Georges BizetGeorges Bizet (Parigi, 25 ottobre 1838 – Bougival, 3 giugno 1875).

La formazione

Bizet trascorre l’infanzia in un ambiente economicamente modesto ma musicalmente vivo: il padre Adolphe e lo zio François Delsarte esercitano la professione di maestro di canto, la zia Charlotte Delsarte, un’ex allieva di Cherubini, insegna solfeggio al Conservatorio, la madre Aimée è una buona pianista. Nel 1847 entra in Conservatorio. Fra i suoi insegnanti vi sono Jacques Fromental Halévy (suo futuro suocero e padre del librettista di Carmen) e Charles Gounod, con il quale instaura ben presto un rapporto di stima e collaborazione professionale destinato a durare nel tempo.

Il Prix de Rome

Nel 1857 affronta per la seconda volta il Prix de Rome e ottiene il massimo dei voti con la cantata d’obbligo Clovis et Clotilde. Non ancora ventenne, Bizet parte per Roma. Il regolamento del Prix assegna ai vincitori una pensione quinquennale, chiedendo in cambio la presentazione di una o più composizioni all’anno, gli envoies, strutturati secondo regole ben precise. Nella capitale italiana, dopo un breve periodo di spaesamento, il giovane compositore si ambienta felicemente e, grazie al successo ottenuto come pianista, si introduce nei salotti della buona società capitolina. È forse questo il periodo più sereno e felice della sua breve vita: nemmeno le prime avvisaglie della malattia che tormenterà tutta la sua esistenza – una brutta forma di angina – riescono a turbarlo. Bizet sceglie per il suo primo envoi un libretto sulla falsariga del Don Pasquale di Donizetti: Don Procopio. Anche se la commissione giudica positivamente il lavoro, il giovane autore confessa a Gounod i propri dubbi e la propria insicurezza, un sentimento che lo accompagnerà tutta la vita. Quale secondo envoi, scartata l’idea di una sinfonia e di un’opera religiosa, spedisce a Parigi un’ode sinfonica, Vasco de Gama.

Nel settembre del 1860 Bizet torna a Parigi. Già da tempo ha espresso il desiderio di vivere da solo ma ora le gravissime condizioni di salute della madre glielo impediscono. Nella primavera del 1861 assiste alla scandalosa prima parigina del Tannhäuser di Wagner e si schiera con gli entusiastici estimatori del tanto discusso compositore tedesco. Nonostante il giudizio estremamente positivo di Liszt sulle sue doti di pianista, Bizet persiste nel rifiuto di intraprendere la carriera di concertista, caldeggiata dalla madre. Per il terzo e il quarto envoi compone alcune opere strumentali – andate perdute come molti altri suoi lavori – e un’opéra-comique: La Guzla de l’Emir.

Il ritorno a Parigi

Il 1862 è un anno difficile: dopo gli anni di Roma, così ricchi di stimoli e speranze, la ripresa della vita parigina si rivela povera di novità e sostanzialmente deludente. Bizet è costretto a guadagnarsi da vivere dando lezioni private e svolgendo lavori onerosi e sgradevoli (trascrizioni per pianoforte, letture di spartiti, arrangiamenti) e a comporre opere di poco conto. Svanita la speranza di rappresentare Ivan IV al Théâtre Lyrique e falliti i contatti con l’Opéra, è colto da una profonda depressione e da quella mania di persecuzione che lo accompagnerà per il resto della vita. Per isolarsi si rifugia spesso in campagna, in una villetta fatta costruire dal padre.

Nel 1866 una provvidenziale commissione di Carvalho – l’invito a scrivere un’opera tratta da un romanzo di Walter Scott, La jolie fille de Perth – risolleva lo sfiduciato artista. Nonostante il pessimo libretto, Bizet compone la nuova partitura velocemente (i suoi lavori migliori saranno sempre scritti in fretta, senza dubbi o esitazioni) e contemporaneamente scrive una serie di mélodies per voce e pianoforte, tra le quali spicca Les adieux de l’hostesse arabe. La nuova opera va in scena il 26 dicembre 1867 con successo, ma la critica lamenta la presenza di un certo «wagnerismo».

Il matrimonio con Geneviève Halévy

Nell’estate del 1867 l’eclettico musicista inizia a collaborare con la «Revue National et Etrangère». Le sue critiche musicali, piene di ardimento e di schiettezza, rivelano autentiche doti letterarie, confermate dagli epistolari. Nell’autunno la sua vita privata giunge a una svolta fondamentale: dopo tante avventure erotico-sentimentali di poco conto, Georges incontra una «ragazza adorabile», Geneviève Halévy, secondogenita del suo ex insegnante. L’ostilità della famiglia della ragazza (che vede in lui un bohémien, un artista senza avvenire), i frequenti attacchi di angina e la continua lotta per sopravvivere e lavorare in un ambiente corrotto e infido sono all’origine della profonda crisi spirituale che colpisce il compositore e di quel pessimismo scettico e disincantato che diverrà una costante del suo pensiero.

Finalmente, nel giugno del 1869, Bizet ottiene il consenso a sposare Geneviève. Ma l’unione, iniziata felicemente, si deteriorerà ben presto a causa dell’instabilità mentale della ragazza, gravata da una funesta tara familiare. Sommerso dagli obblighi familiari, Bizet attraversa un periodo professionalmente dispersivo: i progetti si accavallano e sovente sfumano nel nulla, lo scoppio della guerra franco-prussiana del 1870 e l’insurrezione della Comune lo sconvolgono: decide di arruolarsi nella Guardia nazionale e accoglie con entusiasmo la proclamazione della Repubblica. Alla fine della guerra, nel 1871, compone una delle opere più belle del repertorio pianistico a quattro mani: la serie di dodici pezzi Jeux d’enfants, da cui ricava una suite per orchestra, e nell’estate scrive rapidamente, su invito dell’Opéra-Comique, un’opera in un atto, Djamileh, tratta dal poema amoroso di Alfred de Musset Namouna.

Le musiche di scena per L’Arlésienne di Daudet

Il 1872 è un anno felice: il 10 luglio Geneviève dà alla luce Jacques, l’unico figlio della coppia, e Carvalho – che dopo il fallimento del Théâtre Lyrique dirige il Théâtre du Vaudeville – commissiona a Bizet le musiche di scena per un dramma di Alphonse Daudet: L’Arlésienne. La collaborazione fra il poeta e il musicista si rivela subito felice sia sul piano artistico che su quello umano: per la prima volta Bizet ha a che fare con un testo di grande valore e con una vicenda che lo emoziona per la sua autentica drammaticità.

Gli ultimi anni: Carmen

Tra il 1873 e il 1875 Bizet lavora a Carmen, il suo capolavoro, opera affascinante per la ricchezza dell’invenzione musicale, il melodismo morbido e sensuale, la duttilità dell’armonia, la leggerezza delle danze e degli elementi folklorici. Un’opera che avrà fra i suoi più entusiastici ammiratori Friedrich Nietzsche, Piotr Ilič Čaikovskij, Giacomo Puccini e più tardi il giovane Sigmund Freud. Ma il soggetto, tratto da una novella di Prosper Mérimée e ambientato nella Spagna degli zingari e dei toreri, suscita un forte scandalo e all’esito deludente della “prima” fa seguito la reazione aspra e violenta della stampa. Il fragile sistema nervoso di Bizet ne è profondamente turbato. Ad aggravare la situazione sopravviene un violento attacco di angina con crisi di soffocamento, tanto che il trentasettenne compositore è costretto su una sedia a rotelle. Il 28 maggio 1875 parte con Geneviève per Bougival dove, rinfrancato da un paio di giorni di tranquille passeggiate, si concede un bagno nel fiume: un’imprudenza che gli provoca un accesso di febbre reumatica e una crisi cardiaca. Il 2 giugno la crisi pare superata. La sera all’Opéra-Comique va in scena Carmen; nella notte Bizet muore. Sulle cause del decesso la famiglia fornisce versioni contrastanti: non è stato mai chiaro se Bizet sia morto di un attacco di cuore o di angina o se la grave depressione l’abbia portato al suicidio.

I funerali si svolgono il 5 giugno a Parigi, nella chiesa della Trinité a Montmartre, alla presenza di quattromila persone.

Note biografiche tratte (e riassunte) da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Georges_Bizet

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