Rosa Errera

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Rosa Errera 2017-02-16T01:52:22+00:00

Rosa Errera nacque a Venezia, primogenita di quattro figli, il 13 luglio 1864. Il padre Cesare era ebreo di origine spagnola, e la madre fu la mantovana Luigia Fano.

Dovette trasferirsi da bambina a Trieste con la famiglia a causa di rovinosi investimenti sbagliati del padre, agente di cambio. Alla prematura morte del padre, si prese cura di lei e delle sorelle (Emilia e Anna) e del fratellino (Carlo) uno zio paterno padre a sua volta di cinque figli, ma in condizioni economiche decisamente agiate. Fece quindi ritorno a Venezia dove portò a termine con successo gli studi superiori. Si recò poi a Firenze dove frequentò l’istituto superiore di Magistero ed ebbe per insegnante di letteratura italiana Enrico Nencioni.

Fu insegnante di lettere nelle scuole medie inferiori sempre a Firenze tra il 1884 e il 1889. Portò poi a termine gli studi a Roma e nel 1892, vincitrice di un concorso, fu assegnata alla scuola normale “Gaetana Agnesi” a Milano.

In quell’anno e nel successivo fu collaboratrice del settimanale milanese “Il Piccolo italiano”, di indirizzo fortemente patriottico, in linea quindi con la produzione editoriale per l’infanzia che Rosa Errera aveva iniziato a coltivare. È del 1891 infatti il suo primo libro, per le giovinette, Buona Gente, mentre nel 1892 pubblica Michelino, con le illustrazioni di Gennaro Amato (il primo a disegnare Sandokan per le copertine e i libri salgariani) entrando quindi nel novero degli scrittori dell’editore Treves.

Da quel momento la sua attività di scrittrice diventa abbondante, nell’ambito della letteratura giovanile ma anche con testi didattici e pedagogici, libri di lettura per le elementari (tra questi si ricorda La famiglia Villanti, libro di lettura per la quinta elementare femminile, nel 1896 e ristampato fino al 1919) e antologie per medie e superiori tra cui si ricorda una pregevole antologia galileiana. Precedentemente aveva scritto qualche breve studio d’indole letteraria, come Le lettere virgiliane del Bettinelli e un saggio di correzione di idiotismi lombardi, intitolato Voci e modi errati, edito nel 1898, in collaborazione con la sorella Emilia, morta giovanissima nel 1901.

Fu, in Italia, tra i principali artefici dello spostamento di indirizzo nella letteratura per l’infanzia dalla fiaba al realismo basato su affetti familiari, impegni domestici e amor di patria, risultando quindi piuttosto che fondati sull’intendimento narrativo, pretesto per diffusione di buoni sentimenti, infine compendiati, nel 1922 nel testo Per la sincerità dei nostri scolari, nel quale si ritrovano però anche elementi anticipatori di alcuni dei capisaldi della didattica successiva, cioè l’attenuazione dell’importanza attribuita al voto e il ridimensionamento degli aspetti più prettamente libreschi e mnemonici.

Nel 1912 fu però colpita da disturbi nervosi e ridusse l’intensità del lavoro. Nel 1917 fu collocata in pensione e si trasferì in una abitazione alla periferia di Milano riprendendo così l’attività letteraria, interrotta da dieci anni, dedicandosi ad opere più organiche, tra cui una monografia su Dante, pubblicata nel ’21 in occasione del sesto centenario della morte del grande poeta.

Nel 1919 risultò vincitrice di un concorso indetto dalla casa editrice Treves di Milano, per un “libro di italianità”, con il volume Noi, che la Treves pubblicò l’anno successivo, recensito positivamente, tra gli altri, da Emilia Formiggini Santamaria sulla rivista “L’Italia che scrive”.

Sempre nell’ambito del filone patriottico della sua produzione si colloca nel 1923 il testo Manin, biografia agiografica del presidente della Repubblica veneziana e poi capofila della resistenza della città nei confronti degli Austriaci.

Nonostante il suo patriottismo rifiutò però di sottomettersi alle esigenze propagandistiche del regime e i suoi libri furono quindi inviati al macero e mai più ristampati. Per sopravvivere si dedicò a traduzioni: dalle poesie di H. Heine a traduzioni/riduzioni di testi di alcuni scrittori per ragazzi: Rebecca del Rio Sole di Kate Wiggins Douglas, Vita per la vita di Dinah Muloch Craik, La Lucerna e altri racconti di Tolstoj, La storia di Peter Pan di Barrie; fu anche chiamata a dirigere con Maria Mariani la collana di letture per ragazzi e giovinetti in italiano e francese dell’editrice E.S.T..

All’entrata in vigore, nel 1938, delle leggi razziali venne vietata la vendita e persino la consultazione in biblioteca, dei suoi libri. La sua casa divenne ritrovo di letterati oppositori al fascismo come Angiolo Orvieto, Silvio Spaventa Filippi, Clemente Rebora, Giuseppe Antonio Borgese. Alla fine del ’43, sentendosi in pericolo si rifugiò nell’abitazione dell’amica Teresa Trento con la quale aveva collaborato nella stesura di diversi testi scolastici, salvandosi così dalla deportazione.

Morì a Milano il 13 febbraio 1946.

Fonti:

  • A. Norsa, Tre donne che hanno onorato l’ebraismo italiano: le sorelle Errera, in “La Rassegna mensile di Israel”, anno XLI (1975), 1-2.
  • U. Zannoni, La letteratura per l’infanzia e la giovinezza, Bologna 1935.
  • A. Michieli, Della letteratura per l’infanzia e la fanciullezza, Padova 1940.
  • C. Polizzi, La letteratura per l’infanzia, Bresso 1966.
  • R. Farina, Dizionario biografico delle donne lombarde, Milano 1995.
  • C. Villani, Stelle femminili, Napoli-Roma-Milano 1915.

Nota biografica a cura di Paolo Alberti

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  • Dante
    Non opera di dantista, ma semplice lavoro di divulgazione.
    Così Rosa Errera definisce il suo libro, che non ha ambizioni specialistiche, dotte, ma esprime soprattutto l’antico amore per Dante e l’intento di porgere al popolo un sano alimento spirituale.
 
Autore:
Rosa Errera
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Errera, Rosa
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