Anton BrucknerJoseph Anton Bruckner nasce ad Ansfelden il 4 settembre 1824, da Joseph Bruckner, insegnante, e da Theresia, proveniente dalla famiglia degli Helm, proprietari terrieri. Proprio dal padre apprende i primi, elementari rudimenti musicali, sperimentati sull’organo della parrocchia cittadina.

Trasferitosi a Hörsching nell’inverno del 1835, affidato alle cure e agli insegnamenti del cugino Johann Weiss – che gli insegnerà armonia e contrappunto – il piccolo Anton sarà richiamato con urgenza nel paese natale, causa la violenta polmonite che costringe suo padre dapprima al letto (dicembre 1836), di poi, in seguito all’aggravarsi della patologia, alla morte (7 giugno 1837).

Il giorno stesso della morte del marito, la vedova Bruckner si reca nella vicina abbazia di Sankt Florian ove raccomanda il primogenito alle cure del priore Michael Arneth. Il piccolo Anton viene assunto come corista e destinato alla terza classe, che, tra le varie discipline, comprende anche la musica. E proprio in questo ambito ha la fortuna di incontrare maestri competenti tra cui Bogner per la teoria e il contrappunto; Edward Kurz, allievo di Johann Georg Albrechtsberger (che fu maestro di Beethoven), per l’armonia; e soprattutto Anton Kattinger, denominato il “Beethoven dell’organo”. Giungiamo così al 1840, crocevia importante nella vita del giovane Bruckner. Terminati gli studi primari, di fronte alla possibilità di scegliere tra la carriera ecclesiastica, scolastica o la continuazione degli studi, memore delle disagiate condizioni familiari, Anton decide di emulare i passi di suo padre e di intraprendere la professione di maestro.

Si reca dunque a Linz, nell’ottobre dello stesso anno, ove trascorre mesi di preparazione all’insegnamento. È un soggiorno importantissimo, nel quale ha la prima diretta conoscenza della grande musica, soprattutto Beethoven e Weber. Superati gli esami nell’estate del 1841, comincia per il giovane Bruckner un periodo di frequenti spostamenti: dapprima Windhaag, villaggio isolato ai confini della Selva Boema, nel quale rimane ben due anni; poi a Kronstorf, nel 1843, altro piccolo villaggio ma col pregio di essere vicino ai più vivaci centri di Sankt Florian, Enns e Steyr. Non s’interrompono in questi anni gli studi musicali: Bach, soprattutto il “Clavicembalo ben temperato” – che si dice Bruckner studiasse anche di notte – Mozart e i due fratelli Haydn, Franz Joseph e Michael.

Improvvisando una fuga su tema di Preindl, vince un concorso presso la scuola normale di Linz. Nel settembre dello stesso anno, quindi, Bruckner ritorna come maestro salariato nella scuola parrocchiale di Sankt Florian. Qui, a distanza di qualche anno, ritrova i vecchi maestri quali il Kattinger, con cui riprende gli studi organistici, e il Bogner, la cui famiglia prende a frequentare assiduamente. Nel 1848 Kattinger è temporaneamente trasferito a Linz: Anton Bruckner ottiene dunque l’incarico – seppur provvisorio – di organista nella familiare abbazia. Evento questo che si ripercuote positivamente nell’ambito compositivo. Al settembre 1849 risale infatti la creazione del Requiem in re minore, che lo stesso autore avrà modo di definire quale opera “non malvagia”.

Frattanto, sempre nel mese di settembre, dell’anno 1851, l’incarico d’organista diviene definitivo. Nella prima metà del 1852 provvede ad inviare al maestro di cappella di corte Ignaz Assmayr – personalità di rilievo della Vienna musicale, nonché amico di Schubert – talune sue opere (tra cui il Salmo 114). Il commento ricevuto da Assmayr è disarmante: questi gli consiglia vivamente di abbandonare la musica. Il contraccolpo psicologico è certamente non trascurabile, se è vero che nel 1853 un rassegnato Bruckner concorre invano per un impiego di funzionario statale.

A salvare Bruckner da un profondo stato di inquietudine e abbattimento interviene l’amico Schaarschmidt, consigliere del tribunale di Linz, che in una lettera lo esorta a non abbandonare la musica, “solo dominio ove può riuscire”, e a continuare la professione di organista. Risale tra le altre cose all’estate del 1854 la composizione di una Missa solemnis, per il nuovo prelato Friedrich Mayr, che aveva sostituito il vecchio priore e protettore Arneth, deceduto mesi prima. Nell’ottobre dello stesso anno si reca a Vienna, per un esame d’organo proprio con quell’Assmayr che in misura così drastica l’aveva stroncato. Questi lo fa improvvisare su una doppia fuga, quindi gli conferisce un certificato che plaude la sua eccellente capacità organistica.

L’anno successivo Bruckner è nuovamente a Vienna, per incontrare il famoso teorico Simon Sechter, organista di corte e docente al conservatorio (lo stesso col quale anche Schubert avrebbe voluto studiare, se non l’avesse colto la morte). A Sechter egli presenta il manoscritto della Missa solemnis. L’eminente teorico, in tutta risposta, gli consiglia di abbandonare il ristretto ambiente di Sankt Florian e di trasferirsi alla sua scuola, per ricominciare gli studi, in modo da coltivare al meglio il proprio talento. Le parole di Sechter scuotono l’animo di Anton, che si decide a lasciare l’ambiente paesano. Nel novembre nel 1855 viene indetto un concorso per il posto di organista titolare nella cattedrale di Linz. Bruckner si iscrive in extremis e riporta una netta vittoria sugli altri partecipanti. L’8 dicembre, giorno dell’Immacolata concezione, il musicista prende servizio.

Ad onta dei tanti timori della vigilia – temeva moltissimo il primo verace contatto con la città – Bruckner, a Linz, ottiene il titolo definitivo d’organista (25 gennaio 1856), s’impone un lungo periodo di silenzio creativo (seguendo così un altro consiglio di Sechter) e si dedica al solo organo, partecipando a serate musicali e mettendosi in luce in talune circostanze, come quella del settembre 1856, a Salisburgo, in occasione delle celebrazioni per il centenario di Mozart. Nella stessa Salisburgo stringe una importante amicizia col musicista Rudolf Weinwurm, col quale intrattiene negli anni futuri una corrispondenza vibrante e melanconica. E se da un lato prosegue il fitto studio del Trattato d’armonia di Sechter, dall’altro decide di sostenere un esame come organista a Vienna. Questo, superato con successo nel luglio del 1858, precede quello finale dell’anno successivo.

L’anno 1861 vede Bruckner iscriversi al Conservatorio di Vienna, per ottenere un certificato di “maestro di musica”, che gli verrà conferito il 22 novembre da una commissione composta, tra gli altri, da Sechter e Herbeck, direttore dei Gesellschaftkonzerte viennesi e scopritore della Sinfonia in si minore “Incompiuta” di Schubert, il quale, in una lettera, così si esprime nei confronti del Bruckner allievo: “Se io sapessi la decima parte di ciò che lui sa, mi stimerei felice. È lui che avrebbe dovuto esaminare noi”.

Raggiunto questo importante e definitivo traguardo, Bruckner capisce di doversi finalmente e totalmente dedicarsi alla composizione. Rifiuta quindi l’offerta dell’amico Weinwurm di sostituire Sechter come organista di corte nella capitale austriaca («Non è che attraverso la composizione che io posso esprimermi: così devo ancora studiare»). E difatti lo studio, tutt’altro che archiviato, si concretizza nei perfezionamenti seguiti con Otto Kitzler, direttore d’orchestra del Teatro di Linz, nonché convinto sostenitore della “nuova musica”, rappresentata da Berlioz, Liszt e Wagner, quelli che non a caso saranno i tre numi della musica di Bruckner. Gli anni a cavallo del suo quarantesimo anno di età sono segnati da una moltitudine di viaggi e incontri di rilievo.

Fondamentale quello con Richard Wagner avvenuto a Monaco il 10 giugno 1865, per la prima esecuzione del Tristano. Ma degni di altrettanta sottolineatura quelli con Liszt, con il quale condivideva la profonda fede cattolica, avvenuto a Budapest nell’agosto dello stesso anno, con Berlioz a Vienna, nel novembre 1866, in occasione de La Damnation de Faust diretta dall’autore.

Il 6 luglio 1868 Anton Bruckner è nominato professore d’armonia, contrappunto e organo al Conservatorio di Vienna, e il 2 agosto dello stesso anno organista di corte, ad onta della decisa opposizione di Hanslick, critico noto in tutta la capitale, favorevole alla corrente brahmsiana e deciso oppositore della musica di Wagner.

Alla fine di settembre Bruckner si trasferisce dunque a Vienna con la sorella Nani, inaugurando il suo nuovo mestiere il primo ottobre e seguendo i corsi universitari di storia della musica fino a Beethoven, tenuti dallo stesso Hanslick. La vita viennese di Anton Bruckner trascorre circoscritta tra insegnamento e composizione, protetta dalla sfera degli amici più cari, la quale attutisce il profondo divario esistente tra il carattere timido, paesano del compositore, e la vivace mondanità caratteristica della capitale austriaca di quegli anni. La quotidiana regolarità è interrotta però nel 1869 e nel 1871, allorché, grazie a due viaggi, rispettivamente in Francia e Inghilterra, Bruckner ha la possibilità di innalzare la sua fama d’organista alla ribalta europea.

Ma questi anni segnano anche una decisa accelerazione in ambito sinfonico: viene rivisitata la Sinfonia Zero, ne viene abbozzata un’altra in si bemolle, ed infine avviata la Seconda in do minore, il cui finale verrà accennato proprio durante il soggiorno nella capitale inglese, nella quale era stato inviato in qualità di “massimo organista austriaco”, per l’inaugurazione del grande organo della Royal Albert Hall. L’inizio del 1871, tuttavia, è anche legato ad un evento tragico: la morte di sorella Nani. L’afflitto musicista si decide quindi ad assumere una governante, Katherina Kachelmayer (“Frau Kathi”), sì che possa aiutarlo nelle faccende domestiche.

Nel giugno del 1872, grazie all’interessamento di Herbeck, viene eseguita nella chiesa imperiale di Sant’Agostino la sua Terza Messa, che ottiene grande successo. Lo stesso Hanslick avrà modo di elogiarne il “magistrale contrappuntismo” e di paragonarla alla Missa solemnis di Beethoven. L’anno successivo Bruckner si reca da Wagner, a Bayreuth, col manoscritto della Terza Sinfonia, da poco tempo ultimata. Il tedesco, dopo averla attentamente studiata, la definisce un capolavoro, ed accetta con entusiasmo la dedica offertagli.

Così, proprio in corrispondenza dell’ultimazione della Quarta Sinfonia, detta Romantica, compare perentoriamente sulla scena, come suo diretto e deliberato avversario, l’ingombrante figura di Johannes Brahms, il quale, da poco insediatosi a Vienna, non senza invidia e fastidio seguiva l’inarrestabile fioritura sinfonica che aveva preso ad animare la mansueta figura del cinquantenne musicista di Ansfelden. Brahms, spalleggiato da Hanslick, comincia ad attuare una spietata azione boicottatrice. Questo accanimento non impedisce tuttavia a Bruckner di ricevere in affidamento, nel luglio 1875, la cattedra universitaria (non retribuita) di armonia e contrappunto. Evento questo che irrita non poco Hanslick, infastidito, tra l’altro, dal profondo e affettuoso sostegno che l’umile compositore riceve dai suoi allievi (tra i quali ricordiamo Gollerich, Stradal, Eckstein, i fratelli Schalk, Loewe, i due amici Mahler e Krzyzanowski, Klose, Oberleithner, Mottl e Hugo Wolf).

Tuttavia l’affetto dei suoi allievi non è sufficiente e Bruckner va incontro a mesi di profonda incertezza, dovuta essenzialmente a pesanti restrizioni finanziarie, aggravate dall’azione cospiratrice di cui sopra. A Vienna, frattanto, la “guerra” tra wagneriani e brahmsiani – che si protrarrà fino alla morte di Wagner – entra nel vivo; all’agosto del 1876 risale la prima esecuzione integrale dell’Anello del Nibelungo, alla quale Bruckner assisterà direttamente, per invito dello stesso Wagner. Nel 1877, dopo aver ricevuto gratuitamente un appartamento, da parte del dottor Anton Olzelt-Newin, suo ammiratore, Bruckner deve fare i conti con la dolorosa scomparsa di Herbeck (10 giugno). Questi tuttavia, prima di morire, era riuscito ad imporre ai Filarmonici l’esecuzione della Terza Sinfonia. I direttori, però – essenzialmente a causa della dedica a Wagner – si rifiutano di eseguirla, così tocca allo stesso autore dirigerla, il 16 dicembre, con esiti mediocri, resi oltretutto disastrosi dal successo riportato dalla Seconda Sinfonia di Brahms pochi giorni dopo.

Durante l’esecuzione della Terza Sinfonia, tra fischi e strepitii, gran parte del pubblico abbandona la sala. Solo una decina di persone rimangono ad ascoltarla fino alla fine. Tra queste Mahler e Krzyzanowski, che tentano invano di placare la disperazione del povero Bruckner, il quale più che mai avvilito confessa “questa gente non vuol saperne di me”. Tra i fedeli a non aver abbandonato la sala c’è tuttavia l’editore musicale Theodor Ratting, che gli propone la pubblicazione dell’opera. Questa Terza sarà la sua prima sinfonia pubblicata. L’episodio agrodolce appena descritto rappresenta forse il culmine di quel dissidio tra le due fazioni musicali suddette. Un antagonismo che assume i toni di vera e propria incompatibilità e che finisce per scaricare sull’ingenua figura del maestro d’Ansfelden l’ingrato ruolo di capro espiatorio.

Negli anni a ridosso del 1870, mentre a Vienna, per volere dei noti cospiratori, cala su Bruckner l’ingiusta cappa del silenzio, questi avvia la creazione di un Quintetto d’archi – commissionatogli da Hellmesberger – e della Sesta Sinfonia. Trova anche il tempo di innamorarsi di Marie Barth, una giovane modista con la quale intrattiene un rapporto epistolare che, tuttavia, si spegne nell’arco di un anno. Nel febbraio del 1881, il grande direttore Hans Richter decide di eseguire la Quarta Sinfonia: è il primo grande successo per Bruckner, elogiato dal critico Kremser come un nuovo Schubert. A questo evento è legato il simpatico episodio del tallero, regalato bonariamente dal compositore al maestro d’orchestra – con la frase “Prendete e bevete una birra alla mia salute” – il quale, commosso fino alle lacrime, la incastona nella sua catena d’orologio.

Al mese di maggio risale la celere creazione (in soli sette giorni) del Te Deum. Giungiamo così al 1882, il triste anno dell’addio a Wagner, raggiunto a Bayreuth nel luglio, alla prima assoluta del Parsifal, diretto da Hermann Levi. In questa occasione i due amici hanno l’opportunità di intrattenersi privatamente e nell’incontro – nel quale Wagner rivolgendosi a Richter e ad altri musici affermerà “io non conosco che un uomo che può avvicinarsi a Beethoven: EGLI è Bruckner” – l’organista di Ansfelden ha modo di intuire le precarie condizioni del suo Nume principe, il quale, in effetti, si spegnerà di lì a poco, nel febbraio del 1883 a Venezia. Proprio questo mesto epilogo suggerisce a Bruckner le commoventi cadenze dell’Adagio della Settima Sinfonia, che viene completata in agosto. Eppure, ad onta dei suoi sessant’anni, la fama e il successo continuano ancora a voltargli le spalle. Merito di Hanslick e delle sue gesta velenose.

Fortunatamente Hermann Levi sollecita il grande direttore Arthur Nikisch a programmare a Lipsia la Settima Sinfonia, eseguita il 30 dicembre con grande successo. La stampa germanica giudica Bruckner una forza della natura, accostandolo a Berlioz, a Liszt e a Wagner. Lo stesso Nikisch confida a Schalk, durante le prove dell’Adagio: “Da Beethoven in poi nulla di simile è stato scritto”. È la Germania, dunque, a regalare a Bruckner i primi grandi successi in serie. La Settima è diretta da Levi a Monaco nel gennaio 1885, il Quintetto e la Terza (l’unica pubblicata) sono eseguiti in altri centri tedeschi. Finalmente anche Vienna prende a considerare il musicista.

Avvia la composizione della monumentale Ottava Sinfonia, completata nel 1887, e si limita a seguire le sue Sinfonie che percorrono l’Europa (Richter dirige la Terza, Quarta e Settima in Germania e Inghilterra) e raggiungono il nuovo mondo (Theodor Thomas dirige nel’86 la Settima a New York, Chicago e Boston. L’ultimo decennio della vita di Bruckner è segnato da un lento declino e da una fama crescente. Una gloria che dopo aver conquistato Europa e America, s’insedia anche a Vienna, patria finora ingrata.

Terminata l’Ottava Sinfonia e iniziata la Nona, tra il 1889 e il 1890, la cronaca degli ultimi sei anni di Bruckner va lentamente attenuandosi, sino a spegnersi. Ancora compone opere corali, come il Salmo 150 e la cantata Helgoland. Ancora viaggia a seguire le esecuzioni delle sue opere (il Te Deum diretto a Berlino da Ochs nel maggio del 1891, la Settima Sinfonia ancora a Berlino nel gennaio del 1894). Trova persino il tempo di avviare brevi avventure sentimentali, come con Karoline, un suo vecchio amore di Linz, o con la berlinese Ida Buhz, che vorrebbe sposarlo senza però convertirsi al cattolicesimo, o con Adele, figlia di un decoratore, che sarà la “dama velata” ai suoi funerali. Intanto, nell’autunno del ’90, a causa dell’intensificarsi dei suoi malesseri fisici e nervosi, ottiene dall’imperatore, a cui ha dedicato l’Ottava Sinfonia, di divenir pensionato come organista di corte, e chiede un congedo di sei mesi per malattia al conservatorio, dal quale riceve una pensione dal gennaio del 1891. Frattanto si susseguono esecuzioni di rilievo: nel 1890 la Quarta Sinfonia è diretta a Monaco, la Terza a Vienna da Richter, che l’anno dopo presenta la Prima Sinfonia.

Nonostante i perseveranti stereotipi di Hanslick, le accoglienze sono sempre trionfali. Tra le molteplici esecuzioni, Bruckner segue con interesse le ottime interpretazioni di Mahler, il quale dal 1891 al 1895 dirige numerosissime opere del maestro (la Prima Messa e la Terza Sinfonia ad Amburgo, altre Sinfonie a New York). Il 7 novembre è nominato dall’Università di Vienna dottore honoris causa, diploma molto ambito in quanto dapprima toccato a Brahms. Il mese dopo è organizzato dai docenti un ricevimento in suo onore, al quale non è presente Hanslick. Nel 1892 si reca a Bayreuth, nel decennale della morte di Wagner. A Vienna le sue ultime gioie: Richter, ora che Brahms si è ritirato dalla composizione sinfonica, gli programma l’Ottava Sinfonia, mentre Joseph Eberle gli propone la pubblicazione delle sue opere inedite.

Anton Bruckner trascorre i suoi ultimi tre anni di vita alternando periodi di lunga indisposizione, causati da eretismo nervoso e crisi di idropisia, ad altri di fitto lavoro, atto a vincere la corsa sulla morte sì da terminare la sua opera conclusiva e definitiva, la Nona Sinfonia. Il 10 novembre 1893 detta il suo testamento ed esprime la volontà di non ricevere più amici, neppure quelli maggiormente fidati. Per il settantesimo compleanno viene eletto membro onorario del Musikverein viennese. Poco prima aveva scritto al fratello Ignaz di voler essere sepolto sotto il grande organo di Sankt Florian.

Nell’ottobre del ’94 riprende i corsi all’università, e in un incontro con i suoi studenti, rassegnati al peggio alla vista delle sue precarie condizioni di salute, confessa: “Miei cari amici, voi sapete che in questo mondo non ho che voi e la composizione”. Il 13 novembre tiene la sua ultima lezione e il 30 successivo termina l’Adagio della Nona Sinfonia, iniziando il Finale. Che tuttavia non riuscirà a completare. Nel gennaio del 1896 si reca in carrozza ad una esecuzione del Te Deum, l’ultimo concerto a cui assiste. Ancora crisi che si ripetono fino all’estate. Nel mese di settembre riprende a comporre. Ha idea di scrivere un’opera alla Lohengrin, intitolata Astra (dal poema L’Isola dei Morti di Richard Voss), che sia la summa di tutta la poetica romantica, religiosa, mistica e totalmente pura. Il 2 ottobre, tuttavia, mentre siede al pianoforte intento al Finale della Nona avverte un brivido, si alletta e si spegne. Funerali solenni gli vengono tributati nella chiesa di San Carlo, il 14 ottobre; Loewe dirige l’Adagio della Settima Sinfonia. Le spoglie vengono poi trasferite a Sankt Florian.

Note biografiche tratte (e riassunte) da Wikipedia
http://it.wikipedia.org/wiki/Anton_Bruckner

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Autore:
Anton Bruckner
Ordinamento:
Bruckner, Anton
Elenco:
B