Milano, dal 26 agosto al 23 dicembre 1888. Il testo compare anche in appendice a Gian Pietro da Core e la società italiana della fine dell’ottocento, di Carlo Cordié, Catania, Università, Facoltà di lettere e filosofia, 1965].
  • Il libro delle imagini terrene, Casa Editrice Galli di Baldini, Castoldi & C., Milano 1898.
  • «La nenia al bimbo» di un Çi-devant, Edita nel Buio, dal Paese della Miseria, all’insegna della Speranza, pei tipi della Fame, Anno Vindictae Domini MDCCCXCVIII. [Edizione clandestina di 50 copie].
  • «Il sermone al delfino» di un Çi-devant, Edita nel Buio, dal Paese della Miseria, all’insegna della Speranza, pei tipi della Fame, Anno Vindictae Domini MDCCCXCVIII. [Edizione clandestina di 50 copie].
  • Il monologo di Florindo, Tipografia degli Esercenti, Milano 1898.
  • Il monologo di Rosaura, Tipografia degli Esercenti, Milano 1898.
  • I monologhi di Pierrot, Tipografia degli Esercenti, Milano 1898.
  • L’intermezzo dell’arlecchinata, Pantomima Eroica, Tipografia degli Esercenti, Milano 1898.
  • La ballata di Carmen Monarchia, Corifea di Café-Chantant, preceduta da una Avvertenza: cantata da un Çi-devant e da un Esegetico alla luce di tre candele, ad inganno della Miseria, per una rossa Speranza, sulle chitarre dello Strazio civile. Anno Vindictae Domini MCM. [Edizione clandestina di 50 copie].
  • La prima ora della academia [preceduta da una Avvertenza e da La Licenza, Dialogo tra il Padre e la sua Creatura, seguita da Una Sintesi], Remo Sandron, Milano-Napoli-Palermo 1902.
  • Elogio per E. D. Guerrazzi [Estratto dall’«Italia del Popolo» del 10 ed 11 Agosto, Milano 1904].
  • Elogio di Varazze, Tipografia di G. Botta, Varazze 1907. [Una seconda edizione, con varianti, è uscita nello stesso anno].
  • Ai mani gloriosi di Giosue Carducci, G. Botta, Varazze 1907.
  • Per una vecchia croce di ferro. Tre liriche con disegni di Carlo Agazzi [Edizione privata di 25 copie. Stampata nella Tipografia degli Esercenti, Milano s. d. ma 1908].
  • Ragion poetica e programma del verso libero. Grammatica, Ricordi e Confidenze per servire alla Storia delle Lettere contemporanee, Edizione di «Poesia», Milano 1908.
  • Carme di angoscia e di speranza, Edizione a cura della Rassegna Internazionale «Poesia», Milano 1909. [Tiratura 2000 copie].
  • Revolverate, con una prefazione futurista di F. T. Marinetti, Edizioni di «Poesia», Milano 1909.
  • La solita canzone del Melibeo, a cura di Gian Pietro Lucini [preceduta da una Notizia del Melibeo], Edizioni Futuriste di «Poesia», Milano 1910.
  • L’ora topica di Carlo Dossi, Saggio di critica integrale, A. Nicola & C., Varese 1911.
  • Giosue Carducci [con una Notizia Bibliografica e una Appendice], Nicola & C., Varese 1912.
  • Le nottole ed i vasi. Traduzione e Note di G. P. Lucini e F. M. D’Arca Santa [precedute da Un Dialogo notturno], Giovanni Puccini e Figli, Ancona 1912.
  • Filosofi ultimi. Rassegna a volo d’aquila del «Melibeo», controllata da G. P. Lucini. Contributo ad una «Storia della filosofia contemporanea», Libreria Politica Moderna, Roma 1913.
  • Il tempio della gloria (in collaborazione con Innocenzo Cappa), Tre ore sceniche della Russia contemporanea con Prefazioni ed Appendici (con uno studio su Massimo Gorki e su la Rivoluzione russa), G. Puccini & Figli, Ancona 1913.
  • Antidannunziana, D’Annunzio al vaglio della critica, Studio Editoriale Lombardo, Milano 1914. [È la prima parte dell’opera. La seconda parte, DAnnunzio al vaglio dell’humorismo, è stata edita a cura di E. Sanguineti, Costa e Nolan, Genova 1989].
  • Le Antitesi e le Perversità, a cura di Glauco Viazzi, Guanda, Parma, 1970.
  • Antimilitarismo, a cura di Simone Nicotra, Mondadori 2006.
  • G. P. Lucini ha inoltre scritto le prefazioni ai seguenti libri:
  • L’epistola apologetica a I Modi. Anime e Simboli di Romolo Quaglino.
  • L’allegoria a Le Ballate d’Amore e di Dolore di Luigi Donati.
  • Lettera Comacina a Duccio d’Osnago, prefazione a Duccio da Bontà di Carlo Linati.
  • Lettera a Carlo Agazzi per Arcate di Luigi Fumagalli.
  • Enrico Ibsen poeta lirico, prefazione a Poemetti e liriche di Enrico Ibsen, trad. di P. Ottolini.
  • Metafisica di «determinazioni», inutile e complicata lezione di Gian Pietro Lucini, prefazione a Determinazioni di Enrico Cardile.

Fonti:

  • Glauco Viazzi, Tentativo di descrizione di un poeta simbolista (Prefazione a Le antitesi e le perversità), Guanda, Parma, 1970.
  • Glauco Viazzi, Studi e documenti per il Lucini, Guida, Napoli, 1972.
  • Luciana Martinelli: Introduzione (e nota biografica) a Scritti Critici, De Donato, Bari, 1971.
  • Giorgio Luti, Il caso Lucini, Prefazione a Prose e canzoni amare, Vallecchi Firenze, 1971.
  • Giovanni Rabizzani, Pagine di critica letteraria, Pagnini, Pistoia 1911.
  • Augusto Ugo Tarabori, Gian Pietro Lucini, Caddeo & C., Milano 1922.
  • Rita Baldassarri, Gian Pietro Lucini, La nuova Italia, Firenze 1974.
  • Edoardo Sanguineti, Poesia del novecento, Einaudi, Torino 1969.
  • Edoardo Sanguineti, Introduzione a Revolverate e Nuove revolverate, Einaudi, Torino, 1975.

Note biografiche a cura di: Livio Sotis e Paolo Alberti.

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Autore:
Gian Pietro Lucini
Ordinamento:
Lucini, Gian Pietro
Elenco:
L